Le Fate d'Oro
Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura
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1 - La casa della fata Lucinda.
Una notte di vento impetuoso un ra- gazzo scalzo camminava in fretta sulla via maestra che conduceva alla città. I gàttici inchinavano le tremule vette all'urto del vento, la polvere si sollevava in nuvoli altissimi, il lampo solcava i neri nuvoloni e il nostro ragazzo camminava sempre. Aveva saputo che la sua mamma, an- data la mattina in città per vendere uova e polli, era stata investita da un carro, e, ferita, era stata portata all'ospedale. Il ragazzo voleva molto bene alla sua povera mamma, vedova da lungo tempo; e pareva avesse le ali ai piedi per giun- gere presto in città. Si figurava di vederla gemere sopra un letto d'ospedale, sola so- la, e gli pareva che ella, spasimando, chia- masse lui ad assisterla: lui soltanto. Ad un tratto il vento cessò, e inco- minciò a cadere una pioggia fitta fitta, accompagnata dalla grandine, che batteva strepitando sui tetti delle poche case, e fla- gellava i rami degli alberi. Il tuono ru- moreggiava fragorosamente, il fulmine di- segnava lingue di fuoco nell'aria buia della notte. Il ragazzo camminava sempre, senza sgomentarsi della bufera; ma una spossa- tezza immensa lo vinceva, e il sudore co- privagli la fronte. Egli si sarebbe abbattuto, se il pensiero costante della madre, stesa su quel letto di sofferenze, non lo avesse sostenuto; il suo amore dominava la stan- chezza, ed egli camminava sempre con ar- dore. A un tratto egli vide dinanzi a sè un portico e gli venne voglia di mettervisi a riparo. - Ma per un momento solo, - bal- bettò - perchè la mamma mi aspetta; - e nello spingere lo sguardo sotto il portico vide che al di là di questo vi era un bel giardino, e con sua grande meravi- glia si accòrse che là dentro era sereno. Un dolce chiarore lunare illuminava le piante più rare; e vento, pioggia, gran- dine, fulmini, cessavano all'ingresso del giardino, ove il silenzio della bella notte non era interrotto che dal dolce rumore dell'ac- qua delle mormoreggianti fontane e dal me- lodioso canto degli usignuoli. Desideroso di un momento di riposo, egli sedè in uno dei viali del magnifico giardino, quando a un tratto udì un suono e una voce affascinante di donna, che cantava. Gli usignuoli a quel canto tacquero. La voce giungeva sempre più chiara agli orecchi di Bernardo, così si chiamava il ragazzo, che, voltatosi, vide un palazzo, dal quale usciva una luce mite. Egli si diresse a quella volta, e, oltrepas- sata la soglia e un bel cortile di marmo, nel mezzo del quale zampillava una fontana purissima, in una vasca di alabastro, pene- trò in una sala. Una tavola ne occupava il centro, e su quella tavola erano preparati cibi squi- siti. Bernardo sentì lo stomaco che gli ram- mentava di non avere mangiato dalla mat- tina. Egli prese avidamente un pezzo di pane e lo divorò in pochi bocconi. Quando fu sazio, attratto dalla voce melodiosa e non pensando più a sua madre, andò in una stanza attigna dove ar- deva un bel fuoco. Egli sedè in una co- moda poltrona, dinanzi al caminetto, per asciugarsi i panni, e cullato sempre dalla voce melodiosa, non tardò ad addormentarsi. Allora egli vide la fata Lucinda, della quale avevagli tanto parlato il suo vecchio nonno; quando, stanco dal lavoro, lo pren- deva sulle ginocchia e gli raccontava le novelle. Ella era avvolta in un velo bianco e libravasi sulle acque, mentre un giovine, che aveva qualche somiglianza con lui, la guardava estatico. - Se tu rimani qui, - disse al gio- vine la Fata - io ti darò il potere di af- fascinare con la parola tutti gli uomini, come io li affascino col canto. - Il giovane esitava. - Se tu rimani qui, io saprò darti glo- ria, onori, tutto ciò che può rendere felice un mortale, - continuò insistendo la Fata. - Ti darò le ricchezze, il dominio e tutto ciò che puoi desiderare, ma non devi la- sciarmi. Accetti dunque? - chiese Lucinda vedendo che il giovine esitava. - No, - mormorò lentamente questi. - Ti darò tutto ciò che vorrai, tutto ciò che desidererai, tutto, - disse insi- stendo ancora la bella Lucinda. E mentre gli diceva queste