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Al tempo dei tempi. Fiabe e leggende delle Città  di Sicilia

Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1909 - Categoria: letteratura

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Al tempo dei tempi si racconta che ci fosse un Principe il quale aveva un'unica figlia. A questa figlia, che si chiamava Mariuccia, il Principe voleva più bene che alla pupilla degli occhi suoi e si disperava perché lei non voleva marito. Ogni volta che le presentava un giovane che voleva sposarla, Mariuccia rispondeva : - Non fa per me ! - e con questo lo saldava. Il padre, dopo essersi sentito rispondere : " Non fa per me ! " due o tre volte, finalmente domandò alla figlia : - Ma si può sapere chi farebbe per te ? - È inutile, vedendo un giovane così per un momento, non posso osservarlo bene. Lei, signor padre, deve fare un bando e invitare tutti quelli che aspirano alla mia mano a venire a tre banchetti che darà nella gran sala del palazzo, il primo, il dieci e il venti del mese entrante. Io mi travestirò da paggio, li osserverò bene come si comportano a tavola e poi sceglierò quello che mi piacerà. - II Principe fece il bando, e siccome Mariuccia era bella davvero, era accorta, e possedeva feudi immensi, palazzi a Catania e in altre città, nonché danari e gemme da ornare dieci signore, dopo il bando si presentò una quantità enorme di pretendenti da tutte le parti dell'isola. C'erano fra quelli molti principi, baroni e conti ricchissimi, molti cavalieri valorosi e anche molti giovani che non avevano un soldo e neppure nobiltà ; ma il bando non diceva che i pretendenti dovessero esser nobili, sicché furono tutti ammessi al banchetto del primo del mese e tutti sgranarono tanto d'occhi quando videro, sedendo a tavola, che Mariuccia non c'era. Intanto lei travestita da paggio girava per la sala, ascoltava i discorsi, guardava, sbirciava, ma non sceglieva perché uno le pareva che avesse la bocca storta, quell’ altro che fosse giallo, un terzo troppo magro e via di seguito. E poi uno mangiava troppo, un altro vuotava troppi bicchieri di vino, a farla breve non c'era pretendente che le andasse a genio. Terminato il banchetto, il padre la chiamò e Mariuccia gli disse chiaro e tondo che fra i commensali non c'era nessuno che facesse per lei. - Ebbene, - rispose il padre - a quest'altro banchetto guardali meglio, e uno ne troverai. - Venne il dieci del mese, fu preparato l'altro banchetto e Mariuccia, travestita da paggio, si mise a girare per la sala ed a sbirciare i pretendenti. Guarda di qua, osserva di là neppur quella volta scelse lo sposo. Ce n'era uno più bello degli altri con un serpente sull'elmo, ma si metteva un pollo intero in bocca e lo inghiottiva senza masticare, e questo a Mariuccia faceva ribrezzo perché le pareva che mangiasse da animale e non da cristiano. Quando il banchetto terminò, il Principe la fece chiamare e la figlia gli disse chiaro e tondo che fra i commensali non c'era nessuno che facesse per lei. - Bada, - le disse il padre - se non scegli uno sposo nel banchetto che darò il venti del mese, io ti rinchiudo in una torre, ti ci tengo finché vivi e adotto per figlia qualche parente che si scelga subito un marito e mi dia degli eredi ai quali lasciare le mie ricchezze. - Mariuccia a queste parole capì che la scelta doveva farla in ogni modo, ma più pensava ai pretendenti e meno si sentiva disposta ad accettare uno di essi per marito. C'era, è vero, quel cavaliere col serpente sull'elmo, ma aveva più dell'animale che del cristiano. Basta, fu apparecchiato il terzo banchetto, i commensali sedettero a tavola e Mariuccia, vestita da paggio e mescolata alla servitù, guardava di qua, sbirciava di là. A un tratto s'accorse che il cavaliere col serpente sull'elmo non le levava gli occhi