Le Fate d'Oro
Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura
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C'era una volta una povera bambina, che camminava nell'inverno sulla neve con i piedi nudi, e nell'estate sulla terra aridissima e infocata. Questa bimba non aveva altri al mondo che un fratellino scalzo e stracciato come lei, e una nonna vecchia, ma aiutatemi a dire vecchia. Gli anni e i malanni avevano tanto incurvata la donna, che era diventata più piccina di Fragolina, più piccina di Mo- reccino. La vecchia chiamava così quelle due creaturine, perché aveva trovato la bimba sopra un letto di fragole nel bosco, quando andava in cerca di sterpi, e il bimbo al- l'ombra di un gran fungo porcino. La vecchia era povera, ma povera tanto; abitava una capannuccia di stecchi e di paglia in mezzo a un bosco foltissimo, ma ella aveva un cuore tanto compassio- nevole che non pensò neppure a lasciare esposti que' due bimbi alla voracità de' lupi. Quando aveva trovato la bimba aveva detto: - Benvenuta, Fragolina! - e se l'era portata a casa. Quando, un anno dopo, aveva trovato il bambino, aveva detto lo stesso: - Benvenuto, Moreccino! - e l'aveva portato a fare compagnia alla bimba. I due piccini crebbero buoni e tran- quilli. Alla vecchia, che aveva insegnato loro a chiamarla nonna, volevano, entrambi, un bene dell'anima. La mattina erano desti prima degli uccellini e andavano nel bosco a far legna, cantando allegramente. Tornavano a casa curvi sotto il fastello, cantando sempre; e al tempo delle fragole la bimba ne por- tava ogni giorno un panierino alla nonna; al tempo dei funghi il bimbo faceva lo stesso. Un giorno Fragolina era curva per terra, e con le manine piccine piccine coglieva e coglieva fragole per empire il panierino della nonna, quando sentì una voce che le diceva allegramente: - Buongiorno. - E vide un omino alto come un soldo di cacio saltar fuori da un ciuffo di felci. Era quello un omìno curioso, non solo per la sua statura, ma anche per il suo abbigliamento. Aveva i piedini calzati di di due zoccolini di scorza di castagno; due brachine fatte con i petali rossi del croco; un giustacuore di foglie di querce; un fungo a guisa di berrettino sulla sua testina di vecchio, e nel braccio portava infilato un panierino fatto con una ghianda. Fragolina lo guardò sorridendo come se avesse dinanzi a sè una bambola, e l'o- mìno le disse: - Vuoi venire con me? Ti faccio scendere per una scala scavata dalle for- miche nel seno della terra e ti conduco al mio palazzo. In quel palazzo tu vivrai co- me una principessa: non ti scotterai più i piedini sulle zolle infocate; non ti lace- rerai più le manine nei pruni. I miei com- pagni ed io ti serviremo; avrai vestiti d'oro e d'argento, e tutti procureremo di tenerti allegra. Vuoi venire? - Fragolina buttò in terra il panierino delle fragole, e, senza pensare alla nonna, seguì il vecchino giù per una scala; e scendi scendi, giunse a un laghetto dalle sponde coperte di fiori. Da un lato del lago sorgeva un pa- lazzo tutto d'alabastro, con le finestre di zaffiri e le pareti d'oro. Davanti al palazzo erano schierati tanti e tanti omìni come quello che Fragolina aveva incontrato nel bosco, tutti armati di lance fatte con i pruni delle rose. Questi omìni le presentarono le armi, e verso di lei se ne avanzò uno ve- stito più riccamente degli altri, il quale montava una cavalletta focosa, e le fece un gran saluto. - Fragolina, questa è la tua guardia del corpo! - le disse l'omìno che l'aveva accompagnata, e la fece entrare nel palazzo. Le sale non finivano mai: c'era quella del trono, quella del consiglio, quella delle guardie. Fragolina credeva di sognare. Alla fine c'era una camera con