CAINO E ABELE
Autore: Perodi, Emma - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura
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Donna Giovannina Moltedo, aiutata dalla serva, aveva disposto tutte le sedie di casa nella sala terrena, ove doveva tenersi radunanza elettorale del partito moderato; e mentre cori un piumino spolverava la tavola della presidenza, su cui aveva messo la solita bottiglia d'acqua e il solito bicchiere, recitava sottovoce Avemmarie affichè la Madonna infondesse calma nei partigiani di Roberto. La buona vecchietta aveva udito circolar voci non belle in paese. Sapeva che l'Orlando si sarebbe battuto fino all'estremo, per ottenere la maggioranza di voti, e d'altra parte in casa sua aveva udito parlare dai suoi amici con intolleranza del giogo dell'Orlando; il quale a Roma, brigando e inchinando tutti i capi partito, era riuscito a metter creature sue in ogni ufficio pubblico; meno che al Municipio. Il presidente del tribunale era un suo nipote, tiglio di sua sorella; l'agente delle tasse un suo compagno d'infanzia; il pretore doveva a lui il posto che occupava; al procuratore del re aveva saputo alcuni anni prima far scusare una trascuranza che gli sarebbe valsa la destituzione senza il suo appoggio. I piccoli commercianti mezzi falliti li aveva tutti nelle mani, perché era famoso per ordir cavilli; e lo stesso si può dire dei piccoli proprietari che erano in continua lite con i creditori e col Municipio per le tasse, che si rifiutavano di pagare o non potevano pagare a tempo. Così era riuscito a esercitare una certa tirannìa in paese. Però aveva un potente nemico nel parroco di S. S.Giovanni, prima perché faceva apertamente fede di ateismo e in secondo luogo per aver persuaso una sua sua vecchia cliente a testare in favore di alcuni parenti lontani; invece di lasciare alla chiesa; come aveva per tanti anni fatto sperare al parroco de Martii. I proprietarii più ricche che non avevano bisogno di cavilli per salvare i loro possessi; i medici e gli altri avvocati, un poi per simpatia e stima per Roberto, un po' in odio al loro fortunato collega; erano apertamente ostili all' Orlando e il Municipio lo combatteva con tanto accaninimento, che fra lo firme dei componenti il comitato elettorale che portava candidato il frangipani figuravano quelle del sindaco, di due assessori e di una decina di consiglieri, fra cui i Moltedo zio e nipote. È ben facile figurarsi interessi avesse tirato iu ballo l'avvocato Orlando per ischiacciare l'avversario. Nessuno sapeva quello che trama vasi nella casa del Purpura, dove aveva sede il Comitato del partito ministeriale, ma i fautori di Roberto temevano attacchi impreveduti e vigliacchi, e questo timore era diviso da donna Giovannina. Sei stata alla messa a San Giovanni? - domandò alla vecchia Rosalia. Eccellenza sì. Anzi ho parlato con don Matteo de Martii. - E non me lo dicevi? Ho trovato tutta la casa all'aria tornando e m'è passato di mente. Viene? Eccellenza no; ha detto che per ordine superiore non poteva venire ma manderà molta gente. Bene; e hai veduto altri? Lucia, la serva di don Ciccio Purpura, era accanto a me, ma è scappata al pater; pare che anche lì ci sia tanto da fare, perché oggi c'è radunanza alla stessa ora che da noi. E t'è parso che fosse allegra? Ma che Lucia lavora mal volentieri e borbottava dicendo che in casa dei suoi padroni non si riposa mai. È un porto di mare quella casa; la notte ci vanno agiocare e pare che si levino le penne fra loro, e il giorno confabulano e scrivono sempre. Perché non va via se non può resistere alla fatica? domandò donna Giovannina, Perché fa molte mance ed è ghiotta di quattrini, Lucia. Ora poi che c'è l'Orlando, Lucia gode; ogni momento le regala un biglietto da dieci lire; anche don Franco ci andava e con lui ha fatto una sommetta. Qui la conversazione