parole, egli si vedeva, come in un sogno, già adulto, sfol- gorante di bellezza, riverito, inchinato da centinaia di uomini, da donne bellissime, seduto sopra un trono, con la testa cinta di una corona, in una sala tutta luce, splen- dente di oro e di pietre preziose. Ma nel cantuccio della sala vi era una nube nera; a un tratto si diradò, ed egli scòrse, sopra un misero letto, una donna col viso coperto di bende, e gli parve di udire una voce lamentevole che chiamava: - Bernardo! - Quella voce fioca bastò a destarlo; si stropicciò gli occhi, si alzò, e, vergognandosi di essersi indugiato per la strada mentre sua madre soffriva, corse via; attraversò le sale, il giardino, e riprese la via maestra, sotto la pioggia dirotta, fra l'imperversare della bufera. Giunto in città al far del giorno andò difilato alla porta dell'ospedale, dove fu ammesso, dietro suppliche insistenti. Egli penetrò in una lunga corsia, fian- cheggiata da letti, su cui giacevano tanti e tanti infermi. Sua madre era nell'ultimo letto, col viso coperto di bende, come egli avevala veduta in sogno, nel palazzo della fata Lucinda. Quando Bernardo si avvicinò a quel letto di dolore, sentì la cara e amata voce che chiamava: - Bernardo! Bernardo, vieni! - Il giovane accarezzò quella testa ado- rata e la donna si calmò sotto la blanda carezza filiale. Quando la malata vide il figlio accanto al suo letto, il respiro le si fece più eguale e dormì un lungo e profondo sonno. Dopo pochi giorni, Bernardo aveva la consolazione di ricondurre sua madre a casa, completamente guarita dalle orribili ferite. La prima notte che egli, stanco, si co- ricò nel suo letto, vide apparirgli in sogno la fata Lucinda, la bella, incantevole abi- tatrice del palazzo fatato. La Fata, anche quella volta, era cir- condata di veli. Ella teneva in mano una lira e parlava a un giovane che rassomi- gliava a Bernardo, ma più maturo di lui; a un bel giovane nella pienezza della vita. - Ascoltami, Bernardo; - ella diceva con la sua voce melodiosa - se tu accon- senti a seguirmi nel mio palazzo incantato, circondato di giardini ove crescono i fiori più rari di tutte le regioni della terra, io ti prometto una felicità non mai interrotta, una gioia senza pari. Il mio popolo ti ac- clamerà suo liberatore; io ti darò il potere di infrangere le sue catene; tu vedrai ai tuoi piedi re vinti in atto supplichevole, scettri infranti, armi numerose tolte ai no- stri nemici, e la riconoscenza, l’affetto di milioni e milioni di sudditi, abbellirà la tua vita. - Bernardo vedeva sul volto del giovane, che a lui tanto somigliava e cui rivolge- vasi la Fata, un sorriso di trionfo. L'am- bizione gonfiavagli le narici, la sete di do- minio gl'inturgidiva le labbra, la speranza dava agli occhi di lui un insolito splendore. Egli stendeva verso la bella ammalia- trice le mani supplichevoli, quasi fosse sul punto di cedere alle sue lusinghe, ed ella già posava le dita affusolate sulle corde della lira per accompagnare un canto di esultanza, un canto di trionfo, quando una voce flebile colpì le orecchie di Bernardo. - Alzati, - diceva la voce indebolita dalle sofferenze - mi duole toglierti al sonno placido, ma tuo zio ha bisogno del tuo aiuto per preparare i campi e spargervi la sementa. Oltre all'essere tu obbligato verso di lui per vincoli di parentela, devi pensare che lo zio, buono e affettuoso con te, ti ha fatto erede dei pochi terreni com- prati a forza di risparmi, di lavoro e di economia. - Bernardo si scosse riconoscendo la voce di sua madre. Egli fece uno sforzo per cacciare dalla mente le immagini di gloria destate dalla fata Lucinda e le disse: - Non ti seguirò; l'affetto mi trat- tiene imperiosamente qui, e il dovere mi impone di non lasciare i miei. - Sei un buon figliuolo, un cuore one- sto, - disse la Fata - e voglio compen- sarti lasciandoti un tesoro. - Fata Lucinda sparì, e Bernardo, de- standosi all'improvviso, si trovò in mano un fogliolino su cui stava scritto: « A chi molto promette, credi poco. » Bernardo fece tesoro di quel consiglio, e oltre ad essere un figlio affezionato, fu sempre uomo di desiderî modesti e di molta prudenza.
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