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Le Fate d'Oro

Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura

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23 - Il fior della vita.

C'era una volta una vecchina, piccina piccina, stentata stentata, che reggeva l'a- nima coi denti. Quella vecchina aveva una casina da bambole tutta coperta di capri- foglio. Estate e inverno, col solleone e con la neve, quel caprifoglio era in fiore e pro- fumava tutta la valle intorno. Ma Dio guardi se uno si accostava per coglierne una ciocca, i fiori diventavano spine lun- ghe lunghe, le foglie si convertivano in ortica, e gli steli ingrossavano, crescevano, diventavano bacchette, e le bacchette in- cominciavano a frustare senza misericordia. L'infelice che aveva osato toccare la ciocca fiorita doveva scappare come un barbero se non voleva essere conciato per il dì delle feste. Quando fuggiva, sentiva urlarsi dietro da una vocina rabbiosa: -Torna torna e sentirai che piacer tu troverai.- Era la vecchina, che, affacciata alla finestra, lo minacciava con la mano. Chi aveva provato quelle frustate non ci tornava più; ma della gente che ten- tava di cogliere una ciocca di caprifo- glio ce n'era sempre, e veniva di lontano lontano, perché dicevano che se uno po- teva avere un fiore solo di quella pianta, non moriva più. Così la vecchina aveva un bel da fare, e gli uccelli che avevano il nido sugli al- beri vicini sentivano urlare tutto il giorno: - Torna torna e sentirai Che piacer tu proverai. - E vedevano la gente tutta malconcia che se la dava a gambe, e preferiva la morte a quel supplizio. Ora dovete sapere che c'era un Re, potentissimo, che non aveva figliuoli. Il sole splendeva sempre sui suoi Stati; aveva tanti sudditi, che nessuno era mai riuscito a contarli, ed era più ricco di tutti i sovrani della terra. Il suo palazzo sor- geva in vetta a una collina, nei cui fian- chi teneva accumulati tutti i suoi tesori. I mari erano cosparsi delle sue navi; il letto dei fiumi era coperto di remi d'oro: i campi erano fertili come la terra promessa, e la prosperità regnava nei suoi Stati. Nonostante tutta quella possanza e quelle immense ricchezze, il Re era infe- lice. Un pensiero fisso lo perseguitava. - A chi avrebbe lasciato la co- rona? - Aveva fratelli, nipoti, cugini, una ca- terva di parenti, ma di ognuno di essi aveva da lagnarsi. Uno l'aveva ingannato, un altro aveva disobbedito ai suoi ordini, un terzo aveva cospirato contro di lui; insomma, chi più, chi meno, tutti gli erano usciti di grazia, e non voleva a nessun costo farli potenti e felici. Oramai lui era vecchio; la Regina pareva una nonna, e figliuoli non spera- vano di averne più; bisognava trovare un rimedio per non morire. Sapeva che nei suoi Stati e' erano molti saggi, e fece fare da centinaia di araldi un bando: - Comando e voglio che chiunque mi sappia insegnare il mezzo di non mo- rire, si presenti al mio palazzo dentro un anno, un mese e un giorno. - Subito la collina del palazzo reale in- cominciò a formicolar di gente, e il Re ri- ceveva tutti. Chi gli suggeriva l'uso di un medi- camento; chi di campare di solo latte; chi di mettersi sotto una campana di cristallo. Il Re non aveva fede in quei rimedî. Finalmente, dopo un anno, un mese e un giorno, si presentò a palazzo un mer- cante tutto polveroso, col bordone da pel- legrino in mano e la bisaccia sulle spalle, e chiese di parlare al Re. Il Re lo ricevè nella sala del trono. Il mercante si avanzò timoroso, salì i primi gradini del trono e s'inginocchiò. - Sacra Real Maestà; ho viaggiato notte e giorno per indicarvi il rimedio per vivere eternamente. - E perche non me l'hai portato? - domandò il Re, sospettando un inganno. Il mercante glielo disse subito. - Se quel rimedio lo avessi toccato io, avrebbe perduto ogni virtù. Bisogna che ve lo procuriate da voi stesso. - Il Re voleva saper subito in che cosa consisteva. Il mercante, prima di parlare, volle che uscissero tutte le guardie e poi glielo disse. - Nella valle della Morte c'è la ca- sina della fata Agonia. A piè di quella casina cresce il caprifoglio, che è la pianta della vita. Bisogna prendere un fiore di quella pianta e portarlo sempre addosso; allora non si muore mai. Ma appena si sta per coglierlo, i fiori diventano spine lun- ghe lunghe, le foglie si convertono in or- tiche pungentissime e gli steli ingrossano, crescono, diventano bacchette, e le bac- chette incominciano a frustare senza mise- ricordia. - Il Re si credeva burlato dal mercante. - Ti farò pagare con la vita l'in- ganno. - Fatemi uccidere pure. Porterò con me il