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Le Fate d'Oro

Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura

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C'era una volta una vecchina piccina, ma piccina, che stava sulla vetta di un monte alto, ma alto. Questa vecchina non aveva che una gallina piccina piccina, che le teneva compagnia. La gallina faceva certe ovina piccine come ceci, ma con una frittatina fatta con una di quelle ovina, la vecchina si sfamava. Un giorno la frittatina era pronta, fu- mante, sulla tavola, quando entrò nella cu- cinina un moscone dalle ali dorate; ronzò da tutte le parti, poi si fermò sull'orlo del piatto, prese in bocca la frittatina e volò via. La vecchina rimase brutta, più brutta del solito, e per quel giorno pensò di farsi un panettino. Ci diventò rossa a lavorare la pasta,a scaldare il forno; ma quando il panettino fu sulla madia a freddare, rieccoti il moscone dalle ali d'oro che se lo prese, e volò via. La vecchina, che aveva visto il mo- scone col panettino in bocca, piangeva da intenerire i sassi, ma nessuno la sentiva su quel monte alto e deserto. Soltanto la sua gallina la compativa e faceva: coccodè! coc- codè! La vecchina, allora, non sapendo come sfamarsi, prese alcuni rosicchi di pane, li mise ad ammollare e ne fece una pappina con l'olio. Ma quando stava per mettersi in bocca la prima cucchiaiata, capitò il solito moscone e portò via la pappa con la sco- della e tutto. La vecchina si mise a piangere ed a strapparsi i capelli. - Dovrò morire di fame! - urlava. - Dovrò morire di fame per quel brutto moscone! - e sbatacchiava porte e finestre. Mentre era lì che s'arrabbiava, sentì bussare all'uscio, e una vocina che diceva: - Apritemi per carità! - La vecchina, che da anni e anni non sentiva più una voce umana, si calmò a un tratto e aprì l'uscio. Di fuori, c'era una bambinuccia pic- cina piccina. - Chi sei? - le domandò la vec- china. - Sono Miserina. - E che cosa vieni a fare quassù? - Sono venuta a cercare l'erba me- ravigliosa per guarire la mia mamma, che spasima in un fondo di letto.. - O chi ti indicò la strada fra que- sti sassi? - Il moscone dalle ali d'oro, che me lo ha dato il pavone con gli occhi di rubini, che sta a guardia della valle degli Incan- tesimi. - Ti procura anche da mangiare il moscone dalle ali d'oro? - Sì; quando ho fame basta che apra questa mela di legno: il moscone va in giro e mi porta sempre da mangiare. - La vecchina fremeva; le ballava la scuffia, le tremava la bazza. - Il tuo moscone dalle ali d'oro è un ladro! - Come sarebbe a dire? - Sì, è entrato tre volte in casa mia, e tutte e tre le volte mi ha rubato il de- sinare. La bimba si turbò. - Non credevo che il moscone dalle ali d'oro facesse certe cose per darmi da mangiare. Non aprirò più la mela.... Ma sa- preste indicarmi dove potrei trovare l'erba meravigliosa per la mamma, che è amma- lata? - La vecchina esitó. Sai che l'erba meravigliosa non si lascia cogliere così dalla prima mano che l'avvicina. Bisogna che tu faccia tre prove. - Le farò, - rispose Miserina - pur di guarire la mia mamma. - La prima prova è di andare di notte a prender la chiave della grotta dove cresce l'erba meravigliosa, nel covo del lupo. Bisogna aspettare che il lupo dorma per rubargliela. - Sta bene, - disse Miserina - ci andrò stanotte e mi farò guidare dal mo- scone. - La notte, infatti, Miserina partì e dette la via al moscone dalle ali d'oro. Quelle ali, al buio, risplendevano come due stelle. Il moscone volava, volava, e Miserina sem- pre dietro. Entrò in un bosco folto folto e nero nero, e Miserina c'entrò pure, senza paura. Se in qualche momento le mancava i1 coraggio, bastava che pensasse alla sua mamma, che pativa tanto, perchè si sentisse forte come un leone. Il moscone entrò in una tana sotto terra, e con lo splendore delle sue ali fa- ceva lume a Miserina. Che grotta! Era piena di pipistrelli che volavano in tutti i sensi e sbattevano le ali contro il viso di Miserina; in terra strisciavano ogni sorta di animali schifosi. Ma non era nulla. In fondo, proprio in fondo, c'era un lupo spaventoso che, dor- mendo, mostrava certe zanne!... Il moscone s’era fermato sulla pancia del lupo. Miserina capì che doveva met- tergli una mano sotto la pancia per pi- gliare la chiave. Vi potete figurare se quella piccinuccia tremasse! Il lupo si po- teva svegliare, e allora era bella e