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Le Fate d'Oro

Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura

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C'era una volta un Re vecchio vec- chio, che aveva avuto due mogli. La pri- ma gli aveva lasciato due figli: il mag- giore di questi era tanto buono e saggio che il popolo, fin da quando egli era pic- cino, lo aveva soprannominato il principe Celeste; l'altro, che era costato la vita alla madre quando lo diè alla luce, lo aveva soprannominato il principe Duolo. Il Re aveva ripreso moglie, e la se- conda Regina mise al mondo un bambino così bello, biondo e sorridente, che fu chia- mato il principe Sole. Il Re non vedeva lume che per gli occhi di questo bambino, e disse alla Regina che gli chiedesse qua- lunque cosa, che egli gliel'avrebbe concessa. La Regina, che era una donna molto interessata, temeva di rimaner sacrificata a fare lì sul subito la domanda, perchè dopo poteva venirle in mente di chiedere una cosa di maggior valore; per questo ringraziò il Re e gli rispose che non c’era fretta, e che ci avrebbe pensato. Intanto i due fratelli maggiori cresce- vano ed erano divenuti due giovinotti. Il po- polo si affezionava ogni giorno più al prin- cipe Celeste, che era saggio e buono, e al principe Duolo, che cresceva gentile e de- licato. La Regina, che ne era gelosa morta per cagione del proprio figlio, un giorno, postasi in testa la corona più splendida e indossata la veste di velluto più bella che avesse, andò a inginocchiarsi alla porta del Re. - Entra, - le disse il Re. La Regina entrò tutta sorridente, e se- dendo in faccia a lui gli disse con voce insinuante: - Maestà, vengo a chiedervi il dono che mi prometteste il giorno in cui nacque il mio Sole. - Il Re aveva dimenticato la promessa; ma, nonostante, quando se la sentì rammen- tare, disse: - Ebbene, di che si tratta? Hai pen- sato che cosa vuoi? - Sì; date il regno su cui imperate a mio figlio Sole, quando sarete morto. - Il Re, impacciato, rispose: - Mi domandi una cosa che non mi appartiene. Il mio figlio primogenito ha diritto al trono. Vattene, Regina mia, non posso appagare la tua domanda. - La Regina se ne andò sputando ve- leno. Ma era una di quelle donne che non rinunziano a quel che si sono messe in te- sta, e dopo qualche tempo rinnovò al Re la domanda. - Mai! - le disse il Re. Nonostante, dopo un certo tempo essa tornò alla carica e non si sgomentò dei rifiuti; soltanto, aveva una faccia così si- nistra, che non faceva augurar nulla di buono per la vita dei due Principi. Un giorno che il vecchio Re era ma- lato, desideroso di non aver più dispute con la moglie, chiamò a sè il maggiore dei figli e gli disse: - Figlio mio, quando nacque il prin- cipe Sole promisi a sua madre un dono; ora mi chiede il regno dopo la mia morte. Non glielo voglio dare; ma essa è astuta e crudele, e temo mediti una vendetta con- tro di te. Prendi tuo fratello e fuggite entrambi nella foresta per un po' di tempo. Quando sarò morto, tornerete, e tu, Cele- ste, regnerai; il regno ti spetta per diritto, e il popolo ti difenderà, perchè ti ama. - Il principe Celeste abbracciò il padre e ubbidì senza fare alcuna osservazione. Attese la notte, e, insieme col principe Duolo, uscì dal castello. Ora avvenne che il principe Sole, mentre i due fratelli si preparavano per la partenza, si destasse. Vedendo che si met- tevano il tòcco in capo e le scarpe in piedi, domandò loro dove andavano. Celeste gli disse che avevano avuto l'ordine di lasciare il palazzo reale, e Sole, che voleva molto bene ai fratelli, chiese di partire con loro. I due fratelli acconsenti- rono, e così i tre Principi si misero in viaggio. Essi camminarono tutta la notte, e Ce- leste portava sulle spalle Sole quando era stanco. Al far del giorno essi giunsero a una foresta di palme, al piede della mon- tagna d'Oriente, e sentendosi stanchi e spedati si misero a sedere. Celeste era il più stanco di tutti, per- perchè aveva portato in collo Sole, e aveva aiutato anche Duolo. Dopo un breve riposo, egli disse: - Caro Sole mio, vedo un ruscello scorrere a poca distanza di qui. Va' e im- mergiti in quell'acqua chiara, e quando torni, portaci un poca d'acqua in una foglia di loto per dissetare me e tuo fratello. - Bisogna sapere che nel ruscello abi- tava un Nano, che aveva il potere di tra- scinar con sé, per divorarli, tutti quelli che toccavano le sue acque, se non sapevano rispondere a una domanda che egli rivol- geva loro. La domanda era questa: - Quale è la cosa più forte del mondo? - La risposta da dare a questa domanda non era facile, come vedete; e il povero principe Sole, che era curvo sul ruscello per adempiere all'incarico che Celeste gli aveva dato, rimase di sasso quando, nel- l'immergere una mano nell'acqua, si vide dinanzi l'orribile Nano, che stendeva verso di lui le mani avide, armate di unghie lunghe come pale, per afferrarlo se non avesse risposto alla difficile interrogazione. Il principe Sole, che, come sappiamo, era molto