un letto dalle colonne d'oro e le materasse di piume di cigno. Su quel letto era preparato un abito di broccato, una collana di perle, un dia- dema di brillanti e tutto quello che serve al vestiario di una regina. - Vèstiti ora, Fragolina, e poi vieni nella sala del trono dove i tuoi sudditi ti renderanno omaggio. - Fragolina si tolse il povero vestitino sbrandellato, si lavò il viso nella rugiada, si sparse sulla testa l'essenza di mughetto e indossò i ricchi abiti che erano prepa- rati per lei. Intanto ella sentiva intorno al palazzo un gran viavai. I campanellini d'argento sonavano a distesa, le trombettine squil- lavano senza interruzione, e piccole grida di gioia echeggiavano da vicino e da lon- tano. Fragolina uscì di camera tutta vestita da regina e trovò sulla porta un drappello di guardie del corpo, tutte vestite di rosso, che aspettavano per scortarla fino alla sala del trono. Quando ella si fu seduta sotto il baldacchino d'oro, il drappello delle guardie prese posto a piè dell'ultimo gra- dino, i dignitarî del regno si avanzarono, e a un cenno del maggiordomo, in cui Fragolina riconobbe la sua guida, si spa- lancarono le porte e incominciò la proces- sione del popolo. Era una processione che non finiva mai, perché infinito era il popolo che abitava le viscere della terra e che era stato chiamato a raccolta con i campanellini, con le trombettine e con le grida per fare omag- gio alla invocata regina. Ma era un po- polo minuscolo, tutto composto di uomini, anche più piccoli del maggiordomo, con le taccine vecchie e le lunghe barbe fluenti sul petto, gli occhietti vivaci e il sorriso sulle labbra. Ad un certo punto, quando la sala fu piena, il primo ministro cavò fuori di ta- sca una foglia di giglio su cui col succo dell’amaranto era scritto lo statuto del re- gno, e lo lesse a voce alta. Quello statuto diceva: « Io Fragolina, figlia del bosco e re- gina del mondo sotterraneo, al mio popolo prometto prosperità e felicità. « Il mio popolo si obbliga a servirmi fedelmente, a deporre ai piedi del mio trono tutti i doni della terra, tutte le ricchezze che questa può darle. Io, dal canto mio, pro- metto di rinunziare al mondo, prometto di non avventurare mai il piede fuori del mio regno, di rinunziare a tutti i legami, a tutti gli affetti, a tutte le persone che ho la- sciate su in alto. » Un grido echeggiò per la sala: era il popolo che giurava. Ora toccava a Frago- lina a porre una mano sullo Statuto, a giu- rare e firmare gli obblighi che assumeva dinanzi al suo popolo; ma Fragolina si fece pallida ed esitò. In quel momento ella ebbe una vi- sione. Le parve di esser trasportata nella povera capanna di paglia e stecchi della vecchia nonna, e di veder questa seduta dinanzi al focolare spento, che piangeva piangeva, e fra i singhiozzi esclamava: - Fragolina mia, perchè mi abban- doni? Non ti ho forse raccolta nel bosco? Non ho forse riscaldato nell’inverno le tue piccole membra? Non ho calmata la tua fame? Non ti ho cullata, baciata, amata tanto? Perché mi abbandona ora che sono vecchia; perché mi fai piangere così? - E seduto sulla porta della capanna, Fragolina udiva Moreccino, che gemeva anch'egli dicendo: - Sorellina, da quando tu sei scom- parsa nel bosco, io non ho avuto più pace. Il sole s'è fatto scuro agli occhi miei, i fiori hanno perduto il loro soave profumo, il bo- sco mi pare una solitudine spaventosa. Tor- na, Fragolina, torna fra noi che ti vogliamo tanto bene, che siamo tanto infelici senza di te! - Fragolina non vedeva più il popolo esultante, non vedeva più nulla, tranne i suoi cari nella piccola capanna, e non sen- tiva altro che i loro gemiti. Il primo ministro si permise di toc- care con la penna d'oro la mano