da dosso, anzi, quando anche non voleva, era costretta da quello sguardo ad accostarsi a lui e ad abbassare gli occhi. Un po' per la minaccia del padre e il timore d'essere rinchiusa per tutta la vita nella torre, un po' per quello sguardo affascinante che pareva le comandasse : " Devi scegliere me! Devi scegliere me! " Mariuccia lo scelse davvero, e terminato il banchetto andò dal padre. - Li hai guardati bene, hai scelto ? - le chiese il Principe. - Sì, signor padre, ho scelto il cavaliere col serpente sull'elmo. - Il padre storse la bocca. - Fra tanti principi, baroni e conti, che tutti conoscono e hanno feudi a bizzeffe, sei proprio andata a scegliere quello che non si sa chi sia, nè di dove venga ! - Eppure è il solo che sposerò fra tutti. - II Principe aveva promesso di contentarla, e quella sera stessa dichiarò a tutti i pretendenti che il prescelto era il cavaliere col serpente sull'elmo. Questi si fece avanti, chinò un ginocchio in terra e disse al Principe che era altamente onorato della scelta della Principessina e lo pregava di farla chiamare per scambiar subito con lei promessa di matrimonio e offrirle i doni che aveva recati. Il Principe, naturalmente fece chiamare la figlia, che comparve magnificamente vestita, ma quando si vide davanti lo sposo, tremò tutta, perché le parve che la guardasse più come un serpe che come un cristiano. Ma aveva promesso e si lasciò complimentare da lui e offrire monili bellissimi di zaffiri e smeraldi, di carbonchi e diamanti; ma appena il cavaliere se ne fu andato, Mariuccia incominciò a piangere dicendo : - Povera me, che scelta ho fatta ! Povera me, che scelta ho fatta ! Quello m'inghiottirà in un boccone come inghiottisce i polli ; quello non è un cristiano, ma un animale ! - Mentre piangeva così, si rammentò del cavallino sauro al quale tutti i giorni portava una bella razione di biada e che in quel giorno aveva trascurato. Scese nella scuderia, prese l'orzo e glielo porse. Ma il cavallino contrariamente al solito lo rifiutò. - Che hai, cavallino bello? - gli chiese la ragazza, prendendogli il muso fra le mani - hai sete ? - E gli porse da bere. Ma il cavallino rifiutò la limpida acqua che Mariuccia gli offriva, come aveva rifiutato l'orzo. Allora ella gli alzò la testa per guardarlo bene e s'accorse che il cavallino piangeva. - Ma che hai che piangi ? - Piango per te, - rispose il cavallino sauro. - Piango perché hai scelto per isposo chi non dovevi scegliere. - E perché non lo dovevo scegliere ? - Perché il cavaliere al quale hai dato promessa è un certo tale che per sette anni è uomo e per sette anni è serpente. - Ah, povera me ! - esclamò Mariuccia. - Per questo inghiottisce i polli intieri e ha negli occhi quello sguardo di serpe ! - Sicuro, e io piango perché ti voglio bene e non posso vederti infelice. - Liberami da lui, cavallino bello, e ti farò una mangiatoia tutta d'argento e ti terrò come terrei l'amica più cara. - II cavallino sospirò e rispose : - Ora non posso liberarti. Bisogna che stanotte io parli col Mago della grotta. Vieni qui domattina e forse ti potrò aiutare. - Com’era disperata Mariuccia! E dire che quella sera doveva assistere a un gran ricevimento e presentare a tutti il cavaliere come sposo! Invece di farsi vestire dalle cameriere, Mariuccia si rinchiuse in camera sua e versò tante lacrime quante non ne aveva versate da quando era al mondo. - Bum ! Bum ! - sentì fare alla porta. - Chi è ? - Sono il maggiordomo. Il signor Principe mi manda ad avvertire la Principessina che la sala è già piena d'invitati. - Vengo ! - rispose Mariuccia. Ma invece di chiamare le cameriere e farsi vestire, si mise a gridare : - Povera me ! Povera me ! Dopo tanto aspettare dovevo proprio scegliere colui che sette anni è animale e sette anni è uomo. - Di lì a un poco sentì fare di nuovo