Al tempo dei tempi. Fiabe e leggende delle Città di Sicilia
Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1909 - Categoria: letteratura
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5 - La bella ragazza.
Al tempo dei tempi viveva a Palermo un Duca che era il primo signore della città. Basti dire che aveva maritata Fumea sorella col Re stesso; ma il palazzo del Duca era più bello e più vasto di quello del suo Sovrano e cognato. Basti dire che nel cortile del palazzo c'era un giardino grandissimo, con grotte, laberinti, vasche, statue, e che nelle sale del pianterreno c'erano tesori d'ogni specie, venuti di Levante e venuti d'Occidente. Una di quelle sale poi era tutta piena di quadri dei più celebri pittori e tra quei quadri ce n'era uno specialmente davanti al quale tutti quelli che entravan nella sala si fermavano a boccaperta, perché rappresentava una ragazza di una bellezza non mai veduta. Il nipote Reuccio un giorno andò a far visita allo zio e, capitando per la prima volta nella sala delle pitture, si fermò davanti al quadro che attirava tutti ed esclamò : - Ma che bellezza ! Ma chi ha mai servito di modello a questa tela ? - Lo zio storse la bocca nel vederlo così estasiato davanti al quadro e lo chiamò per fargliene osservare altri ; ma il Reuccio non gli dava ascolto e restava lì ad ammirare le bellezze della fanciulla che rappresentava. Nel vedere che tutte le chiamate erano inutili lo zio s'avvicinò al Reuccio e gli disse: - Ma ti piace davvero ? - E me lo domanda ? A chi non piacerebbe ? - Vorresti conoscerla questa ragazza? Vorresti andare dove sta lei ? - Sicuro che ci vorrei andare, anzi, sento che sarei infelice se non la vedessi. Ma come sapere dov'è? Come andarci ? - A questo ci penso io, - disse il Duca. - Io ho un porco fatato, che vola per l'aria come un'aquila. Stasera tu Io monti, chiudi gli occhi, indichi dove tu vuoi andare e il porco ti ci porta. - Per dir la verità il Reuccio non era punto allettato dall'idea di cavalcare il porco volante ! Per fortuna il tempo era coperto, ma se mentre s'inalzava al disopra della capitale del Regno, la luna fosse comparsa che cosa avrebbero detto mai i sudditi di suo padre coloro sui quali un giorno doveva regnare ? però era tanto il desiderio che aveva di vedere i vicino l'originale del magnifico quadro, che si fece animo e disse fra sè e sé : - Per l'appunto deve comparire la luna in quel momento ? Non lo credo, perché il cielo è tutto bigio uniforme. E poi, anche se mi vedono ? M'invidieranno perché non è da tutti possedere un porco che vola. - Così rassicurato, stabilì con lo zio che dopo il pranzo di Corte sarebbe andato da lui per cavalcare il porco. Di fatto la sera andò dallo zio, si fece condurre il porco nel cortile, lo inforcò, gli disse dove doveva portarlo e in un battibaleno si trovò su una terrazza dov'era seduta la bella ragazza del quadro a prendere il fresco. Per fortuna il cielo rimase coperto, l'aria scura, e nessun indiscreto raggio di luna illuminò il Reuccio mentre s'inalzava sui tetti della capitale a cavallo al porco grasso pinato. Però la luna comparve quando il porco discese sulla terrazza dove la bella ragazza stava a prendere il fresco, ed una risata squillante accolse il giovane Principe, una risata che mise in mostra i denti bianchi di lei, che non apparivano nel quadro, e la fece comparire anche più attraente allocchi dell' ammiratore. - Oh, che buffo animale volante ! .-esclamò la bella ragazza. - Non avevo mai veduto un cavaliere servirsi di un animale simile per traversare lo spazio aereo. - Dica, bella fanciulla, che nessun cavaliere sa rebbe capace di un sacrifizio simile e tanto meno un Reuccio par mio. Che cosa crede che mi abbia fatto sprezzare il ridicolo? Soltanto il desiderio di vederla e conoscerla. - Nel sentire che il cavaliere era nientemeno che il Reuccio, la bella ragazza cambiò subito tono. - Vostra Altezza sarà stanco, - gli disse - la prego di sedere e riposarsi. Io intanto farò preparare la cena, alla quale spero vorrà farmi l' onore di partecipare. - Naturalmente il Reuccio accettò e la ragazza battè su un timbro d' argento. Subito comparve un bei Paggio al quale ella ordinò di chiamare il maggiordomo. Il maggiordomo comparve, e benché fosse un tantino troppo grasso, pure era bello anche lui. A questo la bella ragazza impartì gli ordini per la cena. Doveva esser