della Regina per rammentarle che ella doveva firmare, ma Fragolina fece un gesto di ne- gazione. - Firmate, Maestà! - La Regina ebbe vergogna delle pro- messe che le chiedevano, ebbe orrore della rinunzia che volevano da lei. Ella prese la penna e la gettò per terra; prese la corona e la buttò fra la folla; si strappò il vezzo di perle, e, calpestando tutto quel popolo minuscolo, scese dal trono e corse via per le sale e fuori del palazzo. Grida irate del popolo le giunsero agli orecchi. Ella sen- tiva dietro a sé il brusìo di tante piccole gambe che la inseguivano, ma non si la- sciò sgomentare. Udì i campanellini d'argento che suo- navano a raccolta, le trombettine che squil- lavano incessantemente, ma ella correva sempre. Giunta che fu all'imboccatura della scala, dalla quale era discesa nel mondo sotterraneo, vide un esercito di formiche af- faticate a otturarne il passaggio. Fragolina le prese a manate e le lanciò lungi da sè. Le formiche, per vendicarsi, le corsero sul collo, sulle braccia, le invasero tutto il corpo e si diedero a pungerla furiosamente; ma Fragolina resisteva al dolore, e saliva a quattro a quattro i piccoli gradini sca- vati nelle viscere della terra. Essa incontrava sempre nuovi eserciti di formiche affaticati a distruggere l'opera loro, a rompere le comunicazioni tra il mondo sotterraneo e quello dove splende il sole, dove si soffre, ma si ama tanto; e Fragolina le calpestava, le distruggeva, nè si lasciava atterrare dai loro attacchi. Quando arrivò su, nel bosco dove cre- scevano le fragole, ella faceva sangue da tutto il corpo e il suo visino era spaventoso a vedersi. In terra ella trovò il fastello delle le- gna per la nonna, il panierino delle fra- gole gittate via la mattina, e, raccolto l'uno e l'altro, si diede a correre. Ma da più parti le guardie del corpo, capitanate dal maggiordomo, l'avevano raggiunta, e ora si sentiva tirar per un braccio, ora per una gamba, e udiva maledizioni e grida contro di lei. Fragolina correva sempre, senza voltar- si, e non si fermò altro che sulla porta della capanna dalla quale partivano ancora i ge- miti della nonna e le grida di Moreccino. - Eccomi, son qua, sono Fragolina, soccorretemi! - La vecchia fu inchiodata dalla gioia vicina al focolare; Moreccino corse dalla sorella, le lavò il viso con l'acqua della fontana, le fece mille carezze e riuscì fi- nalmente a calmarla. Fragolina, contenta di aver ritrovato la sua nonna e di lavorare per lei, non rim- pianse mai le ricchezze perdute. Quando coglieva le fragole nel bosco, sentiva tante volte delle vocine che le di- cevano: - Vuoi essere regina? Avrai un po- polo ubbidiente, avrai ricchezze a profu- sione; vieni giù nella profondità della terra dove sono nascosti i tesori! - Ma Fragolina si metteva le mani agli orecchi, pensava alla nonna e non si la- sciava tentare da quelle promesse. Un giorno, mentre era intenta alle solite sue occupazioni, le comparve dinanzi l'omìno, seguito da una turba di cavallette recanti sulla groppa dei canestrini pieni di brillanti, di diamanti, di perle, di rubini, di topazî. - Buon giorno, Fragolina. - Buon giorno, omìno; che cosa vuoi da me? - Queste ricchezze, le vedi? - Sì. Ebbene? - Esse son tue, se.... - No, riportale pure a chi te l'ha date. Son poverella e poverella resterò.... non voglio abbandonar la nonna mia nè Moreccino. - Conducili con te.... - Qui vi fu un momento di sosta.... La tentazione era molto forte.... Ma ad un tratto Fragolina rialzò il capo e disse fieramente: - Va', non mi tentar più. Con le ric- chezze non si compera la felicità. - E l'omìno se n’andò sotto terra mogio mogio e, come si dice, colle pive nel sacco.
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