alla porta: - Bum ! Bum ! - Chi è ? - Sono il notaro e avverto la Principessina che si aspetta lei sola per firmare il contratto nuziale. - Vengo ! - rispose Mariuccia, ma aveva appena pronunziate queste parole che cadde svenuta, e quando, dopo pochi minuti, entrò in camera sua il padre, tutto infuriato e senza neppure bussare, la trovò lunga distesa per terra più bianca di un panno lavato, più fredda di una statua di marmo. Figuriamoci che scompiglio ! Furono chiamate le cameriere, i medici ; il Principe licenziò il notaro, disse agli invitati che la figlia era più morta che viva, e allo sposo, che insisteva per vederla, fece una spallata e lo consigliò d'andarsene, perché bisogna sapere che il Principe adorava la figlia, non l' aveva mai veduta malata e credeva che quel cavaliere misterioso col serpente sull'elmo fosse un iettato perché appena comparso lui capitavano tanti guai alla sua Mariuccia. A forza di rimedi, alla fine la Principessina si riebbe, fu messa a letto, ma non faceva che piangere e singhiozzare e strapparsi i capelli, e le sole parole che le uscissero di bocca erano : - Povera me ! Povera me ! - Il Principe lasciò due donne a vegliarla, trattenne due medici al palazzo e pareva ammattito dal dolore. Le due donne che dovevano vegliare Mariuccia. benché avessero promesso di non chiudere occhio, li chiusero tutti e due prima che il Principe avesse accompagnato i medici nelle rispettive camere per interrogarli sul malore preso alla figlia, e di lì a poco russavano, facendo rumore quanto due tromboni sonati con tutta forza. Uno dei medici sentenziò che la troppa gioia aveva sconvolto i nervi della Principessa; ma l'altro, più prudente, rispose che prima di pronunziarsi doveva aspettare il giorno dopo per vedere se lo.svenimento si ripetesse o no. Insomma nessuno di loro dette al Principe una risposta concludente. Frattanto Mariuccia, nel suo dolore, aveva la consolazione di sentir russare come ghiri le due donne, con le teste ciondoloni, una a destra e l’ altra a sinistra del suo letto, e sperava che facessero tutto un sonno fino a giorno chiaro per aver prima agio di conoscere dal cavallino la risposta del Mago della grotta. Appena incominciò ad albeggiare e gli uccellini del cortile si destarono, cinguettando sommessamente, Mariuccia pian piano scese dal letto, si vestì in fretta e in furia, e giù per i corridoi, per le scale segrete, per i passaggi reconditi per non esser vista, fino alla stalla del cavallino sauro. Quando il cavallino la sentì avvicinare, si mise a nitrire, e Mariuccia nel sentirlo si consolò. - Cavallino bello, l'hai visto il Mago della grotta ? - L'ho visto. - E che t'ha detto? - M'ha detto che tu non ti disperi e m'ha consegnato due bellissime arance, una rossa e una gialla ; quella rossa la dai a mangiare allo sposo e poi ti vesti da uomo e scendi giù. - Ah, se mi liberi da lui, cavallino bello, ti ho promesso la mangiatoia d'argento e te la faccio! - Sbrigati, - rispose il cavallino - a queste cose penseremo poi. - Mariuccia risale quatta quatta in camera sua e ritrova le donne che dovevano vegliarla, le quali russavano ancora come ghiri. Si mette a letto e finge di dormire anche lei. Di lì a un poco ecco che sente fare alla porta : - Bum ! Bum ! Bum ! - Le donne si svegliano, corrono ad aprire ed al Principe, che entra seguito dai medici, assicurano : - La Principessina non s'è mai risentita in tutta la notte. Un sonno più tranquillo non si poteva sperare. - E i medici la guardano, le tastano il polso, mentre Mariuccia finge ancora di dormire, e sentenziano che il pericolo è passato, che il deliquio non si ripeterà. In quel mentre Mariuccia apre gli occhi, sorride al padre e dice di sentirsi bene, che anzi vuoi alzarsi per ricevere lo sposo, il quale, poveretto, deve essere in grande angoscia. - Sì ; è già in sala da un pezzo che aspetta tue notizie, - risponde il padre. Mariuccia si fa vestire dalle cameriere, e col viso sorridente va un momento in giardino, dove finge di cogliere le due arance, e poi raggiunge lo sposo in sala e gli regala un' arancia rossa. - A quando le nozze ? - domanda il cavaliere col serpente sull'elmo. .