Le Fate d'Oro
Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura
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15 - Fiorino e Fiorina
C'era una volta un bimbo per nome Fiorino. Questo bimbo non avendo nè bab- bo nè mamma, nè alcun parente, fu adot- tato da una strega cattivissima. Questa strega, che si chiamava Dissi- dio, abitava una spelonca nel bosco, e tutte le mattine si metteva in cammino elemo- sinando con due sacchi sulle spalle e uno sul braccio. In uno di quei sacchi portava sabbia, in un altro pepe, e nel terzo fram- menti di vetri. Il pepe e la sabbia li get- tava in faccia a quelli che trovava a di- sputarsi, e ne inveleniva le contese; i frammenti di vetri li spargeva sotto i piedi dei poveri animali, affinchè, calpestandoli, si ferissero. Dissidio, che era così perfida con gli uomini e con gli animali, figuriamoci quanto fosse cattiva col povero Fiorino! E Fiorino, quando rimaneva solo, pian- geva dirottamente, e tutto il bosco, in- torno alla spelonca, echeggiava dei suoi lamenti. Una sera il povero bambino piangeva, stropicciandosi le manine sudice sul viso, quando si sentì chiamare: - Fiorino! Fiorino! - Alzò la testa, e, nella corolla di una campanula, vide una piccola Fata con la chioma d'oro e una corona di perle di ru- giada sui capelli lunghissimi. In ogni co- rolla di fiore vide tutto un popolo di pic- cole Fate, meno belle di lei, che era la Regina di tutte. - Sono, Fiorina, la Fata dei fiori - disse la Regina. - Tu sei un buon bambino e dovresti farmi un piacere. - Due, Sacra Maestà, se posso. - Questo mio regno, che è così ricco di fiori, non ha un fiore bianco, bellissimo, che si chiama edelweiss, e cresce in mezzo ai ghiacci delle montagne. Le montagne sono ben lontane di qui, e i vènti tante volte hanno voluto portarmene i semi sulle loro ali, ma nel traversare lo spazio, li hanno perduti. Tu dovresti provvedermi una pianta di edelweiss. - Ma come farò, Sacra Maestà, a giungere a quelle montagne? - Non ci pensare. Domattina Dissi- dio si metterà insieme con te in cammino per portare la discordia in una famiglia che abita ai piedi del Monte San Bernardo, sulla riva di un gran lago. Giunto colà, tu la lascerai e ti arrampicherai sui fianchi del monte, e a quanti pastori incontrerai, ti farai insegnare le piante di edelweiss. Appena ne avrai potuto cogliere una pianta, tornerai da me, e io ti farò felice. - Era calata la notte e a un tratto si accesero d'intorno alla Regina mille faci lucentissime. Erano stuoli di lucciole che illuminavano le profondità del bosco. - Ora ritorna da Dissidio, e voi, miei paggi, illuminategli la via! - disse la Regina. Le lucciole si mossero a stormi di- nanzi a Fiorino, e il povero bimbo tornò alla capanna della strega. - Monello! Fannullone! - gli gridò Dissidio quando se lo vide davanti. E alzò il bastone per picchiarlo. Ma in quel momento una volpe, che aveva seguito Fiorino, si avventò alle gam- be della vecchia e la morse; poi andò ad accucciarsi ai piedi del bimbo. Quando egli si coricò, la volpe gli si mise accanto sulla paglia, e ogni volta che la vecchia si alzava pian piano per picchiarlo, la volpe le si avventava ai magri polpacci e glieli faceva sanguinare. , A giorno la vecchia urlò a Fiorino: - Alzati, poltrone, che dobbiamo met- terci in cammino! - Fiorino si alzò e la volpe gli scodin- zolò accanto, come per dirgli: - Sii tranquillo, son qua io! - Camminavano, elemosinando, per im- mense pianure e per boschi sconfinati, e ovunque passavano, la gente veniva a con- tesa, si accapigliava, si uccideva con grande gioia della strega. Intanto i fiori sparivano dai prati, le foglie cadevano dagli alberi e si avvici- nava l'inverno. Ma Fiorino non si per- deva d'animo, e ripeteva sempre: edel- weiss! per non dimenticare il nome della pianta desiderata dalla Fata bella. Giunto che fu ai piedi del gran monte che sorgeva sulla sponda del lago, Fiorino capì che era venuto il momento di sepa- rarsi da Dissidio, e la notte, mentre ella dormiva, si alzò pian piano e, seguìto dalla volpe, incominciò l'ascensione della mon- tagna. In quanta gente s'imbatteva, do- mandava dove fossero le piante di edel- weiss, e la gente gli accennava la cima