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Penombre

Autore: Praga, Emilio - Editore: - Anno: 1864 - Categoria: letteratura

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Ella era nuda come un fior d'Iddio liberamente nei campi sbucciato; però pel ballo si adornava, ed io le stava allato. Creature del cielo, angeli belli, io credo che se mai lassù piangete, gli è quando nei tessuti e nei gioielli Eva scorgete. Pensate il mio dolore: eran profili fatti per suscitare estasi e incùbi; fini, soavi, candidi, gentili, parevan nubi, vaghe nubi sbucciate a ciel sereno!... Vidi arrivar la bianca camiciuola, e si adagiò sul profumato petto come una stola. Io sospirava: - Tu porrai sovr'essa molte maschere ancor, ma è tempo perso: la malizia dell'uomo è profetessa, passa attraverso! - E il fruscìo delle morbide sottane volea beffarmi, cingendole il fianco; e le corna mi fean con pieghe strane sul lato manco, da quella parte ov'è annicchiato il core!... Poi le perle arrivar, tremule faci, a lambir mollemente il suo candore, come i miei baci. Ed io gridai: - Figlie del buio immenso, scordatevi i mister dell'oceàno; ciò che davanti alla bellezza io penso è assai più arcano! - Del lungo crin nel labirinto negro, che come spugna la luce riceve, comparve allora un improvviso e allegro spruzzo di neve. Ed io le dissi un mio vecchio pensiero: - Questa bianca camelia artificiale, prima d'essere un fior forse fu un cero di funerale. O fantasìe dell'ammalato ingegno! Penso, guardando il tuo largo mantello, a quel dei morti gonnellin di legno fatto a pennello, gonnellino di moda eternamente!... Vanne fanciulla, e oblìa nella tempesta delle note e dei salti il mar fremente nella mia testa; l'amor, l'orgoglio oblìa del tuo poeta, le sue lotte, i suoi sogni, e le sue pene, là nelle braccia della prima creta che danzi bene! - Ella era uscita. La lucerna mia mi mandava una luce sepolcrale, fatta di sete e di malinconia, sul capezzale. Ella era uscita. Pari a lungo e blando solco d'argento in coda a una barchetta, l'effluvio suo mi addormentava, errando nella stanzetta. Ella era uscita. Mi parea sentire gemere mestamente i contrabbassi, quasi vecchioni affannati a seguire giovani passi. E gli immensi sognai lussi di pelle in cui la faccia scioccamente prava ch'hanno gli amici delle donne belle si specchiava. Gli scandagli sognai degli occhi abbietti fra le celate invan magnificenze; i contatti sognai, gli sconci detti, le trasparenze! E una testa di satiro sbucava fuor dalle pieghe della mia cortina, e dondolando e ghignando cantava questa quartina : - All'inferno, marito ; al limbo, amante! Vieni, fratello, a stringermi la mano: il pubblico è il padron di tutte quante, è il gran Sultano! ". Ed io credetti che spuntasse il giorno; e il suo fiato sentivo e la sua faccia, e, come desto, cercandola intorno stendea le braccia... Ma non stringea che un abito stupendo, lacero e vuoto sulla coltre mia, come il nimbo che un angelo, cadendo, perde per via.

18 - TENTAZIONI

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