Le Fate d'Oro
Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura
Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento
21 - Le tre sorelline.
C’era una volta un mercante ricco per venti, ma avaro, aiutatemi a dire avaro per cento. Questo mercante aveva moglie e tre bambine piccine. Viaggiava quasi sempre, e in casa sua dovevan campar d'aria, e andare a letto all'ora dei polli per non consumare il lume. La moglie non faceva che piangere; le figliuole si lagnavano per il freddo e per la fame. La gente guardava il mer- cante con disprezzo, ma lui non si curava di nulla. Bastava che ogni volta che an- dava in cantina potesse ficcar le mani nei mucchi d'oro e di argento, che egli accu- mulava, perchè fosse felice. La moglie, invece, si struggeva come una candela a veder patire le sue tre bam- bine, e un giorno si mise a letto e non ne uscì più, altro che per andare sottoterra. Prima di morire chiamò d'intorno a sè le tre bambine, e le volle benedire a una a una. Disse alla più piccina: - Quando tornerà il babbo, digli che sono morta di crepacuore. - Disse alla seconda: - Quando tornerà il babbo, digli che sono morta di crepacuore per voialtre. - Disse alla maggiore: - Quando tornerà il babbo, digli che sono morta di crepacuore per voialtre; ma che gli perdono. - E spirò. Le bambine non si mossero per un giorno e per una notte d'accanto al letto della morta, e piangevano da intenerir le pietre. Non avevano potuto accendere nep- pure un lampanino alla loro povera mam- ma, e, prese dal freddo e dalla paura, tremavano come foglie. Quando incominciava ad albeggiare, sentirono giù nell'ingresso un rumore di chiavistelli; ed esse, impaurite, si accosta- rono l'una all'altra. Era il padre che tornava, e di fondo alle scale si mise a chiamare la moglie. Chiama, chiama, nessuno gli rispon- deva. Allora salì su e vide la moglie morta e le tre bambine che piangevano. - Babbo, la mamma è morta di cre- pacuore, - singhiozzò la più piccina. - Babbo, la mamma è morta di cre- pacuore per noialtre, - singhiozzò la se- conda. - Babbo, la mamma è morta di cre- pacuore per noialtre, ma ti perdona, - singhiozzò la maggiore. Il mercante le cacciò via dalla stanza; fece sotterrare la moglie sotto un noce, nel- l'orto, e poi andò giù in cantina a guar- dare i suoi tesori. Questi almeno non morivano, e l'oro e l'argento gli avrebbero luccicato sempre davanti agli occhi. Ma quella volta ebbe un bel rimugi- nare i mucchi di monete: gli parevano sempre poche, sporche, del colore dell'ot- tone e del piombo, e mandavano un certo suono.... pareva che gemessero. Unì a quelle le altre monete che aveva guadagnate nel suo recente viaggio, e an- che quelle perdettero subito lo splendore. Quella sera richiuse la cantina ingru- gnito, andò su dalle figliuole e ordinò alla maggiore di preparare da cena. Lucia non sapeva far altro che la frittata, e anche quella coll'aiuto delle so- relle. Una doveva andare a prender le uova, un'altra doveva romperle e frullarle, e lei le metteva nella padella e rivoltava la frittata. Quella volta la padella le sgusciò di mano e la frittata andò tutta nel fuoco. Bisognava vedere il mercante com'era imbestialito! Prese un randello, e giù, bòtte da orbi sulla schiena della povera bam- bina. Allora il padre comandò a Maria di fare un'altra frittata. Maria era anche più piccina, eppoi sentiva sempre piangere la sorella per le bòtte, la qual cosa la rendeva ancor più impacciata. Sul più bello anche a lei scivolò la padella di mano, e giù la frittata nel fuoco. Ebbe un carico di busse lei pure, poi il mer- cante disse a