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Al tempo dei tempi. Fiabe e leggende delle Città  di Sicilia

Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1909 - Categoria: letteratura

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Al tempo dei tempi vivevano a Palermo in una casuccia di loro proprietà due sorelle vecchie, grinzose e brutte da far paura. Donna Peppa era lunga lunga, secca secca con la testa tutta pelata, la bocca tutta sdentata che pareva un forno, e due occhiacci di rospo che guardavano uno a levante e l'altro a ponente. Donna Tura invece era piccina, tonda, sciancata, con due occhietti di porco, certi baffi da far invidia a un dragone e certe labbra bavose che le pendevano sul mento fuggente, che riposava su tre pappagorgie, una più cascante dell'altra. Un giorno una di queste vecchie buttò una catinella d'acqua dal terrazzino che guardava su un vicolo, e l'acqua, cadendo dall'alto, fece la schiuma. In quel mentre venne a passare il cameriere del Re, il quale, vedendo la schiuma, si figurò che fosse acqua saponata e pensò : - Guarda guarda, in questa casa ci deve stare gente pulita e chi sa che non ci sia qualche bella ragazza. - Ora lasciamo questo cameriere e pigliamo il Re. Bisogna sapere che il Re aveva la mania dell' acqua e non predicava altro che pulizia. Cambiava ogni momento le cameriere del Palazzo Reale perché gli pareva che non fossero abbastanza pulite, e le voleva giovani, non giovandosi che le vecchie lavassero la sua biancheria, gliela stirassero, nè gli spolverassero i vestiti. Una volta ne mandò via una sui due piedi perché la vide grattarsi la testa con l'indice; un'altra volta ne cacciò una come una ladra perché la sorprese con la punta del mignolo nel naso. Un giorno poi mise sottosopra tutto il palazzo e fece correre anche le guardie perché vide una pulce attaccata alla carne del collo di una povera donna di faccende. Dunque il Re cercava sempre donne di servizio e ogni tanto domandava ai suoi camerieri : Dite, ce l'avreste una ragazza giovane, sana e pulita di molto per entrare al mio servizio ? - Venne il giorno che fece questa domanda anche a quel cameriere che aveva veduto cader l'acqua dal terrazzino della casa di donna Peppa e di donna Tura. - Don Giovanni, - gli disse il Re - che novità ci sono ? - Io, Maestà, non ho alcuna novità da raccontare ; soltanto oggi ho adocchiato una certa casa dove deve esservi una ragazza bella e pulita ; se Vostra Maestà la vuol vedere.... - Sì, don Giovanni, la voglio proprio vedere e subito domattina prima di mezzogiorno. - Vedremo, Maestà ! - Che vedremo ! - ribattè il Sovrano. - Con me non si dice vedremo ! Domani quella ragazza ha da esser qui a tutti i costi, così ordino, e così voglio! - Quando il Re ordinava e il Re voleva, bisognava obbedire senza fiatare. E così fece don Giovanni, che uscì, camminando all'indietro, senza risponder nulla. La mattina dopo era appena giorno quando il cameriere andò a bussare all'uscio delle due sorelle. - Chi è ? - domanda donna Peppa fra il sonno, con una vociaccia più brutta di lei. Il cameriere, nel sentire quella voce chioccia di donna bavosa e vecchia, stava per fuggire, ma poi pensò : - Sarà la donna di servizio, - e rispose : - Sono il cameriere di Sua Maestà il Re nostro signore per grazia di Dio ! - Ma che re e non re ! Noi col Re non abbiamo mai avuto nulla da spartire, e a quest'ora non si viene a molestar la gente ; andatevene ! - La sorella, sentendo che era un messo del Re, mise le gambe fuori dal letto, s'infilò la sottana e scese per andare ad aprirgli. Risalì col cameriere e questi si guardò intorno e domandò : - Che siete sola ? O le altre dove sono ? - Ma si può sapere chi cercate ? - domandò donna Tura mettendosi le mani sui fianchi e fissandolo con gli occhietti di porco. - In casa ci sono io, e lì in quella stanza c'è la mia sorella Peppa. - Chiamatela, che debbo parlare con lei. - Donna Tura, lemme lemme andò a chiamarla. Quando il cameriere si vide davanti quelle vecchie orrende, si sgomentò tutto, ma pensò : - Col Re non si scherza, e se lo faccio aspettare e non gli porto nessuno, sale in furia e mi manda certo a morte ; se, invece, vede un orrore di donna, è capace di mettersi a ridere e di sgridarmi soltanto ; dunque è meglio portargliene una di queste, benché facciano