fu interrotta dall' arrivo di don Calogero, il nipote del medico, il quale s'era fatto prestare le bandiere dal Municipio e le portava per collocarle dietro la tavola della presidenza, sotto il ritratto del re, che già ornava la parete. Il ritratto l'aveva mandato il capostazione, che era un partigiano di Roberto. Presto, presto, - diceva il medico alla zia, - fate portare altre sedie; ci sarà folla. Viene mezzo il paese, fate portale altre sedie. la casa non ci sono rimante altro che quelle di sala, rispondeva la vecchia. Mandatele a prendere a casa mia, al caffè vicino, molte persone almeno debbono trovare da sedere. Donna Giovainuna si dette un gran da fare per contentare il nipote; ma non era punto tranquilla; punto ; o vedendo la folla fermarci sotto le sue finestre, e invadere tutta la piazza, pensava che là pure, sotto la casa del Purpura ci sarebbe stata folla e che la lotta stava per cominciare. A un tratto la vecchia signora udì il passo dei veloci cavalli di Roberto e andò nell'ingresso per riceverlo. Egli era accompagnato soltanto dal Lo Carmine; il direttore non s'era voluto assentare. Oh! che sfarzo! - esclamò gittando un occhiata nella sala adorna di bandiere. - Donna Giovannina voi sperate che venga molta gente? Si, don Roberto, ma ho saputo che e' è adunanza anche degli altri, alla stessa ora. Meglio, così si misureranno le forze. Roberto era calmo, ma non lieto; e le strette di mano dei suoi amici, die giungevano e gli portavano tutti buone notizie, non gli mettevano un sorriso sulle labbra, ne un lampo nei begli occhi turchini. Roberto salì su, in attesa di esser chiamato insieme con i membri del comitato, che già erasi costituito in una sedata precedente, e intanto la folla aumentava sotto le finestre. Nella casa di Purpura accadeva lo stesso, soltanto Orlando non era un candidato nuovo; e invece di farsi presentare da altri, come Roberto, si presentava da sé agli elettori. C'era anche li un comitato elettorale, e un presidente : il farmacista Sarno, ma pro forma soltanto. L'Orlando s'era accorto bene che dinanzi alle promesse di Roberto che abbracciavano una cerchia più vasta d'interessi, quelle fatte da lui dell'aumento di guarnigione e del ginnasio-liceo, erano meschine e sfiguravano. Inoltre egli non poteva dare altro che parole, e Roberto presentava fatti. Il giorno prima si era provato il tram elettrico con esito felicissimo e quel tram tramrecava una utilità cosi grande alla classe operaia che non si poteva discuterla. Bisognava dunque che l'Orlando non cercasse di competere con Eoberto sul campo dei benefizj da procurare al paese, ma lo attaccasse da ogni lato, lo coprisse di disprezzo, facesse cadere sa di lui la calunnia come un nembo che si scalena all'improvviso. Conosceva i suoi concittadini, li sapeva impressionabili, sospettosi, diffidenti; sapeva che non perdonano quando si credono ingannati, sia moralmente nella buona fede; sia materialmente negli interessi, ed era convinto che su quegli animi l'accusa faceva sempre presa. Accusando, dunque, anche a casaccio, era sicuro di strappare molti voti all'avversario, ma le accuse dovevano essere formulate in guisa da mirare ai tre gruppi diversi che costituivano gli elettori di Roberto: gli operai, il clero e il municipio. I possidenti ricchi o gli affittuarj dei vasti beni di Monteleone, era difficile staccarli dal campo opposto; perché al Frangipani erano uniti da antica amicizia, e più lo avessero veduto bersagliato, più si sarebbero stretti intorno a lui per difenderlo, Ma era un piccolo nerbo che l'Orlando sperava di battere con la forza delle proprie argomentazioni e con le mene del Governo, che aveva già dato istruzioni precise al precetto. L'onorevole candidato del partito ministeriale salì dunque sul ripiano di legno, su cui era collocata la tavola della' presidenza e prese