I sogni dell'anarchico
Autore: Mioni, Ugo - Editore: - Anno: 1922 - Categoria: letteratura
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Che bel sogno! Ho sognato di essere marito amato, libero lavoratore della terra, della mia terra. Certo, aveva sofferto molto, nell'incendio della mia antica casa e nella dura prigionia; le mie spalle avevano sentito i colpi della frusta; ma poi era riuscito, per opera di buoni monaci, a riavere la libertà, a ricostruire la casa bruciata, e voleva procreare dei figli forti, robusti, sani, nei quali trasfondere tutto il grande amore che portava alla patria. Invece tutto fu un sogno, ed io mi trovo davanti alle rovine fumamti della mia città natale. Maledetto tedesco! Assassino della nostra libertà, distruttore della nostra patria! Chi ti ha chiamato in Italia? Che cosa cerchi su questo nostro caro suolo? La mia città! Distrutta, distrutta! Perché il sogno non fu realtà? Comprendo il sogno. Ho sognato incendi e rovine, perché ho veduto incendi e rovine; ho sognato omicidi, catture, vergini violate, delitti senza nome, perché questi miei occhi, inariditi dal troppo pianto ed incapaci di più spargere una lagrima, hanno veduto questi infiniti orrori, ho sognato goti perché ho visto tedeschi. Il 0087$ sogno terminò però bene. Ha da essere questo un omen? i sorriderà ancora un istante di felicità? Strano questo sogno! Devo essermi addormentato pochi minuti fa, ed in esso ho vissuto mesi ed anzi anni; ho patito, ho sofferto, ho lottato, mi sono redento col lavoro assiduo all'ombra della croce, ho avuto famiglia. Non comprendo. Tutta una vita, vissuta in brevissimi istanti. Cercherò il mio pedagogo. Chissà? Ha salvato forse la vita, e lo interrogherò..... Ma che vado io sognando? Posso occuparmi di filosofia e di cose di pensiero, mentre la patria arde e il petto di noi, che siamo rimasti in vita, non deve palpitare che di una sola brama, di un desiderio unico: della brama della vendetta? Sì, vendetta di te, Federico! Finché un milanese resterà in vita vivrà un vendicatore. Vendetta per la patria distrutta, per le nostre case incenerite, per l'aratro, tirato sulle rovine di Milano, per il sale sparso nei solchi; vendetta per i nostri genitori uccisi, per le nostre sorelle violate, trascinate in dura prigionia: vendetta per tanti delitti commessi, per questa nostra patria violata, esecrata; vendetta per l'Italia che piange, che geme, che non vuole portare lei, la regina del mondo, pesanti catene di duro servaggio; vendetta per tanti morti! ? esclama il giovane, scuotendo il pugno chiuso verso il ciclo, mentre ili suo sguardo contempla le rovine che si presentano al suo sguardo; rovine dolorosa, terribili e sconfinate: rovine di case, di palazzi, di chiese; sì, anche di chiese, perché alcune chiese soltanto vennero risparmiate e altre furono distrutte esse pure. Le rovine di una intera città, punita soltanto perché voleva conservare la propria libertà ed essere padrona a casa sua; perché, come non voleva disturbare nessuno, cosi non voleva venir disturbata; perché voleva conservare Roma al Papa e l'Italia agl'italiani. La presa, l'incendio, la distruzione di Milano! Uno dei delitti maggiori che la storia conosca. Altri giovani gli si uniscono. Essi contemplano pure sdegnati le rovine, ed anche dalle loro labbra escono parole di esecrazione contro il teutone odiato; essi pure fanno il giuramento di vendicarsi. - Milano deve risorgere, fenice novella, dalle rovine! - esclama uno dei giovani. - Non è possibile - risponde con tristezza. - Siamo troppo pochi e troppo divisi e la potenza del Barbarossa è troppo grande; noi possiamo cercare di vendicarci, e benedetta la mano che caccerà il pugnale nel suo petto; ma la ricostruzione della città non è possibile! ? Uomo di poca fede! Riusciremo! ?No. - Riusciremo fi dico! C'è un uomo, capace di unire gl'italiani od almeno noi lombardi in un solo fascio, e di condurci alla vittoria! ?Chi? ? Alessandro. ? Il Papa? - Una vittima anche lui della crudeltà teutonica. Egli deve difendere dalla barbarie tedesca qualche cosa più prezioso di Milano. ? Roma? Roma vale Milano? ? La Chiesa, che il Barbarossa perseguita, che dilania, che vuole privare della sua libertà. E' lui, che oppone le su vili creature all'Apostolico; che insulta Cristo e Pietro coi suoi antipapi; che vuole fare a brandelli la veste inconsutile del Redentore. E Alessandro...? Ha perduto nella gran lotta. ? Il Papa non perde mai quando lotta per la Chiesa, perche Gesù è con lui. ? Ma il Papa erra ramingo in Franciai. ? Ritornerà. E nel suo nome e col suo aiuto lotteremo e vinceremo. Combattiamo per l'Italia, per Milano! Qua la mano, amici! Formiamo la compagnia della morte! « Siano nere le nostre vesti ed abbrunate le nostre armi. Vogliamo lottare, vincere o morire. Non possiamo vivere mentre Milano è distrutta, ne vedere l'abiezione estrema della patria amata! Al giuro, amici, al giuro! La compagnia nera della morte! O vincitori o morti! Sant'Ambrogio, Sant'Ambrogio! Le destre impugnanti i pugnali si alzano verso il cielo e le labbra pronunziano il terribile giuro, che consacra quei giovani alla morte per la patria. Essi, che avevano avuto da lei la vita, erano disposti di sacrificarla per conservarle la libertà.
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