Al tempo dei tempi. Fiabe e leggende delle Città di Sicilia
Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1909 - Categoria: letteratura
Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento
4 - Il Re superbo.
Al tempo dei tempi, viveva a Messina un mercante che aveva tre figlie tutte belle e buone. Un giorno il mercante chiama le figlie e dice loro : - Ragazze mie, i miei negozi mi costringono a partire ; vado a Palermo, starò assente un pezzo, e desidero compensarvi della mia assenza con un dono. Che cosa volete che vi porti dal viaggio ? - La maggiore disse : - Io voglio un vestito di broccato color di rosa. - La mezzana disse : - Io voglio un vestito di broccato color verde mare. - E io, - disse la minore - voglio che andiate dal Re e gli diciate che piango per lui e non ho pace. - II mercante abbraccia le figlio e s' imbarca per Palermo, Appena giunto sbriga le sue faccende, poi compra il vestito di broccato rosa per la figlia primogenita, quello di broccato verde mare per la seconda, ma prima di andare dal Re ci pensa un pezzo, perché non sapeva come il Re avrebbe presa l'ambasciata della figlia. Basta : la nave stava per far vela, e un giorno quel padre si fece coraggio e andò al Palazzo Reale dove fece passare l' ambasciata. - Dite a Sua Maestà che c'è un mercante messinese che brama parlargli. - II Re, che era molto superbo, credendo che volesse proporgli l'acquisto di merci preziose, lo fa passare e gli domanda con alterigia : - Avete qualche cosa di bello da mostrarmi ? - No, Maestà, non ho nulla , ma in patria ho lasciato una figlia tanto buona e tanto bella che sempre piange per Vostra Maestà. - Nel sentire queste parole, il Re dette una guardataccia tale al mercante, che il poveretto si mise a tremare a vetta a vetta. Poi batte su un timbro d'argento, e al cameriere che compare, gli ordina di portargli il fazzoletto più grande che ci sia nella sua guardaroba. Il cameriere gli porta un fazzolettone che pareva un lenzuolo e si ritira. Il Re lo spiega, lo agita e dice : - Buon uomo, a vostra figlia che piange per me datele questo fazzoletto. Potrà asciugarsi le lacrime per un anno! - Figuriamoci il padre con che cuore s' imbarcasse e tornasse in patria ! Appena la nave fu in vista, tutte e tre le figlie furono prese da una grande smania per sapere se il padre aveva portato loro quello che gli avevan chiesto ; ma la più smaniosa era la minore. La nave gettò l'ancora nel porto, il mercante sbarcò, andò a casa, e la maggiore delle figlie gli corse incontro e gli domandò : - Signor padre, me l'avete portato il vestito di broccato color di rosa ? - Eccotelo ! - rispose il padre, e glielo dette. - Come è bello ! Proprio come lo volevo ! Grazie, signor padre, grazie ! - Allora la mezzana domandò al mercante : - E a me, signor padre, l'avete portato il vestito di broccato color verde mare ? - Eccotelo ! - rispose il padre, e glielo dette. - Com' è bello ! Proprio come lo volevo ! Grazie, signor padre, grazie ! - E la mia ambasciata l'avete fatta al Re, signor padre? E che cosa v'ha risposto ? - domandò la minore, - Mi ha dato questo fazzoletto e mi ha detto che avrai da asciugarti le lacrime per un anno ! - La ragazza si mise a piangere e da quel giorno pianse tanto, che ogni giorno bagnava il fazzoletto grande come un lenzuolo per asciugarsi le lacrime e tante volte il vento della notte non bastava a rasciu garlo. Di lì a qualche tempo il padre dovette partire di nuovo alla volta di Palermo per i suoi negozia e anche quella volta domandò alle figlie quel che volevano per regalo. La maggiore gli chiese una collana di smeraldi, la mezzana un fermaglio di rubini ; la minore gli disse : - Signor padre, dovete farmi il favore di andare dal Re e dirgli che io mi strozzo per lui. - Figlia mia, ti pare che io possa andare una seconda volta dal Re dopo l'affronto che mi fece? - Signor padre, non dovete negarmi quel che vi chiedo, abbastanza sono infelice; mi promettete che anderete dal Re e gli riferirete le mie parole ? - II mercante voleva molto bene a tutte le figlie, ma quella minore era la sua prediletta. Nel sentirsi pregare a quel modo da lei, non seppe dirle di no. Basta, partì, andò a Palermo e dopo che ebbe sbrigato i suoi affari, s'incamminò verso il Palazzo Reale, Anche quella volta passò l'ambasciata, fu ammesso alla presenza del Re, che lo squadrò con alterigia e gli chiese : - Buon uomo, avete merce preziosa da mostrarmi ? - Maestà, non ne ho, ma ho una figlia a casa, tanto buona e tanto bella che si strozza per Vostra Maestà. - Sì ? - disse il Re,e battè su un timbro d'argento. Comparve un cameriere, e il Re gli ordinò di portargli tre canne di corda ben solida. Quando gli fu recata, la porse al mercante perché la desse alla figlia. Il pover uomo si sentì morire dalla vergogna. Torna a Messina, e appena a casa, chiama la figlia minore e le dice : - Vedi a che? cosa m'hai esposto ? Il Re me ne ha fatta un'altra delle sue. Quando gli ho detto che volevi strozzarti per lui, m'ha dato questo pezzo di corda. - La