- A domani, se non c'è nulla in contrario; - risponde Mariuccia e si scusa di lasciarlo subito perchè ha da preparare tante cose. Invece va nella guardaroba del padre, prende un vestiario completo da uomo, poi si chiude in camera, e zaffete ! con una forbiciata si taglia le trecce, si traveste e via dal cavallino sauro, che nitrisce sentendola avvicinare. - Eccomi pronta, - gli dice. - Che cosa debbo fare ? - Salimi in groppa e dove ti porto vieni ! - Mariuccia lo inforca, e il cavallino trotta e galoppa e la conduce in una città e si ferma davanti al palazzo del Re. - Sali su dal Re, - le dice - e domandagli se ha bisogno d'un cameriere. Se ti domanda come ti chiami, devi rispondergli che ti chiami don Peppino e che sei stato in casa del Principe tuo padre. - Mariuccia aveva piena fede nel cavalluccio : quanto esso ordinava ella lo faceva senza discutere. Salì dunque dal Re, fece passare ambasciata e si offrì per cameriere. Al Re piacque e la prese. Bisogna sapere che questo Re aveva un figlio, il quale, appena vide il nuovo cameriere disse al padre : .- Io son sicuro che quel cameriere è una donna. - Sarà. Se vuoi sincerartene domani fa' venire l'orefice di Corte con molti oggetti e dì al cameriere di scegliere. Da quel che sceglie t'accorgi se è maschio o femmina. - La sera don Peppino andò a governare il cavallino sauro e il cavallino gli disse : - Bada che domani il figlio del Re ti sottoporrà ad una prova : farà portare dall'orefice di Corte diversi oggetti d'oro e ti dirà di sceglierne uno. Tu devi scegliere un anello da uomo. - Non dubitare che non mi tradirò, - rispose don Peppino. Il giorno dopo, mentre il cameriere spolverava lo studio del Re, eccoti l'orefice col Reuccio. Sulla tavola espone tanti oggetti diversi, perché il Re voleva scegliere doni per la Corte. Allora il Reuccio dice a don Peppino : - Ti voglio fare un regalo ; scegli quello che vuoi. - E don Peppino, senza esitare, sceglie un anello da uomo con una pietra. - Te lo dicevo che era un uomo ! - osservò il Re al figlio quando furono soli. - No, padre ; forse ha capito che lo sottomettevamo a una prova, ma sono sicuro che don Peppino è donna. Non vedete che viso bello e delicato che ha ? Non vedete che personale snello, che vitina sottile ? . - È così perché è giovane, - rispose il Re. - No, padre ; giurerei che è donna : Manuccia lunga, mano gentile, Faccia di donna che mi fa morire. - E si mise a piangere. Il padre gli disse : - Domani lo conduci nella distilleria del palazzo dove estraggono l'essenza di bergamotto ; se perde i sensi per il forte odore, è donna. - Il domani il Reuccio condusse il cameriere nella distilleria col pretesto di prendere una boccetta d'essenza di cedro. Don Peppino, sentendo già da lungi il forte profumo, cercò un pretesto per non entrarvi, ma il Reuccio disse voglio, e il cameriere dovette obbedire. Però non v'era appena entrato che cadde lungo disteso in terra. Il Reuccio mandò a chiamare le donne della Regina e fece trasportare il finto don Peppino nelle stanze della madre. Qui Mariuccia si riebbe, confessò tutto, disse di chi era figlia, e il Reuccio, appena lo seppe, dichiarò che la voleva sposare. - O lei o nessuna ! - La Regina storse la bocca perchè gli aveva destinato una sua nipote e non poteva soffrire quella intrusa. Ma il Re, interrogato, dette il consenso, e la Regina, volere o volare, dovette chinar la testa. Di lì a pochi giorni si fecero le nozze con gran pompa, e la Reginuzza non solo si fece amare