nevosa del monte. Fiorino saliva, saliva sempre, senza sgomentarsi del vento gelato e della neve. Un giorno, mentre era a poca distanza da una rupe che gli era stata indicata come il punto ove incominciava a crescere l'edelweiss, la tormenta si mise a soffiare impetuosa. La neve turbinava da ogni lato. Fiorino si sentì i piedi intirizziti e fu preso da un grande desiderio di riposo. Egli si coricò, e ben presto si addormentò sotto la coltre bianca, che la neve aveva steso su di lui, e con la fida volpe accanto. Egli dormì a lungo, e la prima cosa che sentì, nel destarsi, fu una lingua calda, che gli leccava la faccia e le mani. Nel- l'aprir gli occhi vide un giovane curvo su di lui e un canone del San Bernardo, che continuava a leccarlo e a latrare. Il giovane gli fece bere un cordiale, lo legò sulla groppa del cane, e mentre la neve imperversava ancora, lo condusse alla sua capanna, e lo coricò in un letto caldo. Nella capanna erano accesi i moccolini sull’albero di Natale, e un gruppo di bimbi aspettava i doni del Bambino Gesù, perchè quel giorno era la vigilia di Ceppo. Quei buoni bimbi appena videro Fio- rino lo accarezzarono, e non ebbero paura della volpe che lo seguiva; e quando il babbo e la mamma distribuirono loro doni, consistenti in soldatini di stagno e in focacce, ne fecero parte al compagno, che il loro fratello maggiore, guidato dal cane, aveva disseppellito dalla neve e salvato di morte certa. - Edelweiss! - diceva Fiorino, il quale non poteva parlare perchè non ca- piva la lingua del paese. - Edelweiss! - ripetè una bella fan- ciulla bionda. E socchiusa la porta della capanna, uscì riportando una pianticella dai fiori bianchi, vellutati. Fiorino pianse vedendo quel fiore, che gli era costato quasi la vita; e appena ebbe ripreso vigore, e la tormenta fu ces- sata sulle vette nevose, egli fece una prov- vista di fiori vellutati e di semi di edelweiss, e si rimise in cammino dopo aver ringraziato affettuosamente la buona fami- glia di montanari che lo aveva ricoverato. Questa volta il viaggio fu più agevole, poiché la volpe lo precedeva sempre, in- segnandogli la via. Nei boschi tornava la primavera, al- lorché egli giunse dalla fata Fiorina. - Fiorina, ecco l'edelweiss! - gridò egli vedendo la piccola Fata ritta sulla co- rolla di una campanula. - Evviva Fiorino! - gridarono le ancelle della Fata quando il bimbo mostrò i fiori vellutati e bianchi come la neve. - Raccontaci il tuo viaggio, - gli disse Fiorina. Il bimbo descrisse il pericolo corso, e allora tutte le piccole ancelle si diedero a gridare: - Povero Fiorino! Povero Fiorino! - Meriti un premio, - disse la pic- cola Fata - e lo avrai. Mentre tu espo- nevi la vita per me, io ti preparavo una splendida dimora. Vieni a visitarla. - E lo precedè volando nel bosco, cir- condata da stuoli di lucciole luminose, che formavano intorno a lei un fascio di vi- vida luce. La fata Fiorina si fermò a poca di- stanza di un gruppo d'alberi, ove prima sorgeva la capanna di Dissidio. La capanna non c'era più e invece di quella si ergeva sul medesimo luogo uno splendido palazzo. - Vivrai a me vicino, - disse la Fata. - I fiori allieteranno in ogni stagione la tua dimora e tu non avrai altro che a dire: edelweiss! perché io accorra vici- no a te. - La Fata disparve in una nube scintil- lante, tutta formata di lucciole, ma prima che il chiarore si dileguasse del tutto nelle profondità del bosco, Fiorino aveva già pronunziato la magica parola, e la bella Fata tornava a lui volando. - Che vuoi? - gli domandò. - Desidererei che tu stabilissi la tua dimora nel mio palazzo, Fatina bella. - Allora sposiamoci, - disse la Fata. E così fecero. Le nozze furono celebrate con gran pompa. Le piante, per festeggiare quel lieto avvenimento, si vestirono di fiori smaglianti e profumati; gli uccellini cantarono senza tregua le canzoni d'amore; le lucciole illuminarono tutti i recessi del bosco, e la rugiada sparse tesori di perle sull'erba verde dei prati. Fiorino e Fiorina furono gli sposi più felici del mondo, e in quella contrada, desolata da tanto tempo da Dissidio, re- gnarono da allora in poi la Concordia e l'Amore.
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