ser- vita! Il lupo fece un piccolo movimento, ma non si svegliò, e Miserina, con la sua brava chiave in mano, rifece la strada, e quando fu all'imboccatura della tana mandò un gran sospiro. Il moscone la ricondusse dalla vec- china alla quale Miserina raccontò tutto. - Stanotte, - le disse la vecchina - devi metterti in cammino ben provvista, perché dietro la porta della grotta dove cresce l'erba meravigliosa, c'è un drago con una bocca smisurata, ed ha una fame!... - Ma io non ci ho nulla da dargli! - disse Miserina, e si mise a piangere. - Allora bisogna che tu rinunzi a prender l'erba meravigliosa perchè io non ho nulla da darti. - Miserina pianse e pianse. Finalmente pensò alle ghiande del bosco. - Se ne raccogliessi una gran quan- tità, le cocessi, le impastassi e ne facessi delle schiacciate per buttarle al drago?... - La vecchina le disse che facesse pure, e Miserina stette tutto il giorno a racco- gliere canestre di ghiande, a cuocerle e ad impastarle. La sera non ne poteva più, ma aveva fatto due schiacciatone da sfamare dieci draghi. E anche quella sera dette la via al moscone e si avviò dietro a lui. Il moscone dalle ali d'oro la menò in riva a un lago e si fermò all'imboccatura di una grotta. Miserina mise la chiave nella serratura e aprì. - Che vuoi? - domandò una vo- ciaccia. - Sono Miserina, e vengo a prender l'erba meravigliosa per la mamma malata. - Allora non porti altro che miseria, e te ne puoi tornare a casa. - No, porto dimolta roba, e roba buona. - Il drago guardó subito se Miserina di- ceva la verità. Le schiacciate gli fecero gola e la lasciò passare, ma l’avvertì che se gli pestava una fogliolina sola delle piante che c'erano nella grotta, l'avrebbe mangiata tutta in un boccone. Miserina pregò il moscone dalle ali d'oro di farle bene lume e s'avviò nella grotta. Ma più s'inoltrava e più le pianti- celle diventavano fitte. Non sapeva dove mettere i piedini per arrivare in fondo, dove c'era la fontana presso la quale cre- sceva l'erba meravigliosa. Finalmente potè cogliere un ramo del- l'erbetta, che occorreva alla sua mamma, e fece per tornare addietro; ma il drago, che aveva divorate le schiacciate, non la vo- leva lasciare andare se non le prometteva di tornar la sera dopo da lui con altre due schiacciate. Miserina glielo promise. Bada bene, se non mantieni la pro- messa, io non t'insegno dov'è la fontana della Salute, nella quale bisogna tuffare 1'erba meravigliosa, perchè faccia bene. —. Miserina tornò a casa della vecchina con gli occhi rossi. Come doveva fare a raccattare le ghiande, cuocerle, impastarle, stanca come era? La vecchina la consolò. - Prova: se ne vedon tanti dei mi- racoli. - Miserina andò nel bosco a far ghiande e in un momento ne raccattò un canestro pieno e lo portò a casa e le parve leggiero come una piuma. A sera aveva pronte le due schiacciate e andava dal drago. - Vedo che sei una brava bambina, - le disse questi - e ti voglio rispar- miare l'ultima prova, che consiste nel sal- vare il ramo dell'erba meravigliosa dalla rapacità dei pesci, che sono nella fontana della Salute. Essa è poco distante di qui, e tu, accostandoti, vi getterai una manciata di sassi: i pesci si precipiteranno nel fondo dietro a quelli, e tu tufferai il ramo e fug- girai. - Miserina ringraziò il drago e andò alla fontana. Questa volta non aprì neppur la mela di legno dov’era il moscone, perché la strada la sapeva da sè, e in poco tempo tornò gloriosa e trionfante dalla vecchina col ramo in mano, gocciolante d'acqua. La vecchina l’abbracciò e le dette una spilla d'oro, dicendole che quando aveva bisogno di lei bastava che ficcasse in terra la spilla e le sarebbe apparsa. Miserina dette la via al moscone, per- ché le insegnasse la strada più corta, e tra- versando la valle degli Incantesimi tornò dalla sua mamma. Ella stava male, male dimolto, ma ap- pena le accostò alle labbra il ramo del- l’erba meravigliosa, si riebbe, abbracciò la bimba, si fece raccontare quel che aveva fatto per guarirla, e pianse dalla consola- zione. Miserina campò felice e contenta con la sua mamma, e non ebbe mai bisogno di ficcar lo spillo d'oro in terra per chia- mare la vecchina. E il moscone dalle ali d'oro? È rimasto nella valle degli Incante- simi ad aspettare un'altra bambina affet- tuosa per la mamma sua, come Miserina.

18 - Saaud e il suo destriero.

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