dal marito e dal suocero, ma anche da tutto il popolo. Soltanto la Regina l'odiava a morte, e tanto più prese a odiarla quando il maggiordomo annunziò a tutti che di lì a poco la Reginuzza avrebbe dato alla luce un figlio. Ma ecco che il Re di un paese vicino muove guerra al suocero di Mariuccia. Il suocero era vecchio e alla guerra dovette andare il Reuccio. Compera disperato di lasciar la moglie, e quanto la raccomandò alla Regina ! - Madre mia, - badava a ripeterle - dovete volerle bene come a me, e non appena nasce il piccino dovete mandarmi un corriere per dirmi come sta Mariuccia e se il nascituro è maschio o femmina. - La madre glielo promise, benché non potesse digerir la nuora, e il Reuccio partì. A suo tempo la Reginuzza dette alla luce un bellissimo maschio e la Regina subito scrisse una lettera al figlio, la consegnò a un corriere fidato e gli disse di portarla al Reuccio al campo. Il corriere parte a spron battuto e corre corre per portare più presto la notizia al Reuccio, ma quando ha viaggiato alcune ore, ecco che il cavallo gli cade e si tronca una gamba. Che fare ? Proseguì la via a piedi guardando di qua, guardando di là se vedeva una casa dove potesse avere un'altra cavalcatura. Finalmente, all'uscire da un bosco, vide un bellissimo palazzo, con tutte le finestre chiuse, il portone chiuso che pareva disabitato. Nonostante il corriere ne salì la gradinata di marmo e si mise a bussare, e giù, bussa che ti busso! Dopo un pezzo che bussava, dal bosco uscì un serpente che gli s'avvicinò strisciando e gli disse: - Che fate a quest' ora qui ? - Sono il corriere del Re e mi ha spedito la Regina per andare dal Reuccio a portargli la notizia che la Reginuzza ha fatto un bel maschio. Però, poco distante di qui m'è caduto il cavallo e s'è rotto una gamba. Volevo domandare alla gente di questo palazzo se era possibile avere un'altra cavalcatura. - In questo palazzo ci sto io solo, - disse il serpente - ma posso benissimo darvi ospitalità per la notte e domani fornirvi un cavallo. Entrate ! - II serpente si rizzò fino a giungere ad aprir la porta, introdusse il corriere nel palazzo, gli cucinò la, cena, e gli fece ogni sorta di gentilezze. Però, non appena il corriere fa addormentato, gli frugò in tasca, prese la lettera scritta dalla Regina, la lesse, poi la risigillò e gliela rimise in tasca. La mattina dopo il corriere si alza, il serpente gli fa trovar pronta la colazione e il cavallo, gli fa mille complimenti e gli dice : - Al ritorno dovete assolutamente passar di qua; voglio che me lo promettiate. Il corriere glielo promise e partì. Al ritorno il serpente gli dette da cena, da dormire, gli prese la lettera dalla tasca e gli ce ne mise un'altra scritta da lui, in cui diceva al Re di scacciar Mariuccia e il piccino e di farla bruciare viva. Il Re, quando lesse quella lettera, credette che il figlio fosse ammattito e se n'andò dalla Regina: - Ma perché, - domandò - nostro figlio è così arrabbiato con la moglie ? Ma come mai ha perso per lei tutto l'affetto ? Chi l'ha così cambiato ? Io non capisco nulla, - e si grattava la testa, ma, per quanto si grattasse, capiva meno di prima. - Badiamo bene però di non dir nulla a Mariuccia, poveretta! - soggiunse poi. Però Mariuccia aspettava con ansia la lettera del marito, sperava che contenesse mille tenerezze, e ogni giorno chiedeva al Re e alla Regina : - È venuta la lettera dal campo? - La Regina, che continuava a odiarla, per farle dispiacere, trasgredì l' ordine del marito, le disse che la lettera era giunta e gliela fece anche leggere. La sfortunata Reginuzza ne ebbe un colpo tremendo. - Dal momento che mi vuole scacciare, me ne andrò da me, - disse. La suocera si sentì allargare il cuore, ma non fiatò. La notte Mariuccia prende il bimbo, monta sul cavallino sauro e se ne va, senza dir