servita nella sala di parata e subito si dovevano diramare gli inviti a venti dame e a venti cavalieri. II maggiordomo s' inchinò ed uscì. Frattanto il Reuccio non si saziava, al chiarore della luna, di guardare la bella ragazza, che gli rivolgeva mille domande. Voleva sapere del Re, della Regina, del Duca zio, delle feste che si davano alla Corte dei tornei cui aveva partecipato, delle guerre; insomma lo assaliva di domande e gli impediva di rivolgere a lei quelle che tanto gli premevano, cioè chi era come si chiamava e dove si trovavano. A un certo punto fu annunziato che la cena era pronta, ed allora il Reuccio offrì la mano alla bella ragazza e passarono in una sala già affollata di gente, e quel che colpì il Principe si fu che tutte le signore erano belle quasi come la bella ragazza e tutti gli uomini erano pure bellissimi. Egli si guardò in uno specchio e al confronto degli altri gli pareva dessero un vero mostro. Il Reuccio ebbe a cena il posto d' onore accanto alla giovane padrona di casa, che pareva non avesse ne padre ne madre, ne zii ne zie, ne sorelle ne fratelli, perché a tavola non c' erano che le venti belle commensali e i venti bei commensali. Anche i servi che porgevano i vassoi, cambiavano i piatti e mescevano i vini prelibati, erano tutti bellissimi, e tutti, servi e convitati, guardavano il Reuccio con una specie di repulsione, tutti, meno che la bella ragazza che gli rivolgeva continuamente la parola: Altezza qui, Altezza là, ed era per lui tutta, sorrisi. La cena terminò e incominciarono le danze, ma la bella ragazza disse al Reuccio di sentirsi stanca e, lasciando la compagnia in sala, lo condusse di nuovo sulla terrazza dove egli sarebbe rimasto sempro a guardarla, se il porco, che era stato dimenticato, non si fosse messo a grugnire per avvertirlo che era tempo di tornare alla capitale. Il Reuccio pensò che tornando di giorno ed essendo veduto a cavallo a quello strano animale, sarebbe divenuto la favola del Regno e risolse di accingersi al viaggio. La bella ragazza si mostrò afflittissima della partenza del Reuccio e si fece promettere che sarebbe tornato. Si dissero addio e il giovane, inforcato il porco, tornò al palazzo del Duca zio in un momento, e di là alla Reggia, senza esser veduto da alcuno. Il giorno dopo era di nuovo dallo zio a chiedergli in prestito il porco. Ma lo zio non l'intendeva di affaticare tanto un animale così prezioso, che lo portava per il mondo a vederne tutte le meraviglie, senza fatica ne pericolo. Sì, no, finalmente il Reuccio tanto disse, tanto si raccomandò, promise tanta gratitudine che, il Duca zio pensando che un giorno il nipote sarebbe stato Re ed egli avrebbe potuto chiedergli molti favori in compenso di quello, gli prestò il porco. II Reuccio fu condotto in un momento sulla solita terrazza dove la bella ragazza prendeva il fresco, e anche quella sera ella gli rivolse tante domande per non dargli tempo di rivolgerne a lei, gli offrì la cena, alla quale parteciparono le venti dame belle e i venti bei cavalieri e lo lasciò partire prima che facesse giorno, soltanto a patto che sarebbe tornato. Il terzo giorno il nipote era di nuovo dal Duca zio a pregarlo e scongiurarlo di prestargli il porco. Da prima il Duca si rifiutò, ma poi promise che glielo avrebbe prestato ; però, quando il padrone avvertì il porco di tenersi pronto per la sera, l'animale disse che non voleva più. servir di cavalcatura al Reuccio, che si trovasse un altro mezzo per andare dalla bella ragazza, perché a lui annoiava di star confinato tante ore su una terrazza, dove non oberano neppur querci e per conseguenza ghiande, e dove non trovava neppure un trogolo per dissetarsi. Il Duca gli rispose : - Hai ragioni da vendere, ma senti, porco mio, che cosa devi fare : per stasera portacelo. Quando son seduti a cena, tu trasformati in gatto, va' nella sala, balza sulla tavola e ruba il pesce dal piatto della bella ragazza. Lei per iscacciarti ti tirerà il bicchiere, che non ti colpirà, ma andrà in tanti pezzi. Quando il Reuccio si alzerà da tavola, scivolerà sul pavimento di marmo, andrà a cadere sui pezzi di vetro che gli si conficcheranno nel viso e lo faranno tanto soffrire. Siccome è intollerante del dolore, non vorrà più tornare dalla bella ragazza che glielo ha procurato. In tal maniera, porco mio, si salva capra e cavoli, perché il rifiuto d'imprestarti a lui