posto in mezzo al farmacista Sarno e a don Ciccio Purpura. Uno sguardo gettato sull'assemblea lo rassicurò; i suoi elettori erano tutti nella sala, anche quelli sui quali dubitava, come un certo negoziante fallito, col quale aveva avuto un diverbio abbastanza vivo parecchi giorni prima per la perdita di una causa; il legame degli interessi; dunque, non si scioglieva; il partito che da questi era retto restava unito. Ilare, dunque, e con gli occhietti die gli brillavano dietro gli occhiali azzurrognoli; il candidato ministeriale incominciò dal tessere la sua storia, senza modestia la modestia era considerata da lui una qualità dannosa, perché la gente ha la memoria labile e dimentica molto facilmente i benefizj - si disse figlio affezionato di quel paese, al quale aveva dato nuovo lustro, mercé i suoi trionfi nel foro; disse di avere spesa tutta la sua vita nel sostenere gl'interessi della città con amore di figlio, con dignità di cittadino; notò che aveva votato tutte le leggi che estendevano le franchigie popolari, e non menti perché ogni progetto ministeriale aveva avuto sempre la sua approvazione, e disse e disse finché gli parve di aver bastantemente encomiata la sua vita d'avvocato e di deputato. Questa prima parte fu salutata da applausi vivissimi e il primo a batter le mani era il Torres; che aveva intascato la sera avanti i danari della missione ed era divenuto entusiasta addirittura dell'Orlando. Dopo aver bevuto l'acqua inzuccherata ed essersi soffiato il naso, l'oratore riprese la sua orazione: Amici. - aggiunse, - voi non ignorate certo che il candidato dell'opposizione è il signor Roberto Frangipani. Io non vi avrei parlato di lui, se egli, nel suo discorso di Selinunte, non avesse detto che si presentava come candidato degli onesti e che sotto la bandiera dell'onestà chiamava a raccolta tutti coloro che desiderano la rigenerazione morale del paese. Parlare di onestà è più facile che praticarla e l'apostolo dovrebbe incominciare a predicarla con l'esempio. Vi pare atto d' onestà quello di concentrare nelle proprie mani tutto il commercio vinicolo del circondario? Prima che quell' uomo benefico fondasse Io stabilimento sulla spiaggia di Selinunte, molti proprietarj, e fra voi non ve ne sono pochi, vendevano i loro vini a prezzi vantaggiosi, e ogni proprietario viveva piuttosto bene. Ora, comprando egli tutte le uve o i vini, facendosi incettatore, ha creato un tipo, il Selinunte, schiacciando la piccola produzione. Nessuno spedisce più via una pipa di vino e se voi dovete vendere il vostro, dovete cederlo al Frangipani, passare sotto le sue Forche Caudine e ricavarne un prezzo bassissimo, cioè non quello che vi pagava il consumatore e il negoziante, ma quello che impone il fabbricante manipolatore. Io vi domando se questo è atto onesto? No! No! - gridarono da tutte le parti i piccoli possidenti falliti, non per colpa di Roberto, ma per la loro imperizia. - È uno sfruttatore, ci ha rovinati! Questo è l'uomo probo, irreprensibile che vorrebbe rappresentare Castelvetrano alla Camera; egli è un vampiro, che in breve paralizzerebbe tutte le iniziative, succhierebbe il sangue di tutti i cittadini, i quali sarebbero ridotti a chiedergli lavoro come operai. Rammentatevi che porta un nome infame; il nome di quei traditori guelfi dell'ultimo Hohenstaufen, i quali venderono il biondo e innocente Corradino a Carlo d'Angiò, senza che egli potesse toccare le navi ospitali di Pisa. Astura è là, crollante sul Tirreno, a rammentare l'infamia di questi mercenari reali, e il sangue di Corradino chiede ancora vendetta sulla piazza del Mercato a Napoli. mentre i Frangipani portano un titolo infamante: quello di duchi d'Astura. L'Orlando, mentre pareva s' infervorasse tanto a evocare dalla tomba dei secoli un fatto non ben chiarito ancora, rideva dentro di sé di quell' arma