Le Fate d'Oro
Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura
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C'era una volta, nel tempo dei tempi, a Smirne, un mercante turco, che posse- deva ricchezze favolose. Ogni giorno i suoi bastimenti, che veleggiavano su tutti i mari, le sue carovane, che traversavano i deserti, gli portavano avorio, perle, stoffe, tappeti, legni odorosi, profumi, e ogni giorno ri- partivano, carichi, per lontane terre. La gente lo inchinava come un monarca, i suoi sottoposti baciavano la polvere che egli calpestava, e perfino i sultani del- l'Oriente lo trattavano da pari a pari quando dovevano ricorrere ai suoi scrigni per ottenere imprestiti di danaro. - Hamid è grande! - urlavano sera e mattina i suoi schiavi, quando egli traversava il cortile del suo palazzo per an- dare al bazar. - Hamid è generoso! - dicevano i poveri stendendogli la mano. E Hamid passava altero fra la folla, gettando denaro ai mendicanti, senza nep- pur degnarli di uno sguardo. Egli passava tutte le ore che non de- dicava agli affari, solo, fumando la pipa e meditando sul modo di accumulare ric- chezze. Della sua numerosa famiglia, non gli restava più che Fatima, una bella fanciulla di sedici anni, che egli sfuggiva, perchè la vista di lei gli rammentava la morte degli altri figli e della moglie. Quelle perdite avevano straziato il cuore di Hamid, ma nessuno aveva veduto il suo volto atteggiato a dolore, nessuno lo aveva veduto mancare un giorno al bazar. Quando gli era morto il maschio pri- mogenito, uno schiavo, vedendo il padrone traversare il cortile con il suo passo calmo, s'era prostrato ai suoi piedi esclamando: - Povero Hamid! - e il padrone lo aveva fatto legare e frustare a sangue. Un giorno, mentre era solo nel suo negozio, vide entrare una vecchia stracciata e sporca. Hamid la guardò e le fece cenno col dito di uscire. - Sono la Sventura; - disse la vec- chia - ho un posticino in tutte le case e ho visitato spesso la tua. - Tu non hai mai varcato la soglia della mia dimora; non ti conosco. - Tua moglie non è forse morta nel fiore degli anni? - Mia moglie aveva una malattia di cuore; doveva morire. - E il tuo figliuolo primogenito non è morto egli pure? - Mio figlio ha dovuto soccombere in seguito a una caduta da cavallo. Mio figlio doveva perire. - E il tuo figlio secondogenito, e il terzo, e la bella Irma? - Tutti dovevano morire; erano con- dannati dal destino. - Piega il capo davanti a me, Hamid; rammentati che io sono la Sventura. - Vattene, strega. Io adoro Allalh e il suo profeta; io chino il capo soltanto dinanzi al destino. Vattene! - Tu mi cacci dalla porta, ma io rientrerò dalla finestra e tu dovrai inchi- narti dinanzi a me. - Vattene! - La Sventura uscì, lanciando al mer- cante uno sguardo torvo. Hamid la salutò con una sghignazzata. Una mattina, un commesso di Hamid bussò alla camera del suo padrone. - Signore, - disse l'uomo tremante, abbassando la testa. - Signore, preparati a ricevere una funesta notizia. - Parla. Hamid non ha bisogno di prepararsi. Nulla, di quel che avviene sulla terra, può scuoterlo. Che la volontà di Allah sia fatta, e lode al suo profeta! - Signore, - aggiunse il commesso - l'uomo in cui tu avevi riposto tutta la tua fiducia, è fuggito stanotte sopra una nave montata dagli infedeli, e si dice che abbia vuotato i tuoi scrigni. - Le merci che recheranno le caro- vane che traversano i deserti, i tesori di cui sono carichi i miei bastimenti, riempi- ranno gli scrigni. Va', e attendi al tuo la- voro. - Quel giorno Hamid andò al bazar, come al solito, e la gente che lo guardava cu- riosa non scoprì sulla sua fronte una ruga di più. Nella notte, mentre egli giaceva sugli spessi tappeti della sua camera, vide en- trare la solita vecchia lacera e sporca. - Che vuoi? - le domandò Hamid. - Sono la Sventura, non mi ricono- sci? Ho preso dimora qui, in casa tua. - Vattene! - Tu dovrai chinare il capo da- vanti a me. - Vattene, strega! Io non chino il capo altro che dinanzi ai decreti di Allah, che adoro. Vattene! - La Sventura sedè in un cantuccio e si accomodò dietro le spalle un guanciale. Hamid si alzò e brandì una scimi- tarra. Alla fioca luce di una lampada rossa- stra egli vide la scimitarra entrare nelle carni della vecchia, ma quando la cavò fuori non era macchiata di sangue. La vecchia fece una risataccia. - Le tue armi sono inutili; - disse - esse