nulla a nessuno. Dopo lungo viaggiare giunge in un bosco, e quando ne esce vede il palazzo del serpente. Allora smonta da cavallo per lasciar pascere l' animale, e col suo bimbo fra le braccia siede sulla gradinata e sospira. H serpente la vede, la riconosce, e schizzando fuoco dagli occhi, le si avvicina e le dice: - Vieni qua, amica, fra noi dobbiamo fare certi conti. - Anche Mariuccia lo riconobbe subito e si mise a tremare. - Fammi tutto quello che vuoi, basta che tu non tocchi questo innocente, - disse stringendo a sè il piccino. Il serpente le ordinò di salire la gradinata, di entrare nel palazzo, e sempre sibilando, sempre fissandola con gli occhi che schizzavano fuoco, la cacciò nell'ultima stanza del palazzo, ce la chiuse a chiave e disse : - Tu mi avevi promesso la mano di sposa ; invece mi dasti con inganno l'arancia rossa e per colpa tua perdetti l'effigie d'uomo e divenni serpente. Dunque me la pagherai. Ti condanno a veder morire di fame tuo figlio ed a fare la stessa morte di lui. - Figuriamoci la disperazione di Mariuccia! Si mise alla finestra a gridare : - Cavallino mio, aiutami ! La mangiatoia d'argento te l'avevo fatta quand'ero Reginuzza. Se mi liberi dal serpente e se riacquisto l'affetto del Reuccio mio sposo, te la farò d'oro e non ci sarà cavallo meglio trattato di te ! Sai che mantengo quello che prometto e che alla Corte non passava giorno che non ti governassi io ! - La finestra accanto a quella dov'era Mariuccia ripetè le parole di lei, poi le ripetè la finestra seguente, e le ripeterono tutte finché non le ripetè quella che era sopra al prato dove pasceva il cavallino sauro. In quel momento il serpente strisciando usciva dalla porta del palazzo e la chiudeva con sette chiavi enormi. Il cavallino non disse nè ài nè bài. Intanto che il serpente infilava la prima delle sette chiavi nella prima delle sette serrature per rinchiudere Mariuccia i palazzo e farla assistere alla morte del figliolino e farvela morire di fame anche lei, fece una corsa, un lancio sulla gradinata, lo afferrò coi denti fra capo e collo, e stringi che ti stringo. Il serpente battè con furia la coda, mise fuori la lingua, gli occhi gli schizzarono dalla testa, s' arrotolò come un fascio di corda e cadde morto. - Mariuccia, sei salva ! - gridò il cavallino. - Il serpente è morto. Cerca di sfondare l' uscio ; il portone è aperto. - Mariuccia prese subito un'asse del letto, e con quella si mise a battere contro l' uscio. Batti batti, l'uscio cedette e la Reginuzza entrò in sala dove ci erano tante sedie tutte con ornati di bisce dorate aggrovigliolate insieme. Si rammentò allora d' aver serbato l' arancia gialla che le aveva data il cavallino nel palazzo del Principe suo padre quando fuggì, e la cavò di tasca. Aveva la buccia secca secca, ma tagliandola in mezzo, vide che conteneva ancora un po' di succo. Con quel succo bagnò la testa delle bisce dorate e, come per incanto, ritornarono tutte donne giovani e belle e le raccontarono che il serpente le aveva tutte convertite in bisce perché non l' avevano voluto sposare. Anche Mariuccia narrò i casi suoi, ed esse, sentendo che era figlia di Principe e moglie di un Reuccio le dissero : - Giacché non hai dame nè cameriste, noi saremo le tue dame, le tue cameriste e le aie di tuo figlio, - e da quel momento Mariuccia fece una vita tranquilla in mezzo a tutte quelle donne che la servivano con amore. Gli anni passarono, il figlio di Mariuccia si fece un bellissimo giovinetto ed era sempre in groppa al cavallino o accanto alla sua mamma, circondato dalle sue aie che gl'insegnavano chi una cosa e chi un'altra così che era istruito, gentile e cortese come si conviene al figlio di un Reuccio. Lasciamo Mariuccia al palazzo sul limitare del bosco e torniamo al Reuccio. Terminata la guerra, che era durata tre