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Le Fate d'Oro

Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura

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20 - La Principessa e le noci.

C'era una volta un Re, che aveva tre figliuole: le due maggiori eran superbe e cattive, la minore, invece, era la più bella e buona creatura che ci fosse al mondo. Non soltanto il padre e la madre anda- vano orgogliosi di lei, ma anche tutti i sud- diti, grandi e piccini, del loro vasto reame. Una sera le tre Principesse parlavano fra loro e dicevano chi avrebbero sposato. - Io non sposerò se non un Re, - disse la maggiore. - E io almeno almeno un Granduca, - disse la secondogenita. - Come siete ambiziose! - osservò la minore ridendo. - Io mi contenterei anche del Bue Rosso di Narroway. - La mattina dopo, essa non pensava già più a quel che aveva detto la sera prima; se ne dicon tante delle cose senza riflettere! allorchè sentì mugghiare terri- bilmente alla porta di casa. Era il Bue Rosso, che veniva a prendere la sua sposa. Vi potete figurare come tutti al pa- lazzo si spaventassero, poiché il Bue Rosso era una delle bestie più orribili che vi fossero al mondo. Il Re e la Regina non sapevano come fare a salvar la figliuola. Finalmente, pensa e ripensa, stabilirono d'ingannare il Bue Rosso e di mandarlo via con la balia, che era una vecchiona, brutta e grinzosa. Infatti, gliela misero in groppa, e il Bue Rosso andò via. Ma appena fu giunto in un bosco folto, ma aiutatemi a dir folto, fece un salto, e la vecchia cascò per terra. Allora il Bue Rosso tornò addietro, mugghiando più forte di prima. Il Re e la Regina gli misero in groppa a una a una tutte le serve; e il Bue Rosso le buttò tutte di sotto. Poi gli misero in groppa a uno a uno tutti i servitori; e il Bue Rosso li buttò di sotto egualmente. Finalmente gli misero in groppa le due figlie maggiori, e neppur loro furono meglio trattate della balia. Allora il Re e la Regina furono costretti a mettergli in groppa la figliuola minore. La Principessa e il Bue traversarono tante e tante foreste oscurissime, tante e tante pianure deserte. Alla fine giunsero a un bel castello, dove erano ospitate molte persone, lì signore del castello fece loro premura di restare, meravigliato di vedere una così bella Principessa in quella com- pagnia. Quando furono in mezzo agli ospiti del castello, la Principessa scòrse uno spillo conficcato nel cuoio del Bue, glielo tolse, e tutti restarono a bocca aperta, vedendo la bestia spaventosa convertirsi in un gio- vane e bellissimo Principe. Figuratevi un po' come fosse felice la Principessa ve- dendolo cadere ai suoi piedi, ringrazian- dola di aver sciolto il terribile incantesimo che lo aveva relegato fino allora a vivere sotto quelle spoglie! Ci furono grandi feste nel castello; ma sul più bello il Principe disparve, e per quanto lo cercassero non poterono più trovarlo. La Principessa risolse di visitare tutto il mondo per iscoprire dove il Principe si celava; ma per quanto domandasse e cer- casse nessuno seppe dargliene notizia. Una volta, viaggiando, attraversò un bosco foltissimo, e avendo smarrita la via mentre annottava, essa era certa di dover morire di freddo e di fame. Quando scòrse un lume luccicare tra gli alberi, si diresse a quella volta e giunse ad una capanna piccina piccina, dove abitava una vecchie- rella, che le dette cibo ed alloggio. La mattina la vecchierella le consegnò tre noci, dicendole che non le doveva schiac- ciare, finché non si sentiva schiantare il cuore dal dolore. Le insegnò la strada e la mandò in pace con Dio, e la Principessa riprese il faticoso viaggio. Non aveva fatto molta strada, allorché incontrò una comitiva di signori e signore a cavallo, e tutti parlavano delle belle fe- ste che si attendevano per le nozze del duca di Narroway. Poi passarono molte persone che por- tavano ogni sorta di regali e di belle cose per lo sposalizio del Duca. Finalmente la bella Principessa giunse in vista di un castello che non presentava nulla di nuovo; ma i cuochi e i creden- zieri erano tanto affaccendati per il pranzo, che non sapevano proprio di dove inco- minciare. Mentre essa guardava intorno a sé, udì uno scalpitar di cavalli ed un abbaiar di cani, nonchè alcune voci che gridavano: « Fate largo al duca di Narroway! » e il Principe ed una bella signora passarono a cavallo, seguìti da uno stuolo di dame, cavalieri, paggi e valletti. Potete essere sicuri che la Principessa a quella vista si sentì schiantare il cuore dal dolore. Allora schiacciò una noce e ne scappò fuori una vecchina piccina pic- cina, che cardava la lana. La Principessa andò subito al castello e chiese di vedere la signora, la quale, appena scòrse la don- nina, piccina piccina, che cardava senza fermarsi mai, la chiese alla Principessa, e le offrì in cambio di scegliere qualche cosa nel castello. - Ve la darò soltanto col patto che ritardiate di un giorno il vostro matrimo- nio col Duca, e che io possa andare sta- notte sulla terrazza davanti alla camera di lui. - La signora desiderava tanto la don- nina, che concesse alla Principessa quanto chiedeva. Quando fu buio e il Duca fu bene addormentato, la ragazza andò sulla terrazza, e con voce dolce e monotona co- minciò a cantare. Cantò e ricantò tutta la notte, ma il Duca non si svegliò mai, e la mattina la innamorata scese desolata dalla terrazza senza sapere se era stata udita o no. Ella schiacciò la seconda noce dalla quale scappò fuori una donnina, piccina piccina, che filava la canapa. Essa piac- que tanto alla signora che, dietro richiesta della Principessa, acconsentì a protrarre di un altro giorno le nozze. Ma la Principessa non fu più fortu- nata la seconda notte della prima. Dispe- rata, schiacciò l’ultima noce e ne uscì fuori una donnina, piccina piccina, che dipanava la seta. Allo stesso patto la cede alla signora. La mattina, allorchè il Duca si ve- stiva, il servo gli domandò che cosa era lo strano canto ed il lamento che si era udito per due notti consecutive sulla ter- razza. - Non ho sentito nulla, - rispose il Duca - sarà effetto della vostra fantasia riscaldata. - Cercate di non dormire stanotte, e sono certo che vi parrà d'essere in paradiso, - disse il servo. - Così sentirete ciò che mi tenne desto due notti di seguito. - Il Duca si coricò, fece finta di dor- mire, e la Principessa, entrando nella ter- razza, si mise a cantare con più dolcezza che mai, pensando che era l'ultima volta che tentava la prova. Il Duca udendo la voce della bella e cara Principessa, si alzò. Corse subito presso di lei, e le spiegò che era stato lungamente in potere di una maga, i cui incantesimi sarebbero cessati soltanto dopo la loro unione. La Principessa, felicissima di poterlo liberare, acconsentì a sposarlo, e la maga fuggì dal paese spaventata dalla collera del Duca, e nessuno sentì più parlare di lei. Allora si fecero grandi preparativi al castello, e lo sposalizio, che fu presto ce- lebrato con pompa solenne, e al quale presero parte molti principi, pose termine all'avventura del Bue Rosso di Narroway nonché ai pellegrinaggi della bella figliuola del Re.

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