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Le Fate d'Oro

Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura

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2 - La Vecchia del mare .

Felice e Nennella erano figli di poveri pescatori. Un giorno camminavano scalzi sulla spiaggia, e vedendo uno scoglio, venne loro voglia di arrampicarvisi. Giunti a un certo punto trovarono una caverna, e dopo es- sersi inoltrati in quella, all'oscuro, s'imbat- terono in una porta di cristallo. - Chi sa quel che ci sarà dentro, - disse Nennella al fratello. - Bussiamo, - rispose Felice; ma non poteva arrivare al battente. Allora pensò di alzare da terra la so- rellina, la quale bussò lungamente. Tutt’e due, udendo quel lungo mar- tellìo, dissero: - Che cosa ci diranno quando apri- ranno la porta? - E la porta di cristallo si spalancò e comparve una vecchia con una lanterna in mano. La donna era vestita del colore de- gli scogli ed il vestito era coperto di mu- sco marino. Dalla testa le pendevano cioc- che di alghe. Felice e Nennella, spaventati, le voltarono le spalle, corsero verso l'im- boccatura della buia caverna, e giù a pre- cipizio per gli scogli. Essi giunsero a casa pieni di spavento. La barca del babbo tor- nava appunto in porto in quel momento e la mamma aveva preparato una buona ce- netta. I bimbi, ancora spaventati, narra- rono della porta di cristallo. - Bambini miei, - disse il pescatore - avete proprio dato un calcio alla for- tuna. Quello deve essere il luogo abitato dalle Fate del mare, e le Fate v’avrebbero fatto un regalo. - I bambini, nei giorni seguenti, cerca- rono e ricercarono la porta di cristallo, ma non poterono trovare nemmeno la caverna. Dopo qualche tempo, mentre un dì Nennella si baloccava insieme con Felice in riva al mare, essi sentirono ad un tratto un voce dolce, che cantava: - Io del mare son la figlia, Fendo l'acqua come chiglia; Alle stelle so cantare; Sono amata in fondo al mare. La Medusa luminosa Mi fa scorta come a sposa; Alle stelle so cantare Ed ai pesci del mio mare. - I bambini guardarono sulla superficie delle acque, e videro sparire nel fondo una lunga coda d’argento. Tornati a casa raccontarono tutto al padre, il quale disse: - Bisogna acchiappare il pesce che canta. - Detto fatto, andò a pescare: e pesca, pesca, giorno e notte. Dopo una settimana il pesce entrò nella rete, ma era tanto peso che il pescatore da solo non poteva portarlo a casa, e do- vette farsi aiutare dalla moglie e dai figli. La testa del pesce era simile a quella di una bella ragazza, aveva lunghi capelli color d'oro, aveva attorno alla vita una cintura pure d'oro, che spiccava sulle ar- gentee squame; e il corpo terminava in una lunga coda. La moglie del pescatore disse: - Che bel pesce! Deve essere eccellente di sapore, ma io temo che la caldaia sia troppo piccola per potervelo cuocere. - Non t'impensierire, - rispose il ma- rito - lo faremo a pezzi. - Babbo, - disse Felice - io vorrei che, prima di tagliarlo, il pesce cantasse. - Ed io, - disse la bimba - vorrei che il povero pesce tornasse nell’acqua. - Non lo rimetteremo nell’acqua, se prima non canta una canzone, - rispose il pescatore. Il povero pesce, che era stato posato sulla tavola di cucina, alzò la testa ornata da lunghi capelli color d'oro, agitò la coda e si mise a cantare: - Io del mare son la figlia, Son sorella alla conchiglia; Or chi ignora le mie pene Prigioniera mi trattiene; Non più fender posso l'onda, Nè cantare sulla sponda, Con la rete fui pescata; Oh! la sorte è ben cangiata. - Ma questa è una sirena! - disse il pescatore. E lui e la sua famiglia ne ebbero tanta compassione che si misero a piangere; il pescatore la prese per la testa, la moglie per la cintura e i bimbi per la coda e la riportarono in riva al mare. Colà giunti s'inginocchiarono tutti sulla riva per non farle male e, uno, due e tre, la lanciarono nell'acqua. La Sirena si mise a nuotare cantando: - Tre passi in alto muovi, Uno in basso, e allor mi trovi. Di cristalli in sulla porta Bussa pur la terza volta. Su' miei doni può contare Chi mi rese al mio bel mare. - Intanto che la Sirena nuotava al largo, l’acqua si apriva e scintillava intorno a lei sotto i raggi lunari, e ogni scintilla era una moneta d'argento. Il pescatore, che si affrettò a caricare tanto la barca di monete, vide sommergere la Sirena con dolore; e più tardi, quando ebbe spese le poche monete che gli erano rimaste in tasca dopo un lungo scialacquìo, si trovò più misero di prima. Un giorno Felice disse: - Dove sarà la porta di cristallo? - E allora Nennella si rammentò dei tre passi in alto ed uno in