spavento tutt'e due. - Allora il cameriere disse a donna Tura, che era la maggiore : - Il Re vi vuole subito, e il Re non intende di aspettare. Dunque vestitevi per bene e io vi ci accompagno. - Ma il signor Re che può mai volere da me ? - Non lo so, e non facciamo chiacchiere inutili. Piuttosto sbrigatevi in un momento. - Donna Tura andò in camera sua tutta tremante e confusa. E mentre si pettinava i cernecchi, pensava: - Ma che vorrà mai il signor Re ? Ma che vorrà ? - Quand'ebbe terminato di pettinarsi, si mise una sottanuccia nuova di cotone a fiori, un paio di pendenti falsi, un vezzo di vetro, si legò intorno al collo enorme un nastro vecchio, perché era povera, e si infilò un paio di scarpe, le meglio che avesse. Poi si buttò sulle spalle una certa mantellina dell'anno mai, e così agghindata, che pareva la Befana, si presentò al cameriere. Non appena don Giovannino la vide, si sentì morire e sospirando disse : - Via, andiamo!!! - Scendono le scale, escono e salgono nella carrozza che aveva portato il cameriere e i cavalli partono. Ma avevano fatto pochi passi che donna Tura disse : - Fatemi il favore di far fermare un momento che debbo scendere, - e lo disse con l'intenzione di scappare e non tornar più perché non aveva coraggio di comparire davanti al Re così brutta e mal vestita. Il cameriere chiama il cocchiere, fa fermare e donna Tura scende e tutta piangente imbocca un vicolo e si mette a correre all'impazzata, ansando come un mantice. Mentre correva così, senza sapere dov'andarsi a nascondere, viene a passare una Fata, che, vedendola tanto disperata, la ferma e le dice: - Figlia, che hai che piangi tanto ? - State zitta ! Peggior disgrazia non poteva capitarmi. Il Re mi ha mandata a chiamare, e come faccio a presentarmi a lui così brutta e vecchia da far paura ? - Figlia mia, non t'affliggere; non sei brutta davvero ; anzi, sei tanto bella, - e le passò la mano sulla testa, sul viso, sulle spalle e poi se ne andò. Bastò quella carezza della Fata perché a un tratto da brutta si facesse bella, da vizza si facesse fresca. E come cambiò lei, così cambiò tutto quello che aveva addosso : il vestito si convertì in un abito sontuoso di broccato, i pendenti falsi in orecchini di diamanti, il vezzo di vetro in un magnifico vezzo di perle e quel mantellaccio dell'anno mai in un sontuoso mantello tutto foderato d'ermellino. Donna Tura, quando si vide così ben vestita da parere una principessa, smise a un tratto di piangere, si fece tutt'allegra e tornò addietro a cercare la carrozza. Figuriamoci come restasse il cameriere nel vedere quella bella ragazza che gli faceva cenno di aprir lo sportello ! - Ma chi è lei ? - le domandò. - Chi sono ? Ma quella di poco fa. - Ma come mai in un momento è così cambiata? - Questo non deve importarvi ; aprite e andiamo dal Re ! - II cameriere si sentì allargare il cuore di condurre al Re quella bella cameriera vestita come una gran signora e dette ordine al cocchiere di sferzare i cavalli. Arrivarono al Palazzo e don Giovanni per una porticina e per una scala di servizio, condusse donna Tura in un salottino privato del Re e le disse d'aspettare. Quando il Re entrò la squadrò da capo a piedi. - E lei chi è ? - le domandò. Donna Tura fece una bella riverenza e rispose con una vocina tutta latte e miele : - Maestà, sono la nuova cameriera portata da don Giovanni. - Badi, - le rispose il Re che vedendola così bella e ben vestita non s'attentava a darle del voi come alle altre - io sono molto esagerato per la pulizia. - Per questo, - rispose donna Tura - Vostra Maestà può stare tranquilla, perché io sono veramente sofistica e non posso tollerare nè macchie, nè polvere e non mi piace altro che l'acqua. Guardi le mie mani, come sono pulite, e le unghie ? Così le tengo sempre anche quando faccio il servizio. - II Re s'accostò per guardarle le mani e sentì che la cameriera era tutta profumata. - Bene ! Bene ! - esclamò. - Lei è proprio la cameriera che fa per me, e lei sola pulirà i miei abiti, avrà cura della mia biancheria e delle mie stanze particolari. Se mi contenta, non dubiti che la pagherò bene e alla mia Corte potrà invecchiare. - Donna Tura fece un';altra bella riverenza e uscì per farai indicare dal cameriere quel che doveva fare. Ora lasciamola e torniamo all'altra sorella. Donna Peppa, il