bello, e che perciò era stato troppo accarezzato dalla madre, non aveva avuto agio di studiare. Preso alla sprov- vista, così rispose alla domanda del Nano: - Il tuono, che viene a cavallo alla tempesta e manda prima il fulmine a col- pire gli alberi più alti e fa tremare tutti di paura; quello è la cosa più forte del mondo. - Non aveva neppur terminato questa ri- sposta, che il Nano, conficcandogli le un- ghie acuminate nella carne, lo trascinava nella caverna sott'acqua. Celeste e il fratello aspettavano l'ac- qua che doveva recar loro Sole. Non ve- dendolo ritornare, pensarono che si fosse in- dugiato a baloccarsi, e Celeste inviò Duolo in cerca di lui. Il principe Duolo corse al ruscello, ma giuntovi non vide il fratello. Chinatosi sulla sponda cercò di scandagliare il fondo, temendo che fosse caduto nell'acqua. Sole era infatti disteso sulla sabbia nel letto del ruscello, e il vecchio Nano cer- cava di trascinarlo nella sua caverna. Appena questi scòrse Duolo, abban- donò la sua preda, tornò a fior d'acqua e rivolse a lui pure la difficile domanda. Il principe Duolo aveva studiato un po' più del fratello minore, ma non era molto istruito, perchè, come abbiamo detto, sua madre era morta mettendolo al mondo, ed egli aveva imparato da lei soltanto quelle cose che le mamme insegnano ai bambini. Pensa e ripensa, rispose: - Il cielo è la cosa più grande che vi sia, perchè non c'è uccello che possa raggiungerne i confini, ed è tanto potente da tener la terra sotto i piedi e da abbrac- ciare il sole e la luna: dunque il cielo deve essere la cosa più forte, più potente del mondo. - Appena Duolo ebbe pronunziate queste parole, fu afferrato dal Nano e trascinato sott’acqua. Intanto Celeste aspettava il ritorno dei due fratelli; ma vedendo che il tempo pas- sava ed essi non tornavano, si spaventò e mosse in cerca di loro. Presso il ruscello egli si diede a cercare le orme dei loro piedi, e vide che queste cessavano sulla sponda, ove scoprì l’impronta di una mano, a guisa d’artiglio. - Queste non sono le impronte delle mani dei miei fratelli, - pensò Celeste, e prima di fare altre indagini, s'inginocchiò per guardare nel fondo del ruscello. Appena il Nano vide che Celeste non metteva le mani nell'acqua, temendo gli sfuggisse, si trasformò in una vecchia con- tadina, salì alla superficie e gli disse: - Buon giorno, Principe. Dovete aver camminato molto, perché avete l'aspetto stanco. Perché non fate un bagno in que- sto ruscello così chiaro? L'acqua è fresca e i frutti di queste piante di loto sono ec- cellenti per saziar l'appetito. - Celeste ringraziò cortesemente la vec- chia, e mentre le parlava non perdeva d'oc- chio le mani dalle unghie acuminate che ella cercava di nascondere sotto il grem- biule. Egli suppose che fosse lei che aveva tratto in perdizione i suoi fratelli, e saltò su gridando: - Strega maledetta! Perché non ti disseti con quest'acqua e non ti sfami con queste frutta invece d'impossessarti di crea- ture umane? Se non mi rendi i miei fra- telli saprò ben io vendicarli e punirti. - La vecchia tremò dalla rabbia e get- tando la veste che la impacciava, disse: - Siccome siete tanto accorto da in- dovinare quel che ho fatto dei vostri fratelli, salvateli. Ma per riaverli dovete ri- spondere a questa domanda: Qual'è la potenza maggiore del mondo? - Celeste volse gli occhi al cielo e ri- flette un momento; quindi, sorridendo, si volse alla vecchia e disse: - Ecco qual'è possanza, ecco qual'è valore: La purezza del cuore, che sfida ogni timore, La fedeltà, l'onore, che sfida anche la morte; Ecco qual'è possanza, ecco qual'è valore, Ecco quel che il mortale, venera come forte. - Quando il Nano del ruscello ebbe udito queste parole si diede per vinto, e inginoc- chiandosi dinanzi al Principe lo proclamò maestro di saggezza e gli offrì di render- gli i fratelli, purché gli concedesse di vi- vergli a fianco. Celeste non seppe ricusargli questo fa- vore a condizione che egli non molestasse più nè lui nè altri. Allora il Nano si tuffò nel ruscello e ne trasse fuori il principe Sole e il prin- cipe Duolo, i quali, sbalorditi come erano, non capivano nulla di ciò che era loro succeduto. I tre Principi vissero per un certo tempo nella foresta. Il Nano li serviva con amorosa cura, recava loro i frutti profumosi del loto e le uova delle gallinelle acquatiche. Un giorno ai tre fratelli giunse la no- tizia che la gelosa Regina era morta. Allora il principe Celeste capì che non era più necessario di rimaner nascosto nella foresta, e partì in fretta, insieme con i fra- telli, alla volta della capitale. Il Re, che viveva ancora, fu molto fe- lice di rivederli, ma era tanto vecchio e debole che non campò a lungo. Dopo la sua morte, Celeste fu fatto Re e governò saggiamente e onoratamente, amato dai fratelli e dal popolo. E il Nano? Il Nano aveva preso a voler bene ai tre Principi, e quando essi tornarono alla Corte, si stabilì nelle fontane del palazzo.

8 - Sgricciolina.

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