basso, dei tre colpi, e della promessa della Sirena. I due bimbi andarono sulla riva e in- cominciarono ad arrampicarsi sugli scogli; poi, seguendo l'indicazione della Sirena, trovarono la porta di cristallo dalla quale partiva molta luce. Felice alzò Nennella, la quale bussò tre volte col battente che era d'argento. La vecchia coi capelli di alghe e l'a- bito coperto di musco marino, aprì la porta e domandò loro che cosa volevano. - Scusi, - rispose Nennella - sia- mo venuti per prendere i doni che ci ha promesso una sirena. - Entrate, - ordinò la vecchia. Ciò detto li precedè in un corridoio scavato nella roccia, e li fece entrare in una sala sotterranea, dal cui soffitto pen- devano gli stallattiti scintillanti al par di diamanti. La vecchia disse: - Io voglio molto bene alle sirene. Esse vengono qui a rifugiarsi dalla tempe- sta.... Ora vi darò la merenda. - E tirò fuori dalla roccia una tavola rotonda. Su quella tavola, invece di piatti c'e- rano conchiglie di perle; e invece di bic- chieri, belle chiocciole di mare. - Grazie! - disse Nennella rifiutando il vino che la vecchia le porgeva. - Perchè? - domandò la vecchia. Nennella non poteva rispondere dallo spavento; Felice prese la parola per lei. - Le dirò, la mia sorellina teme che il vino sappia di pesce. - Ma è eccellente quando ci si è - fatto l'abitudine; - rispose la vecchia del mare empiendo le conchiglie. Il vino aveva, infatti, il gusto di pesce; e per pane non avevano che ostriche. - Che cos'è questo rumore? - do- mandarono i bambini, udendo un rumore simile alla pioggia! - Diamanti! raccattateli, bambini! - disse la vecchia. I magnifici cristalli bianchi che pen- devano dalla vôlta lasciavano cadere i dia- manti per terra a guisa di gocce. Allora la vecchia disse: - Quei che lasciò la Sirena partire, Prenda i diamanti o si affretti a fuggire. - Felice si empì le tasche, Nennella il grembiule, e, ringraziata la vecchia, fug- girono tutt'e due dalla porta di cristallo. Era notte scura quando giunsero al villaggio, dopo aver smarrita per tre volte la via. Trovarono delle case che prima non c'erano, e guardando a traverso i ve- tri della loro casuccia, videro la zuppa del babbo bell’e pronta, e la mamma che aveva i capelli canuti e guardava una barchettina e una bambola posate sul tavolino. - La mamma stamattina aveva i ca- pelli neri, ed ora perchè è grigia e piange guardando i nostri balocchi? - Essi alzarono il saliscendi e aprirono la porta. - Mamma cara, piangi forse perchè abbiamo fatto tardi? - disse Felice. - Abbiamo le tasche piene di dia- manti, - aggiunse Nennella. La madre si alzò e li guardò come se non li conoscesse. Il babbo entrò, ed egli pure era canuto. I diamanti scintillavano, allorchè li mi- sero sulla tavola, alla debole luce della lu- cerna. Felice si scosse e Nennella mandò un grido. - Perchè siamo cresciuti? Perchè non siamo più bambini? - Come mai, mamma, siamo così cambiati? Eppure siamo stati assenti soltanto alcune ore. - Il babbo e la mamma li abbracciarono piangendo dalla gioia. La sera passata nella caverna era durata vent'anni, e il pesca- tore e la moglie, per vent'anni continui, avevano pianto per morti i loro bambini. Essi venderono i diamanti e lasciarono la casupola per stabilirsi in un palazzo dì marmo. Ma poco dopo rimpiangevano la vita passata, perchè erano ricchi senza es- sere felici. Nennella e Felice rimpiangevano l'in- fanzia spensierata. Essi tornarono alla ca- verna, bussarono alla porta di cristallo con il battente d'argento. La vecchia aprì e domandò che cosa voleva il signore, che cosa voleva la si- gnora. - Desideriamo che il babbo e la mamma tornino felici come prima. - Entrate subito, purchè beviate il mio vino, che sa di pesce, nei bicchieri di chioc- ciole marine. - Essi erano felici davvero di beverlo. - Perchè ci avete preso vent'anni di vita in ricompensa di aver ridato la libertà alla Sirena? - No, signore; - disse la vecchia - no davvero, signora. Ho voluto dimostrarvi che i diamanti non possono fare felici e che è una bella cosa l'esser bambini. Ora andatevene. - Quest'ultima parola fu pronunziata con molta durezza. Nennella e Felice, ciò nono- stante ringraziarono la vecchia e si affret- tarono ad uscire. La porta di cristallo si chiuse subito dietro a loro, ed essi ritorna- rono piccini e scalzi, e corsero giù per gli scogli verso casa, felici di esser ritornati bambini. Il babbo e la mamma li aspettavano sulla porta della loro casupola; essi non erano più canuti; avevano la faccia alle- gra e felice, e sulla tavola c'era la bar- chettina e la vecchia bambola.

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