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I sogni dell'anarchico

Autore: Mioni, Ugo - Editore: - Anno: 1922 - Categoria: letteratura

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Le campane della cattedrale suonano a festa. E' la consacrazione. Sul sacrosanto altare si ripete il grande prodigio di Betlemme. Il Verbo incarnato vi discende sotto le specie di candido pane ed il sacerdote alza, tra nubi d'incenso, la bianca Ostia e la mostra al "popolo, il quale l'adora riverente. Mirabile degnazione del Verbo! A Betlemme cela i bagliori della sua divinità sotto la natura umana assunta; sull'altare lai divinità gloriosa e la umanità trasfigurata, il corpo glorificato e l'anima beata, sotto le sacrate specie. Molti fedeli comprendono la poesia del grande istante, fissano commossa la sacra porticella e più d'uno piange. Il suono delle campane è giunto anche nella sua stanza ed egli si desta. La camera è buia. - Maledette campane! è il primo pensiero che gli si affaccia, e poi ricorda, colpito, stupito, ammirato; ed il ricordo gli desta un grande spavento, un infinito disagio. - Non è vero! - esclama. - Non è vero! Allunga il braccio e chiude la corrente elettrica. La stanza viene inondata da una luce intensa, bianchissima, che lo abbarbaglia per un istante. Troppo rapido è si avanza maestoso, solenne; le bandiere trionfanti svolazzano vittoriose al vento. Alessandro! Sant'Ambrogio I esclama giulivo. E' l'ultimo grido che esce dalle sue labbra; l'affanno diventa sempre più forte; le immagini delle cose che lo circondano si scoloriscono; è la morte che s'avvicina... il passaggio dalle tenebre a quella luce infinita. Chiude gli occhi e poi li apre di nuovo, a poco, a poco. Volge il capo e guarda l'orologio ai pendolo, appeso alla parete. - La mezza! Mi sono coricato alle ventitre ed ho udito battere i tre quarti. Neppure un'ora! E tanti, tanti anni di vita. Egli aveva ragione. Vi sono altre misure. Ed allora? Non tirò la conseguenza. Il ricordo delle immagini vedute nel sogno non lo voleva abbandonare. Rivedeva.... E il ricordo gli creava grande disagio; gli ripeteva con insistenza certe verità, alle quali rifiutava fede, che non poteva, non voleva ammettere. Eppure ... eppure ... - No, no! - urlò adirato. - Maledette campane! Il loro suono! Tese il braccio ed interruppe la corrente. Nella stanza si fece di nuovo scuro; tutto ripiombò nelle tenebre. Gli venne un pensiero. Allo stesso modo tu fai volontariamente tenebre al tuo spirito. No, no! Egli non voleva le tenebre, voleva la luce; l'aveva cercata sempre; l'aveva trovata, e quella mattina... la bomba... la bomba! Sogni pazzi di notte di Natale, causati dalle stupide osservazioni dell'amico, dal suono delle campane, e dal microbo della superstizione che ammorba tuttora l'Italia. Dormire, e non sognare, oppure sognare rivoluzioni, bombe, tiranni uccisi, aristocratici e borghesi sfracellati in un mare di sangue; sognare vescovi scannati, papi col ventre squarciato; la rivoluzione, la grande voluzione, operazione terribile ma necessaria, che sola può salvare l'Italia. Maledette campane! Si avvolge ben bene nelle coltri, cela la testa nel lenzuolo e cerca sonno. Morfeo fa scendere lentamente fiori di papavero sul suo capo. Sbadiglia; le idee gli si confondono; dimentica il luogo dove si trova; dimentica che è la notte di Natale. Dorme....

V - Il signorotto

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