giorno dopo, aspetta aspetta, e non vedendo tornare la sorella, si veste e va al Palazzo del Re a cercarla, e là giunta la fa chiamare. Donna Tura le va incontro tutta impettita e la guarda d'alto in basso come se neppure la conoscesse, perché era brutta e vestita male e, senza neppur lasciarla parlare, le mette in mano un'elemosina e le dice: - Buona donna, eccovi una moneta, andate in pace! - Donna Peppa se ne andò, brontolando e sputando veleno, e si fece anche più gialla e più secca dalla grande invidia che la rodeva. - Come, siamo cresciute insieme, siamo invecchiate insieme, siamo sorelle e mi tratta così ? - diceva con la sua vociaccia di dispettosa. - Lei ora o giovane, è bella, è al servizio del Re e finge di non conoscermi più. Ma che posso fare per diventar giovane e bella anch'io, e prendere il suo posto? - Brontolò e si logorò tre giorni sola sola, senza neppur mangiare ; il quarto rieccola a Palazzo Reale a far chiamare donna Tura. Questa scende, la guarda, al solito, d'alto in basso, le fa l'elemosina e le dice: - Buona donna, eccovi una moneta, andate in pace! - Ma donna Poppa le aggranfia la mano mentre l'altra le faceva l'elemosina e le dice : - Se non mi confessi come facesti a diventare giovane e bella, prima sfilo tutto il rosario e poi ti faccio arrestare. - Zitta, zitta ! - rispose donna Tura. - Vieni stasera sotto la Torre Pisana, alla mezzanotte, e ti getterò giù una borsa con l'indicazione che chiedi e il danaro che occorre per pagare chi ti darà gioventù e bellezza. - La vecchia allampanata se ne andò allora tutta contenta, e la sera sul terrazzino di casa sua cantava con la voce di strega mummificata : - Turì ! Turì ! Turì ! Turù ! Oh! quant'è bella la gioventù ! - Quando fu vicina la mezzanotte si rinvoltò in une scialle e pian piano s'avviò al Palazzo Reale e si mise sotto la Torre Pisana. Di lì a poco s'aprì un finestrino in cima alla torre, comparve una testa, e una voce di donna chiamò : - Peppa, ci sei ? - Ci sono; - rispose donna Peppa di giù. Allora dall'alto cadde un sacchetto pesante ai piedi di donna Peppa, la testa di donna scomparve e il finestrino si richiuse. - Mi voleva ammazzare ! - disse donna Peppa - e per questo ha sacrificato anche dimolti danari. Meno male che l'ho passata liscia e che i danari mi rimangono. - Tutta contenta s'incamminò per tornare a casa, ma andava piano piano, un po' per la vecchiaia, un po' perché quel sacchetto le pesava. Giunta che fu davanti a Sant'Antonio eccoti che di dietro a una cantonata sbucano fuori quattro mori con la papalina e vanno per chiapparla. Ma donna Peppa spalanca le braccia per chiedere aiuto, e i quattro musulmani, vedendo quella bocca che pareva un forno, quel viso incartapecorito, quei radi cernecchi ritti dallo spavento, la prendono chi sa per quale strega e fuggono spaventati. Allora sì che donna Peppa arrancava per isbrigarsi e giungere presto a casa, ma allora sì che andava piano e che le gambe le facevano cicche ciacche. Basta, tutte le cose vengono a termine e venne a termine anche quella passeggiata notturna per le vie di Palermo. Appena a casa la vecchia dovette mettersi a letto perché non ne poteva più, e in letto lesse il biglietto di donna Tura, che diceva : Chi bella vuol apparire Qualcosa ha da soffrire. Io andai da un barbiere, mi feci tutta scorticare e sotto mi tornò la pelle fresca come a quindici anni. Poi andai da un cavadenti, mi feci levare tutte le radiche dei denti rotti e mi tornarono tutti come perle. Finalmente mi strappai i cernecchi e per ogni capello bianco strappato, me ne tornarono cento castagni. Fa’ come me e tu pure sarai giovane e bella. Qui troverai il danaro per le spese necessarie. " Donna Peppa quella notte non chiuse occhio, e, volta di qua, volta di là, non pensava altro che a tornare giovane e bella e andare a presentarsi al Re come cameriera. - Ai miei tempi, - diceva fra sé - ero bella, molto più bella di Tura, che è stata sempre piccola e tozza. Se mi tornasse il personale come a vent’anni oltre il viso e le spalle ! Se potessi cacciar dal Palazzo Reale quella smorfiosa di mia sorella !... - e le pareva già di vedersi tornata una bella ragazza bella davvero, e stabiliva quali vestiti, quali gioielli si sarebbe comprata con le monete che le aveva gettate la sorella dal finestrino. La mattina, si