anni, con lo sterminio del nemico, il Reuccio coperto di gloria se ne tornò alla Corte del Re suo padre, tutto bramoso di rivedere la sposa e di abbracciare il figlio che ancora non conosceva. Il popolo gli mosse incontro acclamandolo, la Regina e il Re gli andarono incontro fino alle porte della città. Appena li scorse, non vedendo ne Mariuccia ne il figlio accanto a loro, si turbò tutto e corse a chiedere dove fossero. Il Re e la Regina si guardarono maravigliati. - Ma non scrivesti tu che dovevano essere scacciati ? - domandò il Re. - Io ?! Ma io scrissi che li teneste di conto più che la pupilla degli occhi vostri. Ma la lettera l'abbiamo serbata, - disse la Regina. Basta. Tutta la gioia del Reuccio svanì. Vide la lettera e sentenziò : - Questa non l'ho scritta io. Qui c'è inganno, ma chi è stato il traditore? Ah, se l'avessi qui! - II povero Reuccio non faceva che disperarsi e far cercare la moglie e il figlio. Egli se ne stava sempre rinchiuso nella sua camera e non parlava se non coi messi che tornavano dall'aver cercato la Reginuzza e il bambino. Così passarono molti anni senza che il suo dolore si calmasse, e spesso la madre gli diceva : - Vedi, ormai non c'è più speranza di ritrovarli; dovresti pensare a prendere un'altra moglie per assicurare la successione al trono. - Ma egli rispondeva : - Non sposerò mai altra donna ; se Mariuccia e il figlio mio sono morti, io vivrò di dolore, ma nessuna Principessa prenderà il posto della mia sposa. - Un giorno alcuni signori della Corte stabilirono d'andare a caccia in un bosco lontano lontano, e tanto dissero e tanto fecero che indussero il Reuccio ad unirsi a loro. Partono a cavallo, battono il cinghiale, ma sul più bello si scatena una tempesta. I fulmini abbattevano gli alberi, il vento schiantava i rami, la pioggia e la grandine venivano giù come Dio le mandava. I cacciatori spronarono i cavalli per uscire dal bosco e schivare il pericolo d'esser fulminati. Appena all’aperto scorsero un bellissimo palazzo, bussarono e furono accolti gentilmente da tante cameriere, che li fecero entrare in una gran sala, dove in un vasto camino ardeva il fuoco. Da quella sala passò Mariuccia col figlio per andare nelle sue stanze, e tutti i cacciatori s’alzarono, credendola la padrona del palazzo, e l'ossequiarono. Ella, non appena ebbe fissato il Reuccio, lo riconobbe e impallidì, ma non disse nulla sul momento e si ritirò insieme col figlio. Però di lì a poco disse al giovinetto : - Hai veduto quel cacciatore più alto di tutti e col portamento così nobile, benché pallido e come affranto dal dolore ? Ebbene, quel cacciatore è il Reuccio tuo padre. Va’ da lui e baciagli la mano. - II fanciullo tornò nella sala, s'accostò al cacciatore che la madre gli aveva indicato, mise un ginocchio in terra e baciandogli la mano, gli disse : Padre mio, beneditemi ! - Figuriamoci quel che provasse il Reuccio in quel momento! Rialzò il fanciullo, se lo strinse al petto e pianse di gioia su quel capo che aveva tanto bramato di baciare. Poi si fece condurre dalla madre, e qui nuovi abbracciamenti e nuove lacrime. Mariuccia gli raccontò tutto quello che aveva .offerto e quanto l' aveva aiutata il cavalluccio e la promessa che gli aveva fatta di dargli una mangiatoia d’oro. Naturalmente il Reuccio insieme con la moglie, il figlio e il seguito andarono subito alla Corte. Il cavallino fa montato dal fanciullo e in città si fecero grandi feste a tutti, e anche al cavallino, che ebbe la sua mangiatoia d'oro e una stalla tutta di marmo e e visse tanti anni, grasso bracato, e vide il Reuccio divenir Re, la Reginuzza divenir Regina e poi regnare anche il figlio di Mariuccia. Finalmente un giorno anche il cavallino sauro morì, e il Re gli fece erigere una statua.

4 - Il Re superbo.

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