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Le donne milanesi

Autore: Neera - Editore: - Anno: 1881 - Categoria: letteratura

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Le donne Milanesi

Cherchez la femme Non c'è nessun viaggiatore che descrivendo le città e i paesi visitati tralasci di parlare delle donne. Questo vuol dire che le donne sono una parte importantissima d'ogni città e d' ogni paese. Di tale conclusione giova sopratutto persuadersi, osservando che, ci furono bensì delle donne le quali ebbero l'idea di riunirsi in popôlazione escludendo gli uomini, e si chiamarono Amazzoni; ma non si videro mai degli uomini fuggire le donne ; tolto qualche caso isolato e non contagioso nei deserti della Tebaide. Esiodo che ebbe la faccia tosta di scrivere: « Da Pandora viene la razza delle donne, questa perniciosa stirpe, gran flagello dei mortali; » trovavisi forse in un momento di cattivo umore perchè la serva gli aveva bruciate le polpette; ad ogni modo dimostra che non era cristiano e che non presentiva nemmeno la poetica origine della donna, foggiata delicatamente da Dio in una costola d'Adamo. Uno scrittore moderno, più gentile di Esiodo e probabilmente più sincero, dice « Datemi le ricchezze senza la donna, non mi allettano; datemi la gloria senza la donna, la rifiuto; datemi il piacere senza la donna, lo disprezzo; datemi la vita senza la donna, la calpesto. Datemi invece la donna senza ricchezze, senza gloria, senza piacere, io accetto il regalo e piegando il ginocchio vi bacio la mano. » E di questo parere saranno, come non desiderarlo? tutti i miei lettori, lasciando che seguano il pessimismo d' Esiodo …………………………..i saccenti Che gridan: basta! con in bocca assai Più sentenze che denti. La donna è come la molla finissima e nascosta di un bell' orologio. L'ignorante non se ne cura, pago di vedere il luccichio dell'oro, il lavoro esterno della cassa e le sferuccie brillantate che girano segnando i numeri; ma l' intelligente sa che quell'oro, quella cassa e quelle sferuccie non servirebbero a nulla senza la piccola molla nascosta. * Ammesso che la donna è parte importantissima di ogni paese in generale, bisogna convenire che a Milano ella occupa un posto eminente. La milanese non è bella; non ha le forme scultorie della romana, nè la solida avvenenza della bolognese, né il fuoco della siciliana, e nemmeno la grazia cascante della donna di Venezia, e i colori vivaci e la robustezza della genovese. Nata in questa paludosa regione, in questo clima molle, all' ombre verdi, fra le nebbie che salgono dai prati umidi e grassi a offuscare la vivezza del sole, la milanese è generalmente pallida. Avez-vous vu, dans Barcelone, Une andalouse au sein bruni ? Forse le è rimasta anche a lei, dalla dominazione spagnuola, qualche goccia del sangue che colorisce di un bruno caldo la pelle delle andaluse. Egli è certo che una milanese bianca e rosa non è una milanese autentica; e di milanesi non autentiche ve ne sono parecchie in Milano, dove convengono come all'ampio mare tutto le fonti e tutti i ruscelli : io non mi prendo la responsabilità delle milanesi incrociate! Difficilmente la milanese ha i capelli corvini; più difficile ancora trovarla bionda. Il suo vero colore è quello della castagna in tutte le gradazioni, dall'isabellina chiaro al marrone lucente. Gli occhi della milanese sono brandi, ben tagliati, intelligenti e un po' languidi ; c'è quasi sempre un' ombra misteriosa in fondo alla pupilla, un pensiero vago pieno di reticenze volute, che ammalia. È un occhio serio, luminoso, simpatico. In pochi casi i lineamenti sono veramente belli, ma quasi sempre hanno una gentilezza femminea, una vaporosità graziosa e seducente. La statura piuttosto piccola; le forme parche, sottili; il piedino snello, la disinvoltura del camminare, la taglia e il vestire eleganti, i movimenti sicuri fanno della milanese una figurina armonica che si distacca in modo assoluto dagli altri tipi di donna e si fissa nella mente del forestiero come un ricordo incancellabile. Fu detto: la milanese è la parigina d'Italia; ma questo confronto non regge che dal lato fisico - e ancora! Una differenza enorme rende il paragone zoppo, perché; la parigina è frivola mentre la milanese è donna di casa e buona massaia. * La milanese ha una passione che, giudicata superficialmente, può indurre in errore sul suo conto e farla credere appunto frivola come la parigina. È la passione dei divertimenti, delle passeggiate, delle visite, della vita esterna dove la milanese riversa tutta la sua eleganza e il suo brio. Nelle altre provincie d'Italia, anche in molte città principali, le donne fanno una vita così casalinga, solitaria e monotona, tra il marito e la calza, che ben a ragione stupiscono di questo correre vertiginoso della milanese da un negozio a un teatro, da una casa a