ragazza, disperata, si mise a singhiozzare. Dopo alquanto tempo il mercante dovette partire di nuovo per Palermo per i suoi negozi, e quella volta non chiese alle figlie che cosa volevano che portasse loro, per non esporsi a fare per la minore un'altra ambasciata al Re.Ma lei stessa, vedendo che si preparava per il viaggio, gli disse : - Padre mio, per il bene che mi volete, dovete farmi un piacere : andate dal Re e ditegli che io m'ammazzo per lui ! - Figlia mia, sei pazza ! Ti pare che io possa tornare per la terza volta dal Re dopo che mi ha trattato come mi ha trattato ? - Padre mio, fatelo se non volete trovarmi morta al vostro ritorno. - E qui gli si gettò ai piedi e tanto pianse e tanto lo supplicò, che riuscì finalmente a strappargli la promessa che sarebbe andato dal Re e gli avrebbe fatta l' ambasciata. Il mercante giunge a Palermo, sbriga i suoi negozi, ritorna al palazzo e chiede udienza al Re. Fu ammesso alla presenza del Sovrano, che anche quella volta finse di non conoscerlo e gli domandò se aveva mercé preziosa da mostrargli. - Maestà, ho a casa una figlia tanto bella e tanto buona ! Questa figlia manda a dire a Vostra Maestà che si ammazzerà per lui. - II Re aveva infilato nella cintura un bel coltello col manico d'oro tutto lavorato. Lo prese e lo dette al povero padre, che perse il lume degli occhi e glielo avrebbe volentieri conficcato nel cuore. Torna a Messina e quando la figlia gli compare davanti, le dice : - Tieni, ecco che cosa ti manda il Re, - e le da il coltello. La ragazza, dopo quel giorno non ebbe più pace e smaniava sempre. Finalmente prese la determinazione di andare lei stessa a Palermo dal Re, e tanto disse e tanto fece, che il padre le procurò un cavallo e la provvide di danaro e di una lettera per un nipote che aveva a Palermo. La ragazza parte, giunge alla capitale, cerca il cugino e gli narra tutto. Alla fine gli dice che vuole essere messa fra le schiave che erano offerte in vendita al Re. Venne il giorno della vendita; tutte le schiave furono portate sulla piazza davanti al Palazzo Reale e il Re scese per fare la scelta. Quando vide quella bella ragazza, subito la comprò, e da quel momento, Rosetta fu addetta al servizio delle guardarobe reali. Il Rè s' informò dov'era, e ogni momento andava in guardaroba, con un pretesto o con un altro, per vederla e parlarle, e Rosetta gli rispondeva appena, fuggiva quando lo vedeva, e in ogni modo e maniera gli faceva capire di non poterlo soffrire. Un giorno il Re le disse : - Rosetta, vedi, io piango sempre per te ! - Questo voleva Rosetta. Presto presto cava di tasca il fazzoletto che il Re le aveva mandato per il padre e gli dice : - Ecco, vedete, Maestà, come è grande! Questo basta ad asciugare le lacrime di un anno. - il Re guarda il fazzoletto, lo riconosce e pensa : - Ma che questa schiava sia la figlia del mercante ! - Dopo alcuni giorni torna in guardaroba dove Rosetta rammendava i merletti e le dice : - Vedi, Rosetta, se tu non mi vuoi bene, io mi strozzo ! - Che Vostra Maestà si strozzi pure ! - E gli da la corda lunga tre canne. - Ah ! questa è proprio la figlia del mercante che si vendica, - pensò il Re. Dopo alcuni giorni torna in guardaroba. - Rosetta, mi vuoi bene ? - le domanda. - Se non mi vuoi bene, m'ammazzo ! - Ohe Vostra Maestà s'ammazzi pure! - E gli porge il coltello. Dopo questa prova, il Re si convinse che Rosetta era proprio la figlia del mercante che egli aveva tanto disprezzata e le disse : - Ti ho conosciuta e so chi sei. Un tempo mi volevi bene, perché non me ne vuoi più ? Perché tutto finisce, - risponde Rosetta. - - Vedi, se non mi vuoi bene, io m' ammazzo davvero. - Che Vostra Maestà s' ammazzi pure! - II Re, a quelle parole, sfodera il coltello, se ravvicina al cuore, finge d'uccidersi e cade disteso in terra. La ragazza, senza scotersi, scende in camera sua, dove c'era una finestra che guardava sulla piazza del palazzo. Il giorno dopo il Re si fece mettere su un cataletto e si fece portare sotto la finestra della camera della schiava. Questa s'affaccia, e accertasi che era tutta una finzione, gli sputa sul viso. - Puh, per una donna quant'ha patito ! - e poi fa una finestrata. Il Re, vedendosi scoperto, cessò l'inganno e incominciò a mandar gente da Rosetta a pregarla di non disprezzarlo. Prima le mandò il gran cancelliere, e Rosetta gli disse d'andarsene perché del Re non voleva sentirne parlare. Poi le mandò il gran tesoriere, ed anche a lui rispose sullo stesso tono. Poi le mandò l'arcivescovo, il gran siniscalco, e a tutti ella diceva che il Re poteva far miracoli ma per lei era come se non esistesse. Finalmente un giorno il Re scese dalla schiava. le si gettò in ginocchio e la supplicò tanto, che Rosetta, convinta che le voleva bene davvero e che era abbastanza punito del disprezzo con cui l'aveva trattata, acconsentì ad accettarlo per isposo. Fece venire il padre e le sorelle a Palermo e Io sposalizio si fece con gran pompa. E a me mi dettero un solo confettino Che è là ancora in quel buchino.
Carte d'autore online