non viene da me, ma è il Reuccio stesso che non ti chiede più, mi hai capito? - II porco, che viveva vicino alla Corte e sapeva che cosa era la politica, approvò il piano del suo padrone e lo seguì a puntino. Di fatto, quando tutti furono seduti a cena e il Reuccio era tutt'occhi per la bella ragazza, esso si trasforma in gatto, balza sulla tavola, ruba dal piatto di quella una bellissima triglia e scappa. La bella ragazza, indispettita, prende la coppa di finissimo cristallo che aveva davanti e gliela scaglia contro. Il gatto fa cilecca e scappa, ma la coppa si infrange sul pavimento. I servi subito raccolgono i pezzi più grossi, ma gli altri li lasciano, e quando il Reuccio sbalza da tavola, scivola sul pavimento dove il gatto aveva strascinata la triglia e cade lungo disteso in terra e mille pozzetti di cristallo gli si conficcano nel viso. - Ahi! ahi! ahi! - incomincia a gemere, e tutto irato si volge alla bella ragazza e la rimprovera acerbamente. Questa vuoi calmarlo, ma il sangue incomincia a scorrere sul volto del Reuccio, che tutto irato corre alla terrazza, chiama il porco, lo inforca e giunge insanguinato da far paura al Palazzo Reale. In un momento fa svegliare tutti, dal Re all'ultimo stalliere, e grida e si lamenta e mette sottosopra la Reggia. Il Re, quando lo vede, si mette le mani nei capelli e si figura chi sa che cosa, la Regina cade svenuta, i medici lo esaminano e non sanno che dire, e in un momento tutta la capitale è informata che il Reuccio è moribondo. Ne è informato anche il Duca zio, che corre subito, si sbraccia, propone rimedi e pare caschi dalle nuvole vedendolo in quello stato. In un momento furono chiamati a consulto i medici della capitale, e tutti, vedendo il viso del Reuccio che mandava sangue da mille ferite, si stringevano nelle spalle e dicevano che era una malattia strana e nuova e non sapevano che cosa consigliare. Intanto il paziente, che piangeva per una pipita alzata intorno all'unghia del dito mignolo, figuriamoci che cosa facesse ora che soffriva per davvero! Pareva un cane arrabbiato e lo sentivano urlare dalla piazza intorno del Palazzo Reale e la folla accorreva sgomenta e lo commiserava. - Qui non c'è che da fare un bando ! - suggerì il Duca zio che già aveva suggerite tante cose. E il Re, che non aveva più testa, e si faceva guidare in tutto e per tutto dal cognato, disse: - Facciamo il bando ! Il bando fu fatto e annunziava: " Chi guarirà il Reuccio avrà una grande ricompensa. Lasciamo il Reuccio a smaniare e torniamo dalla bella ragazza. II giorno dopo della fuga del Reuccio, quando ella sedette a tavola e andò per mangiare una triglia nell'aprirla vide che gettava sangue. Ella chiama il cuoco e lo rimprovera perché non aveva cotto bene il pesce. - II pesce è stato al fuoco un'ora, e in un'ora si cuoce dieci volte una triglia. Questa non è cosa naturale, - risponde il cuoco. Allora la bella ragazza chiama la sua cameriera che era una Fata, e le domanda che cosa voleva dire quel sangue. - Che qualcuno che pensa a Vossignoria sta per morire svenato. - È dunque il Reuccio che muore per le ferite dei pezzetti di cristallo ! - esclamò la ragazza. - Ingegnatemi come debbo fare per guarirlo. - Vossignoria si vesta da dottore, con un lungo gabbano nero, gli occhiali, e intanto io le preparerò un unguento che, messo sulle ferite, ne farà uscire tutti i pezzetti di vetro, e il Reuccio sarà immediatamente salvo. - La bella ragazza si traveste da dottore, s' impiastriccia il viso con una pomata giallastra, si tinge le sopracciglia, e, preso l'unguento preparato dalla cameriera, parte per la capitale, che era molto distante. per tutto incontrava messi reali che facevano il bando. "Chi guarirà il Reuccio avrà una gran ricompensa!" E per tutto vedeva capannelli di gente che parlava della malattia del Reuccio. Giunta che fu a Palermo, andò subito sotto il Palazzo Reale e chiese di essere ammessa in camera del Reuccio. I servi, vedendo un medico, salirono dal Re e gli fecero l' ambasciata. Il povero Re, da che il figlio era in quello stato, non dormiva e non mangiava più, e sempre aspettava che il bando fatto gli portasse chi aveva il rimèdio per guarire il Reuccio. Non appena gli dissero che c'era un medico così e così, ordinò che lo facessero salir subito. Quando comparve la ragazza travestita da medico, le fece mille complimenti e la condusse nella