elettorale: nuova di zecca e che pur produceva l'effetto volato. perchè grida irose uscirono dalla folla commossa" quasi che essa appartenesse alla generazione che vide le lotte cruente fra Carlo d'Angiò e i ghibellini d'Italia. Il Torres, nel suo entusiasmo, non si peritò a urlare: - Morte ai traditori - e a quell'urlo gli elettori dell'Orlando risposero: - Morte! Il candidato si spaventò dell'effetto che avevano suscitato le sue parole e si affrettò a soggiungere: - Morte sì all'ipocrisia al tradimento che si copre con la bandiera dell'onestà, quasii che gli onesti avessero bisogno di affermare che sono tali. Voi, io, certo siamo onesti, eppur non lo diciamo. È vero! È vero! - urlava la folla. Passiamo ad esaminare il candidato avversario sotto un altro aspetto. Egli si è sempre mostrato molto inchinevole ai preti. Fa andare ogni anno per Pasqua il parroco di San Giovanni a benedire lo stabilimento, costringe gli operai a recitare una preghiera dopo il pasto, fa ufflciare la domenica una chiesetta per la gente di Selinunte; ma tutto questo è fumo che getta in faccia ai creduli. Egli si serve della religione, come dell'onestá; per coprire i suoi vizj e scroccare la fama di persona intemerata e devota. Se non mi repugnasse penetrare nel santuario della famiglia, vi svelerei io che cosa cela quel palazzetto di Citera, nascosto fra le palme ... . Ma già; voi lo sapete come me. Lasciatelo là dunque su quella spiaggia ad occuparsi dei suoi vini, lasciatelo ai suoi ozj di Capua, ma non permettete che la nostra nobile città sia rappresentata al Parlamento da un Frangipani. Lo semina della sua. famiglia rappresenta una mano che spessa il pane: la sua ve lo toglierebbe; utopista per gli altri, è pratico per sé e da agli operai, per tenerli a bada, un ridicolo dividendo, mentre accumula ricchezze. Poveri operai illusi! Essi non sanno che appena il loro padrone avesse acquistato un seggio a Montectorio, mercè i loro voti, li rimunererebbe mettendoli in mezzo di una strada! Sono giunta dalla fonderla Oretea di Palermo le macchine per la fabbricasione dei fusti, altra ne giungeranno per travasare i vini e metterli nei tini, è pronto il tram elettrico, e cosi falegnami, bottari, facchini, e carrettieri, saranno licenziati. Questo lavoro da gesuita è un orrore: smascheratelo, elettori, e se il mio nome non raccoglie più i vostri suffragi, sostituitelo con un altro. Non è il desiderio di trionfare di lui che mi spinge a combatterlo; è il timore che egli sia per Castelvetrano quello che furono per Selinunte l'invasione saracena, i terremoti, la sabbia: il Flagello! Lo distruggeremo! - gridò la folla, che a mano a mano si era avvicinata alla tavola dell'oratore e lo circondava, formando intorno a lui una massa compatta. L'eccitamento di essa non si manifestava con urli ne eoa schiamazzi, ma con occhiate torve, con una serietà da veri cospiratori. Tutti quei nemici di Roberto, a uno a uno, stringevano la mano all'Orlando mentre scendeva, da quella specie di podio e accompagnavano quella stretta di mano con uno sguardo signincativo, che voleva dire: Siamo con voi! Appunto allora giungeva in sala il Bonaiuto, serio e accigliato, e la folla gli andò incontro, poiché molti sapevano di dove veniva. Ebbene, che cosa ha detto? - gli domandò l'Orlando. Le solite cose in altra forma, - rispose il Bonaiuto, però v'era molta gente, moltissima, e tutti i parrucconi della città. Ci sono quindici giorni ancora alle elezioni e io ho in tasca certi argomenti! Ne sono convinto, - rispose l'altro con un sorriso d'intesa. - Ma vi confesso che senza l'amicizia che ho per voi, passerei anch'io sotto la bandiera avversa; don Roberto ha una eloquenza che convince e che trascina. Sotto quella bandiera lì, amico, tu morresti di inedia, mentre sotto la mia, anche sbrandellata, tu raccapezzi qualcosa. Va' in tipografia