;

Le Fate d'Oro

Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura

Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento


12 - Il collare di rose

C'era una volta un Re che non sa- peva che cosa fosse soffrire. Lui era bello, lui era amato dai suoi sudditi, lui aveva una moglie che pareva un occhio di sole. Non desiderava altro che una cosa a questo mondo: avere un figlio maschio; e la Regina gli fece un figlio maschio. Ma il Re appena lo vide rimase di sasso, e la Regina pianse dirottamente. Il bambino aveva intorno al collo un rigo color san- gue, e più glielo lavavano, più diventava acceso. Il Re emanò un bando. - Comando e voglio che tutti gli astrologhi del mio regno, pena la testa, vengano subito a palazzo. - Gli astrologhi andarono, guardarono il segno rosso, e non seppero che dire. Ave- vano vedute molte cose, ma un segno rosso a quel modo non l'avevano mai veduto. Il Re era diventato malinconico, e la Regina non si poteva dar pace d'aver messo al mondo quel mostriciattolo. Intanto il bambino cresceva, e quando piangeva, piangeva lacrime di sangue. Il Re emanò un altro bando. - Comando e voglio che chiunque conosca un rimedio per far sparire il se- gno rosso dal collo del Principe reale, venga a palazzo, pena la testa. Chi m'in- gannerà sarà frustato; chi mi consolerà sarà ricompensato. - Tutti venivano a dir la sua, e le guar- die avevano la frusta in mano dalla mat- tina alla sera. Un giorno arrivò una vecchina piccina piccina e grinzosa come una giuggiola. Fu subito introdotta alla presenza del Re e le fu recato il bambino. - Sacra Real Maestà; io ho un rime- dio sicuro; ma per guarire il vostro figliuolo, bisogna che mi cediate il potere. - Il Re la guardò meravigliato. Nes- suno gli aveva mai parlato in quel modo. La vecchina non fiatò, ma il collare color sangue sparì per un istante come per incanto dal collo del bambino. Il Re si levò la corona e la mise in testa alla vecchina, si levò il manto e glielo mise sulle spalle, in mano le dette lo scettro, la fece seder sul trono e poi emanò un terzo bando. - Comando e voglio che tutti obbe- discano ciecamente alla vecchina, come a me stesso. - I sudditi mormoravano e dicevano che il Re era ammattito. La vecchina ordinò che fossero ab- battuti tutti gli alberi della foresta del reame, e gli alberi secolari caddero ad uno ad uno sotto i colpi di scure dei bo- scaioli. Poi ordinò che fossero battuti i boschi in tutti i sensi, finché non venisse presa viva una cerbiatta con un collare di rose, e le fosse portata. Tutti i cacciatori del reame batte- vano continuamente i boschi; i cani erano sempre in moto, e la cerbiatta col collare di rose non si trovava. Intanto il collare di sangue del figlio del Re diventava sempre più grande; la Regina si struggeva in pianto, il Re in- cominciava a temere un inganno. Un giorno fece chiamare la vecchina e glielo disse; ma costei rispose: - Sacra Real Maestà, se prima della luna nuova la cerbiatta col collare di rose non è a palazzo, fatemi pure impiccare. - Il Re non rispose; mancava appena una settimana alla luna nuova; quindi era mal di poco. Passano sette, passano otto giorni, e la cerbiatta non si vede. Alla fine dell'ottavo giorno il Re fece chiamare di nuovo la vecchina, le strappò la corona, il manto, le tolse lo scettro e la fece legare dalle guardie. L'aveva ingannato, aveva devastato le sue foreste, meritava la morte e l'a- vrebbe. La mattina seguente ordinò che le fosse tagliata la testa. La vecchina fu messa in una prigione sotterranea; ma essa non piangeva, non si raccomandava. Il Re quella notte fece un sogno. Vide una cerbiatta, con un collare di rose, ago- nizzante in mezzo alla radura di un bosco. Una lancia le aveva ferito il fianco e il povero animale ansava tanto, che pareva stesse lì lì per spirare l'anima. Il Re fece svegliare tutti i servi, i cortigiani e le guardie, e ordinò che la vecchina fosse condotta in sua presenza. Appena la vide le raccontò il sogno e voleva che essa glielo spiegasse subito. Le vecchina sorrise. - Lasciatemi in libertà, datemi un cavallo, e avanti domattina la cerbiatta sarà qui. - Nessuno però la doveva pedinare per veder dove andava. Il Re dubitava della vecchina; ma costei tanto fece e tanto disse; che egli la lasciò in libertà e le permise di sce- gliere un cavallo fra quelli delle sue scu- derie. La vecchina si fece sellare un ca- vallo bianco, veloce come il vento, lo in- forcò e via di galoppo. Il cavallo, appena ebbe in groppa la vecchina, pareva che sapesse da se la strada e avesse le ali. Saliva i monti, scen- deva nelle valli, traversava i fiumi a guado; nulla lo tratteneva. Quando giunse al limitare