Le Fate d'Oro
Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura
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C'era una volta una bambina, che non aveva nè fratelli nè sorelle, nè babbo nè mamma. Stava con una nonna vecchia vec- chia, che non faceva altro che dirle tutto il giorno: - Rosettina, quanto sei bella! Delle bambine belle come te non ce n'è altre nel mondo! - La bimba se lo credeva, e si mirava allo specchio da mattina a sera. Non sapeva leggere, e se qualche vi- cino osava dirle: Che vergogna che tu non sappia nulla! » la bimba rispondeva: « Ognuno può imparare se vuole, ma nes- suna può esser bella come me.» Un giorno seduta nel giardino intrec- ciava una ghirlanda di margherite per mettersela sui capelli biondi, e intanto pensava che quei fiori in testa l’avrebbero fatta apparire anche più bella, quando passò una vecchia, e le chiese l’elemosina. - Non c'é nulla, - rispose la bimba. La vecchia era curva dagli anni e portava sulla testa un fastello di legna. - Fammi la carità, aiutami a posare in terra questo fastello. - Non posso, - rispose la bimba, e continuò a intrecciare la ghirlanda. - Fammi la carità, mi sento morire dalla fatica! - Vattene! - rispose Rosettina con manieraccia. - Non vedi che intreccio una ghirlanda che deve farmi parere più bella? - La vecchia non si raccomandò più: fece alcuni passi verso Rosettina e si la- sciò cadere sotto il peso del fastello; ma nel cadere tirò gli orecchi a Rosellina. La bambina non interruppe il lavoro neanche vedendo la vecchia per terra. Questa, per altro, con un fil di voce, le disse: - Aiutami, se no te ne pentirai! - Rosellina fece la sorda anche questa volta, e appena ebbe terminato la ghir- landa, corse via per andarsi a guardare allo specchio. Ma nello specchiarsi gettò un grido; gli orecchi le erano cresciuti già tanto, dopo che la vecchia glieli aveva tirati, e già su quegli orecchi incominciava a spun- tare un pelo scuro e folto, coma quello de- gli asini. La bimba corse in giardino per sup- plicare la vecchia d'insegnarle il modo di liberarsi da quegli orecchi; ma non trovò più nè la vecchia nè il fastello, e si mise a piangere disperatamente. Alle sue grida accorse la nonna e pianse anche lei. Ormai la gioia era sparita da quella casa, e più Rosettina piangeva e più gli orecchi le crescevano. Era diventata un mostro, e per nascondere quella mostruo- sità portava una scuffia nera legata sotto il mento. La nonna, disperata, la condusse da una strega, perchè la guarisse. La strega le fece molte frizioni con pomate e unguenti, ma gli orecchi cre- scevano sempre e il pelo si faceva più folto. Qui c' è un incantesimo, - senten ziò la strega quando ebbe esaurito tutti rimedî. Rosettina languiva, Rosettina si strug- geva in lacrime. Aveva sognato di sposare per lo meno un principe; ma ora chi l'a- vrebbe presa con quegli orecchi d'asino? Un giorno che era rinchiusa in ca- mera sua e piangeva, come al solito, vide volare un moscone. Il moscone le si posò sulla spalla, e disse: - Il rimedio lo so io! - Parla, moscone; dovessi andare in capo al mondo, ci andrei, pure di libe- rarmi da questi orecchi. - Carità! Carità! - le disse il mo- scone, e volò via. La bimba andò a raccontare questo alla strega, per sapere quel che aveva vo- luto dire il moscone. La strega pensò un pezzo e disse: - Non capisco bene, ma avrà voluto dire che tu faccia la carità a tutti quelli che ne hanno bisogno; prova. - E la bimba provò. Non vedeva passare una povera se non le dava un pezzo di pane; poi andava a guardarsi allo specchio, ma gli orecchi non scemavano. Allora incominciò a regalare i suoi ve- stiti, ma gli orecchi non scemavano. Dette tutto quel che le era superfluo, ma gli orecchi eran sempre lunghi e pelosi. Un giorno passò un vecchio sudicio quanto mai, col viso tutto coperto di cro- ste e le mani sanguinolenti, e le chiese di riposarsi un momento. La bimba lo fece entrare in casa, e sentendo che si lamen- tava tanto, prese un cencino e gli lavò il viso e le mani e gli dette da rifocillarsi. Quando il vecchio fu andato via ella si guardò allo specchio e vide che dalla punta degli orecchi era caduto il pelo. Rosettina si mise a ballare dalla gioia e allora non volle più aspettare che i malati, gli storpi, i poveri passassero davanti alla sua casa; ma andò a cercarli per tutto e si diede a curarli sperando che quelle opere di carità le facessero sparir gli orecchi. Il pelo cadeva a poco a poco dopo ogni atto caritatevole, ma gli orecchi ri- manevano lunghi lunghi. A forza di curare gl'infermi, di soc- correre i bisognosi, ella talvolta dimenti- cava lo scopo. Faceva la carità per la carità, senza pensare agli orecchi e alla sua bruttezza. Aveva dato tutto, e un giorno, nella madia, non aveva altro che un tozzo di pane. Passò un cane affamato e venne ad accucciarsi sulla porta della sua casa. Ro- settina aveva fame e avrebbe volentieri mangiato quell’ultimo pezzo di pane, ma vedendo il cane cogli occhi smorti, che an- sava e non aveva più forza di muoversi, inzuppò il pane nell’acqua e lo dette a man- giare alla povera bestia. Appena il cane ebbe terminato di man- giare, spiccò un salto e staccò l'orecchio destro a Rosellina; poi ne spiccò un altro e le staccò il sinistro, quindi fuggì via. - Bella riconoscenza! - esclamò Ro- settina, che credeva di essere stata morsa E corse alla fontana per bagnarsi le ferite; ma davanti alla fontana rimase a bocca aperta. Gli orecchi d'asino erano spa- riti, ed ella era più bella di prima. - Carità! Carità! - si misero a can- tare gli uccellini di sui rami degli alberi - Carità! - esclamò Rosettina tutta lieta.
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