a vedere se il discorso mio è stampato e fallo affiggere e distribuire, specialmente dinanzi a casa Moltedo. E a me, onorevole, non date nessuna incombenza? domandò il Torres che da ventiquattr'ore si figurava di meritare tutta la fiducia dell'Orlando. Non dubitate, c'è da far per tutti, - rispose il candidato. - Questa volta i danari per le elezioni non mancano; ce li ha forniti la cassa del nostro avversario, perché le somme perdute da don Franco non hanno altra provenienza. Il giochetto è bello e divertente quanto mai. Imparate, giovinetti, come si fanno le elezioni! Il Bonaiuto era uscito e l'onorevole Orlando, un po' eccitato ed impaziente di vedere che effetto avrebbe prodotto la lettura del suo discorso su quelli che non appartenevano al suo partito, spedì il Torres a raccogliere informazioni e a spiare i discorsi. Intanto la folla aveva lasciato la sala e per curiosità si era diretta in piazza, verso la casa Moltedo. Roberto aveva parlato più lungamente dell'avversario e gli elettori dell'Orlando giunsero in tempo per udire gli evviva fragorosi che salutavano la fine del suo dinuovi venuti, i quali, scorso. Quegli evviva irritarono sotto l'impressione delle parole pronunziate dal loro candidato, risposero con gridi di: Abbasso il gesuita! Abbasso lo sfruttatore! Abbasso l'incettatore! Abbasso il libertino! Don Calogero Moltedo e molti altri si affacciarono udendo quelle grida e risposero con parole offensive per l'Orlando. Allora il farmacista Sarno, che era fra quelli che gridavano di più, apostrofò il dottore: Se avete coraggio, uscite! Era una sfida e fu raccolta da molti. In un momento la sala dell' adunanza si vuotò, e gli elettori di Roberto erano giù in piazza, in atteggiamento minaccioso, prima che il Frangipani si fosse accorto di che si trattava. Quando lo seppe, perché gli fu detto dai pochi rimasti intorno a lui, corse alla finestra, ma la zuffa si era già impegnata e volavano pugni e sassi, e i pochi carabinieri, volendosi intromettere, erano sballottati di qua e di là dagli urti di quelle due masse che si attaccavano e si respingevano con furia. Roberto pallido e calmo si fece largo fra i suoi e con la voce potente gridò: Basta! Basta! Egli dominava tutti con l'alta persona e fu ubbidito. In quel momento comparve il Bonaiuto alla testa di una squadra di ragazzi, carichi dei discorsi dell' Orlando, offrendoli a tutti. Alcuni partigiani di Roberto li stracciarono con rabbia, altri prendeva il foglio stampato e si metteva a leggerlo. La presenza di Roberto impedì che il conflitto ricominciasse, poiché nessuno degli avversarj osava ripetere in faccia a lui i gridi che aveva pronunziati poco prima. Si può dire che tutto Castelvetrano fosse su quella piazza, diviso in due campi. Roberto, vedendo così numerosi i suoi partigiani, ebbe un lieve sussulto. Ormai era nella lotta e voleva vincere, però non voleva che si ripetesse la scena di poco prima, che poteva degenerare in battaglia, e indusse i suoi ad andare a casa. Essi ubbidirono, facendogli una nuova dimostrazione di simpatia e a poco a poco la piazza si votava. Alcuni minuti più tardi Roberto traversava il paese in carrozza e non incontrava altro che gruppi di amici e di nemici che leggevano il discorso dell'Orlando. Il Lo Carmine ne aveva una copia in tasca, ma esitava a metterla fuori. Allorché la carrozza fu a una certa distanza dalla città, Roberto gliela chiese e la lesse senza turbarsi. Calunnie che non faranno presa, - disse rendendo il foglio all'amico, - infante cui non merita rispondere; esse non mi strapperanno un voto. L'altro lesse pure, ma si turbò. Era più assuefatto alla vita politica, aveva maggior pratica delle elezioni e conosceva meglio la sospettosa indole del popolo; quella allusione al palazzo di Citerà lo afflisse immensamente. Roberto non conosceva i precedenti attacchi