I sogni dell'anarchico
Autore: Mioni, Ugo - Editore: - Anno: 1922 - Categoria: letteratura
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Egli era in preda ad un'angoscia infinita. Le notizie, giunte qualche minuto fa al suo orecchio, erano state cosi truci. Le aveva avute da un uomo che fuggiva terrorizzato, schiacciato dal peso di una sciagura infinita. Quell'uomo era, stramazzato al suolo, estenuato, avanti alla sua casa. Egli lo aveva rialzato, si era preso cura di lui, gli aveva offerto cibo ed una ciotola di latte. L'uomo aveva bevuto avidamente il latte; aveva divorato il pane, la carne, e raccontato all'agricoltore la propria sventura. Egli era stato pure un agricoltore assiduo, laborioso. Aveva dissodato il terreno, lo aveva concimato, seminato, lavorato; lo aveva bagnato coi suoi sudori e costretto a dare quanto poteva: pane a sé, ai propri figli. Il suolo, grato per quelle cure, per quei lavori assidui, non si era rifiutato di mantenere l'onesto lavoratore ed egli si era trovato bene'in quel bell'angolo d'Umbria. Era stato cosi felice, colla moglie sana, robusta, lavoratrice essa pure; un bei pezzo di donna, capace di guidare i bovi e di governare l'aratro, e che gli aveva donato sette figli sani, forti, una vera benedizione del cielo, i futuri lavoratori assidui de! suolo. Egli riposava, alle volte, seduto sul supremo gradino della bassa scala che conduceva all'uscio della sua piccola casa; i bambini lo attorniavano, e guardava felice i campi, che aveva lavorato, le sue mandrie, che ritornavano dal pascolo, i suoi bovi aratori, e lo sguardo spaziava lontano, fino all'estremo lembo del suo possesso, e più lontano ancora, fino ad un bianco mucchio di casolar!, d'ai quali usciva una fabbrica maggiore, la chieda, l'abitazione di Dio sulla terra. Era così felice d'essere agricoltore, di possedere la sua ferra; amava tanto i suoi campi, la sua casa, la sua Umbria, la sua Italia, questa ferra, che gli aveva dato la vita e della quale egli si sentiva figlio, rampollo e parte; fibra del corpo amoroso di lei, ed era grato a Dio, che lo aveva voluto figlio d'Italia, agricoltore assiduo, che gli aveva dato una patria, una famiglia, la sua fede. Ed ora tutto era perduto. La moglie assassinata, i figli morti o prigionieri, la sua casa incendiata, le sue mandrie rapite o scannate; scannati i bovi, bruciate le messi, devastati i campi, ed egli povero, fuggiasco, orbato della patria, della famiglia, dei suoi cari, costretto a fuggire. Come? ? lo aveva richiesto l'ospite. Dal nord, dal di là delle Alpi, erano calale barbare schiere, le quali rinnovavano tutti gli orrori delle antiche invasioni. Egli faceva, tremante, alcuni nomi, che aveva udito con spavento dai genitori, dagli avi: Genserico, i Vandali, Odoacre, Teodorico, che era piombato tra le fiamme del vulcano Stromboli, Attila. Dio! Ma i barbari novelli, superavano tutti in malizia atroce. Erano goti, guidato da Totila, a devastare l'Italia. _ Maledetti! ? dissero i due lavoratori del suolo, _ Che venite a cercare nelle nostre terre? Lasciateci in pace! Abbiamo diritto alla patria, alla famiglia, al lavo ro! Un pugno di questi barbari aveva assalito la sua casa; egli si era messo alla difesa, ma era stato atterrato. Lo avevano creduto morto ma non lo era; e quando rinvenne vide la casa in fiamme; in fiamme le biade e le messi biondeggianti, mature; vide il cadavere di sua moglie; vide i morti pastori; uno, ferito, gli disse, che i suoi figli erano stati, parte uccisi e parte fatti schiavi; vide il lontano villaggio: ardeva; ardeva la casa del Signore. Una paura pazza lo incolse; un infinito timore; e si allontanò a gran corsa, fuggendo, spaventato, dal teatro di quelle sventure, dalla sua casa in fiamme, dal cadavere della moglie che aveva sepolto in fretta e furia, per salvare la vita e poi.... e poi.... Già. Voleva ricercare i propri figli, senza avere però speranza di ritrovar li, di riscattarli. ? Resta presso di me, lo invitò l'ospite. ? No! no! Fuggi tu pure! Vieni con me! Prendi teco i tuoi cari. Fuggiamo! Essi mi sono alle calcagna! Vieni; andiamo! La salvezza è nella fuga! Vieni! Mettiamo in salvo la vita! Non sai quanto sono brutti, orridi, crudeli! Vieni, andiamo! ? insistè il fuggiasco, in preda ad un orgasmo indicibile. L'altro cercò di calmarlo ma non riuscì. L'impressione, lasciata da quegli orribili eventi sull'animo del lavoratore assiduo dei campi era stata troppo atroce. Non potè, non volle rimanere. Essa dava ali ai suoi piedi; lo aveva reso irrequieto; non gli dava pace; novello Asvero, l'impressione prodotta dalla casa in fiamme e dalla moglie uccisa; il grande eccidio di quanto gli era più caro al mondo, lo spronavano a correre, a fuggire; non gli dava pace; lo rendeva errante, ramingo, senza patria. E l'altro rimase solo, sulla soglia della sua casa, pensando.
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