Briciolina di far lei la frit- tata. La bimba salì su una seggiola, per- chè al camino non ci arrivava, e tremava, tremava tanto che un po' alla volta anche a lei andò tutta la frittata nel fuoco. Il mercante non ci vedeva più dalla bile, e diceva che non sapeva che cosa farne di tre figliuole come loro, che non erano buone neanche a fare una frittata, che sperperavano tutto! Se ne potevano andare pure; lui chiudeva casa, e non vo- leva impicci.... avevano capito? Le bambine, spaventate, non se lo fe- cero dir due volte. Tanto, in casa senza la mamma non ci si potevano più vedere. La maggiore prese un ombrellone d'in- cerato. - Almeno ci parerà dall'acqua e dalla neve, - disse. La seconda prese un panettino. - Almeno ci sfamerà, - disse. La più piccina prese un coltellino. - Almeno ci servirà per cogliere i fiori, - disse. E pian piano, senza far rumore, le tre bambine uscirono di casa. Era una serataccia da lupi, e la neve veniva giù a turbini. Lucia aprì l'ombrello, prese a braccetto le sorelline, e via per la campagna. Camminavano senza sapere dove an- davano. Il babbo le aveva scacciate, dun- que dovevano andare per il mondo a pro- cacciarsi da vivere. Più camminavano e più la campagna diventava buia e spaventosa. Le due mag- giori piangevano dirottamente. Briciolina sola si faceva coraggio, e spronava le so- relle a andare avanti. Erano intirizzite dal freddo, sfinite dalla fame e in lontananza sentivano ululare i lupi. Briciolina chiese il panettino e lo partì in tre. La parte più grossa la dette alla so- rella maggiore, quell'altra alla seconda e la più piccina se la tenne per sè. - Moriremo di fame lo stesso, - sus- surrò Lucia. - Prima mangia e poi lo dirai, - os- servò Briciolina, e aveva ragione. Più mordevano il panettino e più quello cresceva. Quando furono sazie, ne avevano ancora un pezzo per ciascuna. Briciolina allora suggerì di coricarsi. - Fra poco la neve ci sotterrerà, - risposero le sorelle. - Ripariamoci sotto l'ombrello, - disse Briciolina - e poi vedremo. - Infatti si misero sotto l'ombrello, si addormentarono, e quando aprirono gli oc- chi la mattina dopo, trovarono accanto a loro un lupo morto, col coltellino piantato nel cuore; e sopra alle loro teste era cre- sciuta una bella casina per proteggerle. Si alzarono, trovarono dei vestiti nuovi da indossare e una bella tavola apparec- chiata per la colazione, con sopra ogni grazia di Dio. Quando ebbero mangiato, si presentò loro una bella caprina con le corna di corallo, sparecchiò e sparì. Le bambine, rimaste sole, comincia- rono a piangere la mamma morta. Alle loro grida riapparve la caprina. - Siate buone, siate buone, bambine mie, io vi farò da mamma e sarete contente di me! - Le bambine si misero a ridere pure avendo le lacrime agli occhi, e Briciolina andò ad abbracciare la bella capra. Da quel giorno le bambine e la ca- prina stettero insieme d'amore e d'accordo. Le bambine adoravano la caprina. In casa non si sentiva dir altro che: caprina qui, caprina là! e la caprina le curava come se fosse la mamma per davvero. Le bambine crebbero e diventarono tre occhi di sole e tre brave donnine da casa. In terra c'era tanto pulito che ci si sarebbe potuto leccare; e sui mobili non si trovava un granellino di polvere a pagar cento scudi. Un giorno che la caprina se ne era andata fuori, Briciolina sentì abbaiare fu- riosamente, e, affacciandosi, vide la caprina inseguìta da una muta di cani, che stavano per afferrarla. Dietro venivano di galoppo tre bellissimi cacciatori. Briciolina urlò, strepitò, ma i cani as- salirono la capra, l'uccisero e si