della Trinacria, diretti contro Velleda, non sapeva degli spasimi della povera signora, non aveva letto la biografia di lei, pubblicata quella mattina istessa, nella quale sotto un diluvio di elogi per l'opera letteraria di quell'ingegno eletto, si fingeva di commiserare la sorte toccata alla donna alla moglie, svelando tutte le piaghe della sua vita col pretesto di accennare alle cagioni che l'avevano tolta al mondo delle lettere. Non c'era una parola di cui non fosse stato prima calcolato l'effetto sul lettore ; e siccome il Lo Carmine supponeva, con ragione; che quasi tutti quelli cui era capitato in mano il discorso dell'Orlando avessero pure percorso l'articolo su Velleda, era sicuro che l'allusione agli amori di Roberto non sfuggisse ad alcuno e che il nome di Velleda venisse coperto di motteggi e di onta. In quelle ore passate in carrozza e in casa Moltedo, egli aveva pensato sempre a lei, a lei che doveva soffrire mille strazj e mille torture. Restate a colazione da me, - avevagll detto Roberto quando la carrozza era entrata nel giardino, e mentre il Frangipani saliva in camera sua, il Lo Carmine penetrava nella sala da pranzo già apparecchiata. dove incontrò il Varvaro. Dio mio! - esclamò il direttore appena lo vide; che cosa abbiamo fatto con questa, elezione! Avete letto anche voi? - domandò lo scienziato alludendo all'articolo della Trinacria. Altro che letto! La signora Velleda è stata colpita da una febbre! Da più ore è sul letto e trema senza che si riesca a riscaldarla. Avete chiamato il dottore? No, non avevo la carrozza, che è tornata adesso. Sono un poco medico io stesso e le ho fatto dare il chinino, il cognac e applicare senapismi; ma essa non migliora; Maria non vuole uscir di camera e la chiama incessantemente, Costanza l'assiste. Il Lo Carmine dette allora al Varvaro il discorso dell'Orlando e gli narrò la scena avvenuta in piazza. A che cosa giungeremo? - domandò il direttore sgomentato. - In questi quindici giorni si dibatterà anche il processo contro Alessio al tribunale: avremo altri attacchi dall'OrIando, altre scene ... . Purché non si veda scemare il numero dei partigiani del signor Roberto! - rispose Io scienziato. - Questo discorso mira a ciò. Per ora sono fedeli, - osservò il Varvaro, - ma sono così mobili! Pochi giorni fa gli operai adoravano la signora Velleda come si adora la Madonna; ora rifiutano il pranzo perché è lei che ha istituito le cucine, e la insultano. Il Varvaro tacque, udendo i passi di Roberto sulle scale. Egli scendeva insieme con Maria e aveva scritto sul volto il dolore che lo torturava. Perché mi avete nascosto tante cose? - domandò al Varvaro e al Lo Carmine severamente. - Eicevo ora, insieme con la biografia della signora, due numeri dello stesso giornale che io dovevo aver letti da più giorni! Oggi hanno avuto l'accortezza d'inviarmeli in busta chiusa, se no li ignorerei ancora; chi lotta deve essere informato di tutto. La signora, - rispose il Varvaro per iscusarsi, voleva che le fosse risparmiata questa pena e noi le abbiamo ubbidito. Roberto non parlò quasi mai durante la colazione, ma si vedeva che egli ruminava un pensiero. Prima di alzarsi disse: Sentite, Varvaro: io vi affido una missione delicata o spero la compirete. Andate a Palermo; il treno passa alle tre e minuti da Castelvetrano e giungerete in tempo; a Palermo vi recherete alla dirczione del giornale e sappiate intendete, sappiate farvi dire chi è l'autore dell'articolo. Intanto da Castelvetrano spedite il dottore: la signora Velleda sta male. Il Varvaro andò a preparar le valigie, e il buon Lo Carmine, pentito di essere stato lui la causa involontaria di tanti dolori, rimase a divertire Maria, mentre Roberto risaliva in camera della malata, che era tuttavia scossa dal tremito della febbre.
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