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I sogni dell'anarchico

Autore: Mioni, Ugo - Editore: - Anno: 1922 - Categoria: letteratura

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Ma chi sono quei due uomini che si fanno imperterriti avanti, nulla temendo? Vestono una talare di lana bianca, che giunge loro al malleolo, e sulla quale scende lo scapolare della stessa stoffa. Uno ha la barba lunga, di neve, e l'altro è un giovane, dalla faccia spiritualista, dallo sguardo estatico, ispirato; un giovane bello, infinitamente bello, di una bellezza ieratica. Gli sembra un angelo; uno di quegli angeli che la mano esperta di un umile pittore aveva dipinto nella chiesetta, ormai distrutta, del suo villaggio. Quel giovane sembra un santo; sembra Pancrazio od Oreste; o è forse Tobia. che l'altro, il venerando vegliardo, guida? Il volto del giovanotto gli sembra così noto. Deve averlo veduto altre volte. Ma dove? Lui? No, non può essere! Eppure è lui, è lui! Romano, fratello mio! Romano! Romano! Egli ha cercato la patria, il suo fratello amato, e l'ha trovata. Il paese della pace, il regno della tranquillità serena. Il bei giovane, dal volto di angelo, ode il grido, volge verso di lui la faccia, lo riconosce, gli addita, coll'indice della destra il cielo e segue il vecchio. I goti si sono arrestati sorpresi, al vedere la croce astata che il giovane sorregge ed il vecchio che segue, ed.il capo li avvicina. - Che vuoi vegliardo? Chi sei? gli domanda in un pessimo latino. Il vecchio parla. Egli non ne ode le parole, è troppo lontano. Ma devono essere parole severe, perché il goto freme della rabbia, minaccia il vecchio, e fa un gesto, quasi lo volesse scannare; ma l'altro sorride dolcemente e continua a parlare. Paria a lungo ed addita la croce che il suo compagno sorregge e mostra a tutti: ai nemici ed ai prigionieri. L'agricoltore vede la croce, bagnata dai raggi caldi del sole, che sale maestoso sul firmamento, e mai comprese cosi bene il mistero di quel sacro legno, l'unica salvezza d'Italia, l'albero santo, dai cui rami pendete Colui, che allarga le braccia. per stringere tutti al suo petto, in un solo abbraccio: italiani e goti. vincitori e vinti, per unirli e fonderli assieme, nel crogiolo del suo cuore, del suo amore infinito..... Oh la croce, la croce! La vista del suo Dio crocifisso ne calma lo spavento agitato, porta lenimento ai suoi dolori ed egli esclama: Signore! Come vuoi tu! Pietà! Il vecchio parla a lungo. Il capo dei goti diventa sempre più meditabondo. Finalmente scende da cavallo, si inchina avanti alla Croce, la bacia e fa un cenno ai suoi uomini. Essi pure scendono da cavallo, piegano le superbe ginocchia, ed il vecchio traccia colla grande croce sul loro capo un segno di benedizione. Il vecchio passa poi dai prigionieri ed annunzia loro la lieta novella. Il capo dei goti gli ha lato licenza di riscattarli e di condurli con sé nella vicina abbazia, dove essi rimarranno e che egli ha promesso di rispettare. - Coleremo i calici; daremo loro i vasi sacri, fatti a pezzi. Il Signore non ha bisogno di quei vasi; egli preferisce abitare nei vostri petti, che sono il suo tempio vivo ed eletto, non fatto da mano umana ma creato da lui, per la sua gloria, osserva. E pò; dice loro, che i goti hanno promesso di non piiù bruciare, di non uccidere, di non fare schiavi; si accontenteranno di prelevare dalla popolazione il necessario alla vita, nella loro grande marcia verso Roma. Il giovane monaco avvicinò l'agricoltore. ? Publio mio! ? gli disse, gettandogli le braccia al collo. - Romano! Tutto, tutto perduto! - Hai perduto beni terreni. Dio ti