Le Fate d'Oro
Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura
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C'era una volta, in una città di que- sto mondo, una ragazza bella come il sole. Questa ragazza, per nome Rosalba, aveva un'infermità fin dalla nascita che tutti i medici, tutti i maghi e tutte le fattucchiere del regno, non erano riusciti a guarire; era muta. Il padre, ricchissimo mercante, che per i suoi traffici visitava tante città del mondo, aveva parlato dell'infermità della figlia a quante persone avvicinava, senza che nes- suno avesse saputo indicargli un mezzo di guarigione. Una volta egli era a Smirne ed in- contro tre cavalieri italiani che avevano compiuto il pellegrinaggio di Terra Santa, e anche ad essi raccontò le pene che lo affliggevano rispetto alla figlia e lodò le qualità fisiche e morali di lei. - Fatecela vedere, - disse ser Or- lando, uno dei tre cavalieri - e se real- mente è bella quanto dite, metteremo a sovvallo il mondo, ma la guariremo. - Fatecela vedere, - disse ser Ber- nardo - e se realmente è buona quanto dite, la guarigione di lei è sicura. - Ser Marco non disse nulla, ma pensava che se Rosalba era veramente l'unica erede dei beni del mercante, meritava il conto di fare il possibile e l'impossibile per gua- rirla. Il mercante doveva tornare in patria sopra una delle sue galere, che faceva il traffico col Levante, e i tre cavalieri lo pregarono di concedere loro il passaggio sulla sua nave, poiché erano desiderosi di conoscere la bella Rosalba; ed il mercante accondiscese volentieri ai loro desiderî. Ora avvenne che quando la galera stava per toccare Cipro, a fine d'approvvi- gionarsi d'acqua e di viveri, tutti e tre i cavalieri, come presi da subitanea stan- chezza, caddero in un profondo sonno e tutti e tre ebbero una visione. Orlando sognò la bella Rosalba in mezzo ad una quantità di bestie feroci; Bernardo, invece, la sognò ritta su una scala appoggiata ad un albero carico di arance, che dispensava a tutti i poveri che erano a lei d'intorno; e Marco la sognò in mezzo a tanti sacchi rigurgitanti d'oro. I tre giovani cavalieri, appena posto piede a terra nell'isola, che era soggetta alla Repubblica veneta, s'informarono tutti e tre di nascosto dove abitasse la più ce- lebre fattucchiera del paese, per farsi spie- gare il sogno avuto poco prima; e il caso volle che capitassero tutti alla stessa ora in casa della donna, la quale, al loro appa- rire, li chiamò ciascuno per nome. Questo fatto li scosse profondamente. Ser Orlando, al quale per primo si rivolse la donna, tremava come una foglia, e, richiesto da lei che cosa desiderasse, disse che bramava parlarle da solo a sola. Appena ser Orlando fu penetrato in una stanza appartata, dove lo introdusse la fattucchiera, questa gli disse, senza che egli la interrogasse: - Cerca di uccidere la Tigre della Selva Bruna, col sangue di lei bagna la lingua di Rosalba, e Rosalba parlerà. - Interrogata la fattucchiera del come doveva fare a scovare la Tigre, ella si strinse nelle spalle e disse: - Cerca. - Allora entrò Bernardo, e a lui la donna disse: - Con le lacrime dei poveri beneficati da Rosalba, bagna la lingua di lei, e Ro- salba parlerà. - Venne il turno di ser Marco, e a que- sti la donna disse: - Se le ricchezze bastano a dar la favella a Rosalba, prometti ai medici e ai chirurgi le tue e quelle della fanciulla; e se la scienza ha potere di sanarla, la sanerà. - Dopo queste risposte, tutti e tre i gio- vani, quasi sicuri di ottenere l'intento che si erano prefissi, cioè di risanare Rosalba e poi prenderla in moglie, si separarono e separaronsi pure dal padre di lei; quindi continuarono il viaggio, ciascuno per conto proprio. Ser Orlando s'imbarcò per il primo e giunse al paese dove abitava Rosalba avanti che il padre fosse tornato in patria, perché per i suoi traffici doveva far sosta a Venezia. Il giovane cavaliere, appena giunto in paese, volle vedere la fanciulla e rimase meravigliato della bellezza di lei. Allora, sempre più infiammato, s'informò ove fosse la Selva Bruna, e gli fu indicato un bosco foltissimo che rivestiva i fianchi di una montagna, dominante la città. Il cavaliere, armato di tutto punto, in- cominciò la difficile salita e si diede a fru- gare in tutti gli antri, in fondo ad ogni bur- rone e nelle scure caverne per incontrare la Tigre. Durante queste ricerche gli venne fatto d'incontrare un altro cavaliere, il quale era andato nella selva solo per de- siderio di cacciare la belva che incuteva tanto terrore negli abitanti