segreto. - Il Re si rabbonì. - Come debbo fare per procurarmi il fiore della vita? - Il mercante posò la bisaccia e cavò fuori una boccetta di cristallo. C'erano dentro le lacrime di un eroe, versate per la morte di un nemico. Con quelle lacrime doveva annaffiare la pianta. Poi tirò fuori un vasetto d'argento che conteneva un unguento: quell'unguento era fatto col midollo delle ossa di una colomba, e doveva ungerne le foglie della pianta. Poi cavò fuori un coltellino d'oro, fatto cogli orecchini che una fanciulla aveva dati in elemosina a un povero. Doveva toccare con quello una ciocca di caprifoglio, e la ciocca sarebbe caduta. Finalmente cavò fuori una perla di- visa nel mezzo. In quella perla ci doveva mettere il fiore e portarlo sempre appeso al collo. Il giorno che l'avesse perduto, sarebbe morto. Il Re fece regalare al mercante due sacchi pieni di monete d'oro, gli fece dare cavalli e carrozze, e lo licenziò. Il giorno dopo, nonostante le preghiere della Regina, partì a cavallo, solo. Cammina, cammina e cammina, giunse alla valle della Morte, proprio difaccia alla casa della fata Agonia. La Fata, che era affacciata alla fine- stra, lo guardava avvicinare e sorrideva. La pianta già si agitava, ma si fermò per incanto quando il Re l'ebbe annaf- fiata e unta come avevagli insegnato il mercante. Allora egli adocchiò la più bella ciocca e vi avvicinò il coltellino. La ciocca cadde ai suoi piedi. Il Re la raccolse, spiccò il fiore più bello e lo mise nella perla. In quel momento udì una musica soa- vissima, che pareva uscisse dai rami de- gli alberi e dalle viscere della terra, e come per incanto vide sorgere, invece della casina piccina piccina, un magnifico pa- lazzo. Da una finestra di esso una Fata bellissima gli faceva cenno di avvicinarsi. Il Re seguì l'invito, ed entrò nel palazzo. Dietro a lui sentì chiudere la porta di bronzo, ma egli non si voltò. Da una sala passava in un'altra, da un cortile in un altro, da un giardino in un altro. Quel palazzo era grande stempiato, e bello da non dirsi. In fondo all'ultimo giardino c'era un cigno grandissimo che nuotava in un lago dalle sponde fiorite. In groppa al cigno il Re vide la bellissima Fata che gli sorrideva. Costei gli disse che era la Fata della Vita, condannata per invidia delle sue com- pagne ad abitare quella casa piccina pic- cina e ad esser brutta e sdentata come l'Agonia; ma egli, staccando quella ciocca di caprifoglio, aveva vinto l'incantesimo; e lei,.in ricompensa, lo rendeva eterno. Il Re da principio era felicissimo del soggiorno di quel palazzo, ma si stancò presto di quella vita e chiese alla Fata il permesso di ritornare nei suoi Stati, e nella sua reggia. La Fata glielo concesse subito, e or- dinò al suo cigno di prenderlo in groppa e di fargli fare di notte quel viaggio lungo lungo che non finiva mai. Volarono al disopra di città e di vil- laggi, di pianure e di montagne, e all'alba il cigno deponeva il Re alla porta del suo palazzo. Il Re voleva entrare e la sentinella gl'impediva il passo. Disse chi era; gli risero in faccia, af- fermandogli che il Re era morto, che di Re non ce n'era in quel momento; e che i suoi parenti si disputavano la succes- sione. Chiese della Regina, e gli fu risposto che la Regina era morta dal dolore di aver perduto il marito. Chiese dei suoi ministri, e seppe che i ministri erano tutti in prigione perchè i parenti del Re volevano punirli della loro fedeltà. Chiese dei grandi del Regno e apprese che chi parteggiava per un pretendente al trono, chi per un altro, e la pace era di- strutta; la guerra e la miseria regnavano dunque nei suoi Stati. Il Re discese la collina mestamente. Che cosa se ne faceva della vita, ora che gli mancava tutto? Sedè in riva a un torrente che cor- reva, rigonfio dalle nevi sciolte; e guardò per un pezzo l’acqua che seguiva sempre la stessa direzione. Gli venne il desiderio di staccarsi dal collo la perla e lanciare il fior della vita nella corrente. Ma un pensiero lo trattenne. Non poteva lasciare che la guerra e la miseria affliggessero i suoi Stati; doveva ristabilire la pace, e poi avrebbe avuto il diritto di morire. Si rialzò, andò in cerca di sudditi da lui beneficati, si fece riconoscere, riprese la corona, scelse un successore, e quando la pace e la prosperità regnarono di nuovo nei suoi Stati, lanciò via il fiore della vita e morì tranquillo e contento. Fecero molte feste per l’assunzione al trono del nuovo Re, e tutto il popolo ban- chettò per tre giorni. L'ultimo ad arrivar fu Gambacorta Che s'ebbe appena un briciolin di torta.

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