un' altra, da un libro a un cappellino, da un concerto a una conferenza, sempre lesta, vivace, guizzante, pieghevole al caso ed alla circostanza, e non hanno poi tutti i torti se non conoscendola, sembra a loro un po' vanerella. Ma il segreto di tutto questo sta in una attività singolare. I provinciali che vedono la milanese tutta in fronzoli, elegantina, pettinata alla moda, suppongono che non faccia altro tutto il giorno fuorchè guardarsi nello specchio, ed è certamente un grande errore. Le nostre donne non fanno il bucato, non tirano le corde, non allevano i bachi e i polli perchè nei nostri appartamenti la cosa riescirebbe abbastanza problematica; del resto lavorano in cucina come in sala; ammanniscono un risotto colla stessa abilità che metterebbero a imbastire una gonnella e non mi stupirei punto se messe a contatto dei bachi e dei polli ne uscissero meglio di chiunque, perchè l'intelligenza enciclopedica è il loro forte. Sono eleganti, ma il più delle volte il vestito se lo son fatto da sè. La pettinatrice è un cattivo mestiere qui, perchè la milanese si pettina colle sue mani; infine, la milanese risolve il problema che dà tanto da pensare ad alcuni uomini: una donna che sia nello stesso tempo elegante ed economa, brillante nei crocchi e utile in famiglia, ricca di spirito e di coltura senza pregiudizio del guardaroba e della dispensa. * Quell' essere leggiadro e grazioso che i poeti chiamano fanciulla e i toscani signorina, da noi a Milano si dice: popôla, e come la donna milanese è tanto diversa dalle altre donne anche la popôla non è proprio una medesima cosa colla poetica fanciulla, colla signorina convenzionale, colla tôta, colla sciêta, colla putèla dei varii dialetti settentrionali e nemmeno colla nenna delle canzoni napoletane. La popôla intanto non è sentimentale; contempla di rado le stelle ed uno de' suoi desiderii più vivi (in ragione forse della poca probabilità di vederlo realizzato) è quello di ingrassare. Per farsi un concetto della popôla bisogna andare in una sera di venerdì al teatro Filodrammatico. È questo un teatrino modesto e morale (doppiamente modesto e doppiamente morale perchè non si paga la porta). Là le popôle si schierano come in un campo chiuso dove sono sicure di cogliere tutti i trionfi ; specie se dietro le sedie, facendo il piede di grù, sta il pivel del loro cuore. Vederle! come sanno mettere in mostra, parlando, i denti, la pupilla, la pozzetta della guancia, la mano che agita il ventaglio, il braccino seminudo e il fiocchetto rosa o rosso o celeste (intonato sempre) che improvvisarono al momento. Sembrano in lusso e sono vestite di nastri ; hanno un fiore nei capelli che vi pare sbocciato allora ed ha già fatto sei mesi di campagna sul cappellino d'estate; quel fichu che i forestieri pagano quindici lire nelle botteghe della Galleria, la popôla lo ha raffazzonato lei, frugando nelle vecchie trine della mamma. E quando vi miro, o pallide popôle, nelle calde sere d'estate, errare colla mamma al fianco sotto i castani del bastione, sbirciando (via, diciamolo in confidenza) se tra un albero e l'altro spuntasse per avventura quel raro fiore del tropico che si chiama marito.... o popôle, il mio sguardo vi segue carico di simpatia e d' auguri, perché so che la vostra giornata non è stata oziosa. Se un bruno o biondo fantasma cullerà pateticamente i vostri sogni, il sacco del lavandaio vi desterà all'indomani chiamandovi all'opra, e a quell'opra voi correrete volonterose, o pallide e intrepide popôle. * Quasi sempre fuori di Milano, le signore, per darsi un' aria vaporosa e incorporea, affettano disprezzo per le volgarità della materia, quali sono il bere e il mangiare. Le milanesi, al contrario, dopo aver ballato in abito di velo, al suono dei valzer di Giorza e di Arditi, accorrono lietamente intorno al desco; e se desco non v' è, accoccolate, sedute, in piedi, in ginocchio, come capita, rosicchiano colla massima disinvoltura una coscia di pollo o uno spicchio di panettone, tutto ciò ridendo 'con grazia, senza perdere nulla nè dell'eleganza, nè del brio e nemmeno dell'equilibrio.... Confessiamo che l' ultima cosa è la più straordinaria. Facile a conversare, a stringere relazioni, versatile, espansiva, la milanese è l' anima delle riunioni; essa è sempre la prima a bandire l'etichetta contegnosa e fredda che paralizza i movimenti del cuore; tanto assennata ne' suoi impegni domestici, quando si trova colla gente vuole divertirsi ad ogni costo, vuole ridere, vuole scherzare, anche sapendo che Certa lunatica stiticheria trova magari da ridire sul suo contegno soverchiamente franco. La gola è certamente uno dei peccati delle milanesi, non se ne offendano; si vedono troppo spesso dietro i cristalli delle pasticcerie i loro cupidi occhioni; non se ne dolgano, perché infine è un peccato che non fa male a nessuno; e