accinge- vano a sbranarla. - Assassini! - disse Briciolina ai cacciatori. - Assassini! - ripeterono Lucia Maria, che erano sopraggiunte. E fra tutte e tre portarono in casa la caprina morta e l'adagiarono sopra un letto di fiori; e lì incominciarono a piangere da far compassione. I cacciatori erano rimasti tutti umi- liati e dolenti, e non osavano muoversi Ognuno di essi avrebbe dato la vita per rasciugare le lacrime di quelle tre belle ra- gazze. Briciolina era la più desolata e non si saziava di baciare la povera caprina. Una lacrima di Briciolina andò pro- prio a posarsi sulla ferita sanguinante del caro animale, e subito la caprina agitò le zampe; a poco a poco la pelle le cadde da dosso, e comparve davanti agli occhi delle fanciulle una bellissima Fata. - Chi sei? - le domandò Bricio- lina. - Sono la Fata dei bambini abban- donati: sono la vostra Fata! - Le tre bambine le saltarono al collo. Ora torniamo un bel passo addietro. Il mercante, rimasto solo, era andato a letto e si era addormentato profonda- mente; ma dopo poco incominciò a sognare pareva che i ladri gli rubassero suoi te- sori; gli sembrava di sentir rotolare le mo- nete sul pavimento; voleva urlare e non poteva. Si svegliò spaventato e andò in cantina per sincerarsi. I mucchi delle monete erano tutti a po- sto; soltanto quand'egli prendeva una mo- neta in mano ci vedeva sempre da una parte o dall’altra il viso piangente di una delle sue bambine, e dagli angoli bui della cantina sentiva partire gemiti ed ululati di lupi. Richiuse la cantina e tornò a letto, e lì riprincipiò a sognare i ladri e si ride- stò. Insomma, non aveva un momento di pace, tanto che dopo una settimana di quella vita avrebbe dato tutti i suoi tesori per riavere le sue bambine e riacquistare la tranquillità. Si mise una bisaccia in spalla, e via per il mondo a cercarle. Camminò sette anni, sette mesi e sette g'iorni, quando una sera arrivò stanco sfi- nito in riva ad un bellissimo lago. Sulla sponda del lago incontrò una vecchia. - Sapreste dirmi in che paese siamo? - Siamo nel reame di un Re poten- tissimo, che oggi fa sposo l'unico suo figlio; anzi vado al banchetto nuziale, e possiamo fare la strada insieme. - Il mercante s'incamminò, e per la strada seppe che la sposa era una povera ragazza, ma tanto mai buona e tanto mai bella che nessuna poteva starle a confronto, altro che le due sorelle di lei, che erano già spose di due Principi coronati. Al mercante venne voglia di vedere quella perla di principessa e di parlarle, perciò domandò alla vecchina se gli poteva ottenere un'udienza. La vecchina glielo promise, ma sul più bello la perse di vista e arrivò solo, stracciato e polveroso al palazzo reale. I servitori Io mandavano via, i cani stessi gli abbaiavano alle calcagna, ma lui tanto fece, tanto s'arrabattò che gli riuscì di mettersi in fondo allo scalone di dove doveva scendere la sposa, in mezzo al cor- teo, per andare al banchetto. Quando il mercante vide la sposa si sentì tremare le ginocchia e sussurrò: « Bri- ciolina! » Briciolina si voltò, riconobbe il padre e gli si buttò al collo. Costì il corteo do- vette fermarsi, perché Briciolina era sem- pre abbracciata a lui, e poi se lo mise al fianco, fece chiamare le sorelle e tutte gli fecero un'accoglienza, come se le avesse fatte crescere nel cotone. Il mercante, guarito dall'avarizia, con- solato dalle figliuole, dimenticò i patimenti sofferti, e tutti insieme fecero una festa coi fiocchi. E i tre cacciatori? Che non l'avete capito? Erano i tre Principi che sposarono le figliuole del mer- cante.
Carte d'autore online