di que' luoghi. Mentre i due cavalieri stavano concer- tando il modo d'impadronirsi della fiera di cui già avevano rinvenuto le tracce, la Ti- gre comparve loro improvvisamente dinanzi, e prima che avessero brandite le spade per ferirla, con un formidabile lancio, era pas- sata sulle loro teste. Non per questo Orlando si dié per vinto, e inseguì la Tigre insieme col suo compagno; ma quando furono sotto un al- tissimo faggio, udirono una cornacchia che sentenziava, gracchiando: - Orlando, bell'Orlando, Riponi pure il brando: Se Rosalba guarirà, Sposa tua giammai sarà. - Orlando, scoraggiato da quelle parole, invece di continuare a dar la caccia alla Tigre, come suggerivagli il compagno, si rinchiuse in una grotta, e lì, pascendosi di erbe e di caccia, si diede a piangere e a sospirare. Intanto anche Bernardo era giunto nella città abitata da Rosalba, prima del- l'arrivo del padre di lei, e appena sbarcato si era informato della fanciulla, senza cer- care di vederla. Con chiunque egli parlasse, non udiva altro che vantare la pietà di lei, e da tutti gli venivano indicati i numerosi poveri che essa aveva salvato dalla disperazione e dalla miseria. Soprattutto gli fu indicata una po- vera vedova, alla quale Rosalba aveva strappato dalla morte due creature, e che dipoi aveva soccorso, vendendo i ricchi gioielli donatile dal padre. Bernardo andò subito da quella ve- dova, e parlandole della sua benefattrice non gli riuscì difficile di farle sgorgare dagli occhi abbondanti lacrime, che egli raccolse in una coppa di onice, riccamente tempestata delle pietre più preziose che c’invii il Levante. Per ultimo giunse ser Marco, carico d'oro, e subito andò da tutti i medici e da tutti i chirurgi, e ognuno di essi gli pro- mise, in cambio del suo oro, un rimedio sicuro per guarire Rosalba. Intanto Bernardo, essendo riuscito ad introdursi un giorno nel palazzo di Rosalba, e vedendola addormentata in giardino, al- l’ombra di una gran palma, rimase un pezzo a guardarla, estasiato, poi le versò fra le labbra socchiuse il contenuto della coppa d'onice. Subito la fanciulla si scosse, aprì gli occhi, e non mostrando nessun spa- vento alla vista dell’estraneo, mormorò, sorridendo dolcemente, con una voce che era un incanto: - Chi siete? Che cosa volete? - Bernardo le narrò come avesse cono- sciuto il padre di lei in Levante, ed ag- giunse che doveva attenderlo in breve, per- che, terminate certe sue faccende, sarebbe subito ritornato. Quindi, tutto tremante e smarrito, ma col cuore esultante di gioia, si accomiatò dalla fanciulla, la quale non fece nessuna meraviglia per avere scambiate con lui molte parole. Rosalba, intanto, chiamate le ancelle, che non potevano credere al mi- racolo, andò al porto in attesa della ga- lera che doveva ricondurre il mercante in patria. Per la strada la fanciulla, poichè s'era sparsa la voce che aveva riacquistato la favella, fu subito attorniata da tutti gli in- felici che essa aveva beneficati, i quali le fecero grandi feste, e specialmente la ve- dova che ignorava come le proprie lacrime avessero operato il grande miracolo. Quella povera donna la seguiva come trasognata, piangendo e ridendo ad un tempo, ed ogni tanto esclamava, bacian- dole il lembo dell'abito: - Che sia benedetta! Che sia bene- detta! - Figuratevi poi la gioia di Bernardo, mirando colei che gli aveva infiammato il cuore, procedere verso il porto quasi por- tata in trionfo, e udendo uscir dalle labbra della vaga fanciulla le più dolci espres- sioni! Egli, il poverino, la seguiva da lon- tano e si rodeva dal desiderio di accompa- gnarla in quella trionfale escursione.... ma era troppo timido e quasi dubitava che la meritata ricompensa non potesse mai toc- cargli. Finalmente la galera attesa giunse e il mercante, quando pose il piede a terra e seppe che Rosalba aveva acquistata la favella per merito di Bernardo, volle man- tenere subito la promessa e dare a costui la figliola in sposa. Le nozze si celebra- rono con gran pompa, e in quel giorno stesso ser Marco, povero e scorbacchiato, imbarcavasi per tornare in patria, e ser Orlando piangeva nella sua caverna, ama- ramente, sulla sorte che lo privava di una sposa bella e pietosa, dalla quale avrebbe potuto sperare conforto nei giorni di sven- tura, che sempre abbiamo nella vita. Ma il bene non si acquista nè col de- naro, nè spargendo il sangue altrui, sia pure quello delle belve; il bene sboccia soltanto dai suoi stessi semi: dai semi della bontà e della carità.
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