non possono colpirmi. Ora lasciami riposare in pace e prega il tuo Dio che riposi lungamente. - Dopo pochi istanti, la vecchia, col capo sorretto dal guanciale, livida ed este- nuata, dormiva e pareva morta. Hamid chiuse a chiave la stanza, e la notte stessa ordinò ai suoi schiavi che ne murassero ogni uscita. Essi ubbidirono ai suoi comandi, e in poche ore la stanza era murata. La mattina seguente, il solito com- messo bussò presto alla porta della nuova camera del suo padrone. - Signore, - disse l'uomo, tremante - signore, preparati a ricevere una noti- zia funesta. - Parla. Hamid non trema. - Stamani un temporale ha fatto sommergere tre dei tuoi bastimenti, che erano in vista del porto. Merci e uomini, tutto è perito. - Farò costruire altri bastimenti. Che la volontà di Allah sia fatta! - Quel giorno Hamid andò, come al so- lito, al bazar, e la gente curiosa, guardan- dolo, si accorse che il suo volto non rive- lava nessuna commozione. Era da poco seduto nel suo negozio, quando comparve la solita vecchia, strac- ciata e sporca. - Vattene! - le disse Hamid. - I tuoi schiavi, murando la camera, mi hanno destata col rumore delle pale e delle pialle. Non posso stare in ozio, te ne sei già accorto. - Vattene! Io non mi sono accorto di nulla. La volontà di Allah si compie, e non la tua! Concedimi l'ospitalità,lasciami dor- mire sotto il tuo tetto! - Vattene! - ripetè Hamid. - Te ne pentirai, - disse la vecchia minacciandolo con una mano nell'uscire. Hamid la salutò con un sogghigno. Ogni mattina Hamid era destato dal solito commesso. - Un bastimento carico di spezie è bruciato nel porto di Genova. - Lascia che la volontà di Allah sia fatta! - La gente lo guardava sorpresa, senza osare fargli condoglianze. Appena era seduto, gli si presentava la solita vecchia. - Sono in giro per il mondo e col- pisco tutto quello che ti appartiene. Hai sentito le notizie? – Ma Hamid la cacciava tutte le volte. Un giorno erano le sue carovane sep- pellite nella sabbia; un altro le sue terre devastate dalle locuste; poi i suoi magaz- zini distrutti dal fuoco, ed altre simili sventure. Ma Hamid il superbo, continuava a portare alta la testa, a non degnare di uno sguardo la gente, a sogghignare alla Sven- tura. Soltanto Hamid aveva maggior cura del suo palazzo. Gli schiavi dovevano darsi il turno per vegliare la notte; le donne di Fatima non dovevano abbandonarla un minuto, pena la vita, ed egli stesso stava più di frequente nelle stanze della figlia e faceva sforzi inauditi affinchè le notizie delle sue sventure non giungessero alle orecchie di lei. Una mattina le donne di Fatima mandarono a destare in fretta il padrone. - Tua figlia è sparita; abbiamo tro- vato la camera vuota, i suoi gioielli, le sue vesti, tutto è sparito con lei. - La fiera testa di Hamid s'incurvò a quella notizia e una lacrima gli cadde sulla barba. Quel giorno non andò al bazar; quel giorno non ebbe la forza di moversi, e nel suo dolore neppur si rammentò della mi- naccia che aveva fatta alle donne di Fatima. Verso sera entrò la Sventura e gli si mise accanto. - Perché non mi scacci? - gli disse. - I tuoi tesori sono inghiottiti dal mare, sepolti nelle sabbie, distrutti dal fuoco; i tuoi figli, tua moglie sono morti; Fatima, rubata dai corsari, sarà a quest'ora ven- duta su un pubblico mercato come schiava; Fatima sarà battuta da un padrone duro come te.... perchè non mi scacci? - Il mercante era scivolato ginocchioni. - Pietà! - diceva - pietà! non per me, ma per Fatima, per la figlia mia. - La Sventura lo respinse sogghignando, e sparì in un attimo com'era venuta. Hamid non si mosse da quella stanza; Hamid non aveva più forza. Gli schiavi, temendo la sua collera, fuggirono a uno a uno; il suo palazzo rimase aperto ai ladri, aperto alle intemperie, aperto agli animali vaganti. I primi lo saccheggiarono; il vento, il sole, la pioggia vi entrarono schiantando, bruciando, putrefacendo i legnami e gli ornamenti preziosi; gli animali vi presero stanza. Alcuni anni dopo, quando Fatima, di- ventata libera, volle sapere quel che era avvenuto di suo padre e volle tornare al palazzo paterno, lo trovò devastato e po- polato di immondi animali di ogni specie. Il cadavere di Hamid, intatto, era an- cora nella camera dove l’aveva colpito la notizia tremenda, e il suo capo, umiliato dalla Sventura, toccava la terra.
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