alzò a stento, e si mise al terrazzino ad aspettare che aprissero le botteghe. Quando vide che i bottegai incominciavano a comparire sulle soglie, si vestì e se ne andò dal primo barbiere di Palermo. - Buon giorno, - disse. - Buon giorno, - rispose l'altro - in che posso servirvi ? - Vorrei che mi scorticaste il viso. - Il barbiere fece un salto. - M'avete preso per un macellaio? Dovete sapere che io sono maestro nell'arte, e chi si affida alle mie mani non ha neppure una scalfittura alla pelle. - Ma io voglio essere scorticata e pago bene, - e nel dir questo battè sul sacchetto delle monete. A quel suono il barbiere si rabbonì. - Se volete proprio essere scorticata, vi posso scorticare, ma ad un patto. - E quale? - Che mi firmiate un foglio nel quale dichiarate che siete stata proprio voi che avete richiesto da me questo pessimo servigio. - Ve ne firmo cento dei fogli, non uno e se poteste sapere come diventerò dopo scorticata, non direste che il servigio che mi renderete è pessimo. - II barbiere stese la dichiarazione e donna Peppa la firmò. - Ora scorticatemi, - disse - Un momento, buona donna. Siccome vi farò soffrire non poco, sarebbe meglio che mi pagaste avanti ; dopo potreste perder la memoria. - Ma sicuro ; vi pagherò ora, e dopo avrete una buona mancia. - E lo pagò in tante monete d'oro. Dopo averle riposte a chiave in un cassetto, il barbiere disse : - Siate forte però e sedete qua, - e le indicò una sedia. Poi prese un rasoio e incominciò a tagliarle una striscia di pelle in mezzo alla fronte. Ma appena dette il primo colpo di rasoio, la vecchia si mise a strillare come un'anima dannata. - Ahi ! Ahi ! Ahi ! - Volete che smettiamo ? - chiese il barbiere. - No, no ! Scorticatemi, che voglio apparir bella come la sorella mia, e dopo che mi avrete scorticata, andrò dal cavadenti a farmi cavare le radici dei denti rotti, poi mi strapperò i cernecchi e allora a Palermo, nè in tutto il mondo ci sarà ragazza più bella e più fresca di me. - II barbiere rideva a più non posso. Egli dette un altro colpo di rasoio più giù, e la vecchia strillò più che mai. - Ahi! Ahi! Ahi ! - Smetto ? - domandò il barbiere. - No, no ! Scorticatemi, che voglio apparir bella come la sorella mia. - II barbiere continuò a scorticarla, e taglia taglia, finalmente giunse a scorticarle la gola. Ma qui la pelle era più dura che sul viso ed egli, volendola intaccare, le tagliò il gargherozzo e donna Peppa morì senza farsi cavare le radici dei denti rotti, e senza strapparsi i cernecchi, che non aveva. Alle grida della donna si radunò una gran folla davanti alla bottega, e la gente, vedendo la vecchia ridotta peggio d'un Ecce Homo incominciò a far tumulto. - Arrestatelo ! - diceva, accennando al barbiere. - Mettetelo a morte. È lui che l'ha ammazzata, poveretta. - Vennero le guardie e davvero lo volevano ammanettare e portare in prigione, ma il barbiere cavò fuori la carta firmata da donna Peppa e nessuno osò più accusarlo. Ora lasciamo la vecchia morta e torniamo alla sorella viva. Al primo colpo di rasoio che il barbiere aveva dato in mezzo alla fronte di donna Peppa, nello stesso punto preciso era caduta la pelle nuova a donna Tura ed a quel posto erano ricomparse le rughe. Più il barbiere scorticava una sorella, e più la pelle cadeva all'altra che l' aveva perfidamente consigliata a farsi scorticare. Quando donna Peppa tirò il fiato per l' ultima volta, donna Tura era ridotta un mascherone e le sue vesti belle, linde ed eleganti s'erano convertite in luridi stracci. In quel momento il Re la fece chiamare per preparargli la biancheria, e quando si vide davanti quella vecchia sudicia e brutta, con i baffi lunghi e le labbra bavose che le pendevano sul mento, andò su tutte le furie. - Chi siete ? Perché siete venuta fin qui a insudiciare con le vostre manacce la mia biancheria ? Andatevene ! Io voglio donna Tura. - La vecchia ebbe un bel dirgli che donna Tura era lei ; il Re la fece cacciare dalle guardie, ed ella dovette tornarsene a morir sola sola nella misera casuccia. Ogni notte poi le appariva la sorella col viso tutto scorticato e sanguinante, che le diceva con voce lamentevole e piena di doloroso rimprovero : - Perfida ! m'hai fatto morire, ma sei stata punita. -

9 - Il fuso caduto.

Al tempo dei tempi. Fiabe e leggende delle Città di Sicilia