darà in cambio beni eterni, fu la dolce risposta. ? La mia casa? ? La rifabbricherai. ? Le mie messi? - Ti è rimasta la terra, questa buona madre. Essa avrà compassione di te, ti sarà grata del tuo lavoro e ti produrrà centuplicati frutti. ? Le mie mandrie? - Il Signore provvederà. - E la mia donna? - Sei ammogliato? - Dovevo prendere moglie appena messo al sicuro il raccolto. - Se ti ama ti prenderà anche povero. - Non posso più prenderla. ? E' morta? - I barbari ... e non potè continuare. - Dove si trova? chiese il giovane monaco pieno di compassione. Il fratello gli indicò la bella contadina, che guardava confusa il suolo, in uno stato che rasentava la pazzia. - Insegna sant'Agostino, che la vera verginità risiede nel cuore. Gì'impudici abbracci dei barbari non ne hanno diminuito il candore. Prendila. ? E' stata d'altri. - Ha sofferto ingiuria, come l'hai sofferta tu, come l'hanno sofferta mille e mille, come l'ha sofferta questa povera terra, che noi tanto amiamo. Prendila! Il tuo amore le sia di conforto nelle sue amarezze. Il fratello non risponde. ? E tu? domanda piuttosto. Il bell'occhio profondo del giovane brilla d'infinito entusiasmo. ? Sono felice! esclama. ? Hai trovato? - Quanto cercava. La terra sospirata dai miei sogni; la patria terrena, che mi fa pregustare le dolcezze dell'eterna; un padre buono, fratelli dolcissimi, all'ombra della chiesa, secondo la regola del mio santo padre Benedetto, benedetto davvero, dal quale venne a me ed «I mondo tanta pace, tanta benedizione! I goti conducono i prigionieri alla non lontana abbazia, Un colle, anticamente selvaggio, od ora reso fertile dal lavoro di monaci industriosi. Una chiesa semplice, ma vasta, tutta candore, con un grande coro ed un altare coperto di veli; attorno a quella alcuni piccoli edifici: il dormitorio dei monaci, la biblioteca ricca di volumi, da l'oro pazientemente copiati, la scuola, la troppo modesta cucina. E fra quegli edifizi si aggirano parecchi monaci, vestiti di bianco, provetti alcuni negli anni e quasi cadenti, altri ancora giovani e quasi fanciulli, ma tutti spiranti la stessa pace di paradiso. I goti ne sono colpiti. Chinano rispettosi il capo avanti a tanta pace e non osano venir meno alla parola data. L'abbate rompe i vasi sacri e da loro quell'oro, quelle gemme. Lo fa senza alcun rimpianto, abbenchè quei vasi fossero la sua delizia. Ne era tanto fiero. Li aveva fatti fondere coi gioielli della sua defunta madre, lieto di poter offrire un calice, degno di ricever il sacrosanto sangue del Signore. Ma avrebbe dato non solo quei calici, ma furto se stesso, la propria libertà, la propria vita, per riscattare anche uno solo di toro. I goti accettano l'oro e partono. I prigionieri vengono assistiti dai monaci e l'agricoltore comprende, che l'opera di san Benedetto è la grande salvezza della scienza, dell'arte, della libertà d'Italia; che quei santi monaci sono i custodi vigili del pensiero cattolico ed italiano; che sicurezza e libertà non havvi che all'ombra delle loro abbazie. Non sente voglia di ritornare alla sua terra devastata, ma decide di rimanere all'ombra dell'abbazia. Giura, nella Chiesa bianca, fede incrollabile alla sua sposa, che mai gli sembra così pura e così degna di amore come ora, che ha sofferto tant'onta; che vuole consolare, col suo maschio amore, per l'onta subita, ed incomincia a diradare una foresta abbandonata, a coltivare la fertile terra, a edificare un rustica casa; lieto di trovarsi anche là in Italia, perché sa che là, dove si trova anche un solo italiano, vi è pure l'adorata madre Italia......

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