camera del Reuccio. Ella, nel vederlo così conciato per colpa sua, si mise a. piangere sotto gli occhiali e promise al Re che, se l'avesse lasciata sola, gli avrebbe guarito il figlio. Il Re uscì, i medici di Corte che assistevano il ferito uscirono, e il finto medico rimase solo e si sentiva lacerare il cuore vedendo il Reuccio tutto nero in viso, tutto gonfio e sanguinante, spasimare a quel modo. La bella ragazza cavò fuori il vasetto dell'unguento, e piano piano ne unse tutto il viso al Reuccio, ma per quanto facesse con tutta delicatezza, egli sempre urlava e smaniava. Però di lì a un momento tutti i pezzetti di vetro mettevano fuori la punta dalle ferite, e la bella ragazza li prendeva a uno a uno con la punta delle dita e li cavava. Dopo un'ora erano tutti usciti, il Reuccio non urlava ne smaniava più e si sentiva sollevato. Figuriamoci la contentezza del Re, quando, a operazion finita, fu richiamato in camera del figlio ! Egli avrebbe dato metà del Regno al finto medico. - Chiedete quel che volete e ve lo do, - gli disse. - Non voglio nulla, Maestà, - rispose il finto medico. - Voglio soltanto l'anello col sigillo che il Reuccio porta in dito e questi pezzetti di vetro che gli si erano conficcati nelle carni. - Vi sia concesso, - disse il Re. Il fìnto medico se li prese, uscì da palazzo e subito partì. Frattanto il Reuccio era guarito dalle ferite, ma l'odio che aveva preso per chi gliele aveva cagionate, era sempre più aumentato. Infatti, non appena stette bene andò dal Duca zio e gli disse : - Zio, dite quel che volete, ma io stasera voglio che mi prestiate il porco per andare da quella maledetta ragazza. - E che vuoi andarci a fare ? - rispose lo zio. - Voglio dirle che ho capito benissimo che voleva farmi morire. - E poi, quando glielo hai detto ? - Ammazzarla! Mi pare d'aver diritto di vendicarmi. - Fa' quel che vuoi, - rispose lo zio, che non voleva, dopo quel che era successo, contraddire il nipote. Quando è notte, il Reuccio inforca il porco, gli dice dove deve portarlo, chiude gli occhi e il porco parte volando. Vola vola, arriva in un momento sulla terrazza dove la bella ragazza stava a prendere il fresco al lame di luna e appena le è davanti le dice : - Tu sei quella che volevi farmi morire. Per questo ho il diritto di uccider te, - e sfodera una taglientissima spada la cui lama luccicava al lume di luna, e gliela avvicina al collo, mentre con l'altra mano l' afferrava per i capelli. - Prima d'ammazzarmi lasciate, Altezza, che io parli, - risponde la bella ragazza. - Parla, ma sii breve e pensa che le tue arti non fanno più presa su di me. Conosco la tua infamia e voglio il tuo sangue, per tutto quello che mi hai fatto spargere. - Ditemi : - domandò la bella ragazza. - Chi vi guari, chi vi rese la vita ? - Risponde il Reuccio : - Un medico forestiero, venuto non si sa di dove e misteriosamente sparito. - Vi farò conoscere io questo medico forestiero, - dissocila. - Guardate questi pozzetti di vetro! Guardate quest'anello ! - Il Reuccio, vedendo quelle cose, rimase allibito. - Il medico straniero ero io, io vi guarii e chiesi per la vostra salvezza questa sola ricompensa. Dovete sapere che io non volli il vostro male, ma lo volle una persona malvagia, gelosa di me e noiata che le chiedeste continuamente il porco per venire a trovarmi. - Il Reuccio, senza che lei si spiegasse di più, capì hi era quella persona malvagia, e dopo essersi fatto promettere dalla bella ragazza che di li a una settimana sarebbe andata alla Corte per celebrare con lui le nozze, risalì sul groppone del porco e via dallo zio. - Ho saputo tutto quel che avevate macchinato contro di me, - gli disse appena gli fa davanti. - Siete fratello di mia madre e non voglio macchiarmi col vostro sangue, ma vi ordino di sparir subito da questa città e dal Regno. - II Duca zio fìngeva di non capir nulla. - Sei ammattito, nipote ? Il viaggio aereo ti ha sconvolto il cervello, oppure te lo ha indebolito la gran perdita di sangue ? - Se volete salva la vita, non mi mettete a cimento, non parlate di quel sangue che grida vendetta contro di voi. Sparite ! - Il Duca zio non aveva mai veduto il Reuccio così in furia e fu assalito dal timore che lo ammazzasse davvero. Il porco era lì presente, e senza pensare all'ilarità che avrebbe destato se gli abitanti della capitale
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