non se ne pentano finche lo stomaco resiste. (Ho avuto a questo proposito una raccomandazione particolare da tutti i pasticcieri residenti in Milano). * Non è permesso parlare delle milanesi senza dedicare alcune righe speciali alla madamina, questo fragile fiore che spunta solamente all'ombra del Duomo. L'origine della madamina si perde nei misteri affumicati di un retro-bottega o di una portinarìa, fra le ciabatte del mestiere paterno e gli scappellotti liberali della genitrice, ma è sempre un'origine schiettamente milanese. La campagna ci somministra le serve, le orlatrici di scarpe, le lavoranti in tabacco ; ma la madamina nasce e muore in Milano. Come il mondo antico, ella ha quattro età ben distinte : l'età dell'oro, l'età dell'argento, l'età del rame e l' età del ferro; però le incomincia in senso inverso: il ferro prima. I suoi teneri anni sono generalmente assai duri, poverina! Rosicchia croste di pane sugli scalini umidi del vicinato e la miglior fortuna che le tocca è un amaretto, quando porta il giornale alla vecchia signora del primo piano. Il suo intimo amico per allora il gatto; e il nemico giurato è il garzone del fornaio, che quando passa, alla mattina, col suo paniere in testa, le dà sempre un pizzicotto. Più tardi comincia a emanciparsi. La si vede ciondolare per le vie col classico scatolone, fermarsi a tutte le botteghe (specie le botteghe volanti dove si vende zucchero filato), fischiare tra i denti le ariette in voga, correr dietro agli organetti, alle scimmie ammaestrate, al giocoliere che tira fuori le uova da un sacco cucito. D' inverno fa una corte assidua (e spesso sfortunata) ai marroni arrosto, d'estate ai cocomeri spaccati e rosseggianti su cui zampilla perenne un fantoccino. È la sua età del rame. Non sa ancora di avere un bel paio d'occhi e un piedino grazioso; perde oggi le calze e domani la sottana; soffre i geloni e porta le scarpe di panno col pelo. Ha le mani rosse come gamberi, una ciarpa di lana intorno al collo e qualche cosa sempre in bocca : buccie di limone, noccioli di pesche, fiori di gelso, semi di mellone, una paglia, uno spillo, magari il ditale. * Fra i tredici e i quattordici anni, sparisce. La piccola portatrice di scatole abbandona le scene, si rinchiude, fa il bozzolo. È un po' malata; è troppo alta per gironzolare tutto il giorno; molte volte il vestito le è diventato corto e in attesa di poterne fare uno nuovo sta in casa a sbucciare le patate alla mamma. Durante le divagazioni mentali permesse da questa innocente occupazione, ella si accorge che le sue dita sono piccole, affusolate; pensa che la blonda e i nastri sono più dolci al tatto della scorza terrosa delle patate e scopre definitivamente la sua vocazione. Eccola a buttar via il bozzolo, eccola farfalla, eccola madamina! Vispa, spigliata, elegante, provocante, col velo nero appuntato molto indietro sui capelli ; coll' abito a cuore, cogli stivaletti di brunello a tacchi alti e punta di velluto cammina, vola, sembra che sfiori il marciapiede. È smortina, sottile, col nasino impertinente e gli occhi assassini. Porta uno scialletto di poche lire, un fiocco, un pizzo, un cenciolino qualunque, ma come sa adattarseli ! Succinta succinta, colla vita stretta, ella trova modo di mettere in mostra tutto quello che possiede e qualche volta, dicono i maligni, anche quello che non possiede. Alla mattina fra le otto e le nove le madamine passano a frotte come le rondini. Ripassano verso sera, un po' stanche, un po' abbattute, chiacchierine tuttavia e senza avere perduto nulla della solita eleganza. Tornano a casa a due, a tre, rare volte sole, e se è sola la madamina ci ha il suo bravo perchè, nascosto sotto il pastrano di un giovane di studio, ritto sulla cantonata. Si sorridono da lontano, scambiano poche parole, si danno un appuntamento. I passanti si voltano a guardarli e se sono vecchi sospirano. Età dell'oro! Dopo i trent' anni la madamina non c'è più ; o muore o si marita, e allora cessa di essere madamina. Una volta ne incontravo sempre una, bellissima, bionda, troppo bella e troppo bionda, una rarità della specie. Aveva in qualsiasi giorno e con qualsiasi tempo un vestito di lana nera e di lana blù, alternate in modo capriccioso. Abitava sola una camera verso giardino; sul davanzale della finestra la ci aveva un vaso di maggiorana e una gabbia di canarini, e quand' ella compariva nel vano di quella finestra io desideravo una cosa sola: essere pittore. C'è qualcuno che si ricorda ancora di te, povera madamina, fra coloro che ti hanno accompagnata al sepolcro ?.... Si calunniano un po' le madamine. Molte di esse sono brave ragazze, in fondo ; si maritano presto, hanno i loro figlioli che spesso allattano, diventano grasse e non portano più vestiti a cuore. È la loro età dell'argento.

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