di un bosco spogliato dei begli alberi che l'ornavano, si fermò e nitrì tre volte. Al nitrito del cavallo rispose un lungo lamento.. Appena il cavallo udì quel lamento rizzò le orecchie, sbuffò, e riprese la corsa, schivando i tronchi d'albero e i rami che ingombravano il terreno. Corri corri, giunse a una radura e si fermò di botto. In mezzo a quella radura, giaceva la bella cerbiatta ansante, e grondava sangue da una larga ferita. Il cavallo nitrì di nuovo e andò a co- ricarsi accanto alla povera bestia e le lec- cava la ferita. La vecchina, intanto, cavò di tasca una boccetta d'unguento e le spalmò la ferita, che si richiuse subito. Ma la cerbiatta ap- pena guarita si alzò e in due salti fu lontana. Il cavallo nitriva che faceva compas- sione, la vecchina la chiamava, ma lei non ascoltava nulla e correva come il vento. Arrivò in una valle profonda. In mezzo scorreva un torrente. La cerbiatta, sentendosi inseguìta da vicino, stava per spiccare un lancio e buttarsi nell'acqua, quando si fermò un istante a specchiarsi. In quell'istante la vecchina la rag- giunse, l'afferrò per il collare di rose, e così prigioniera la condusse al castello. Il Re non si muoveva dalla finestra per veder se la vecchina arrivava. Appena la vide fece suonare le trombe, e la vecchina insieme con la cerbiatta en- trarono nel cortile della reggia, in mezzo alle allegre fanfare. Subito la cerbiatta fu portata alla pre- senza del Re, della Regina, del loro figlio e di tutta la Corte. La vecchina colse una rosa dal collare fiorito, la passò tre volte sul collare di san- gue del figliuolo del Re, e il segno san- guigno sparì. Poi gli toccò gli occhi, e le lacrime che il Principino versò dalla gioia non furono più lacrime di sangue, ma lacrime limpide come gocce d'acqua. Il Re e la Regina abbracciarono il fi- glio, piangendo e ridendo dalla gioia. Quan- do rialzarono la testa, cercarono la vecchi- na; ma cerca che ti cerco, la vecchina non c'era più. La cerbiatta, invece, s'era accucciata ai piedi del figliuolo del Re e non gli le- vava mai gli occhi dal viso. Il Re voleva rivedere ad ogni costo la vecchina. Con quel gran debito di rico- noscenza nel cuore, tant'è non poteva stare. Ma per quanto desse ordine a chiunque la vedeva di ricondurgliela, non riuscì a sa- perne nulla. Intanto il figliuolo del Re cresceva a occhiate e diventava un bellissimo giovane. Il Re pensava già a dargli moglie, ma lui non voleva bene altro che alla sua cara cerbiatta. Nessuno lo poteva staccare da lei, che lo seguiva sempre come un ca- gnolino. Un giorno il Principe era a caccia, e inseguendo un cinghiale si trovò lontano dai suoi cortigiani, in una pianura immensa, solo con la cerbiatta. Era tardi, aveva fame e bussò alla porta di una capanna di paglia, piccina piccina. Il figliuolo del Re fece tanto d'occhi vedendo un gatto che veniva ad aprirgli e lo riveriva come se lo conoscesse. Il gatto, correndo, lo precede in un corridoio lungo lungo, che scendeva sem- pre, e alla fine aprì una porta e lo intro- dusse in una sala, che abbagliava da quanto era bella. Nel mezzo alla sala c'era un trono tutto d'oro, e su questo trono stava seduta la vecchina più grinzosa che mai. Costei sorrise al figliuolo del Re e ac- carezzò la cerbiatta domandando loro che cosa erano venuti a chiederle. In quel mo- mento il figliuolo del Re era tanto mera- vigliato che non si rammentava neppure che aveva fame. La vecchina lo fece sedere e gli disse che essa voleva dargli moglie. Il figliuolo del Re fece una smorfia e disse che lui non voleva prender moglie, perché nessuna donna avrebbe tollerato la cerbiatta, e lui non acconsentirebbe mai a separarsi da quella cara bestiola, alla quale voleva tutto il bene del mondo! E chinan- dosi la baciò sulla fronte. In quel momento cadde il collare di rose dal collo della cerbiatta, e questa fu trasformata in una bellissima ragazza coi capelli biondi inanellati e una carnagione di latte e sangue. Il figliuolo del Re la guardava esta- tico, e lei lo fissava sempre senza proferir parola. La vecchina spiegò tutto, raccontando che una Fata cattiva e gelosa della bellezza di quella fanciulla l'aveva trasformata in cerbiatta. Bisognava che il figliuolo di un Re l'amasse per salvarla. Il Principe reale, promise di sposare la bella ragazza, e insieme ad essa e alla vecchina fece ritorno al Palazzo reale. Il Re ordinò gran feste, fecero le nozze e furono felici e contenti; e quando mori- rono il Re e la Regina, i due Principi ere- ditarono tutto il reame e camparono quanto Matusalemme. E la vecchina? Essa è sempre nella sua capanna pic- cina piccina, col gatto che le tiene buona compagnia.

Le Fate d'Oro