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I sogni dell'anarchico

Autore: Mioni, Ugo - Editore: - Anno: 1922 - Categoria: letteratura

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II vento soffia impetuoso, e sbatte la neve contro le lastre, scuotendo i telai delle finestre; passa sibilando.per le vie, agita i fili del telegrafo e del telefono. che corrono sulle case, producendo certi suoni, i quali sembrano melanconici lamenta che scendono dall'alto; e poi le campana di tutte le chiese incominciano a suonare a gran festa. Annunziano che il Verbo si è fatto carne ed abitò tra di noi; annunziano la grande Natività. In una povera stalla, nel rigore dell'inverno, nelle tenebre della mezzanotte, viene alla luce un piccolo fanciullo ebreo; la giovanotta madre lo avvolge in un pannollino e lo reclina nel presepio. Questo Bambino è il Verbo incarnato, e attorno a questa culla gravitano i destini dell'umanità. Il suono giulivo delle campane supera il sibilare del vento, che per qualche tempo non viene udito, supera il gemito lamentoso delle condutture aeree, e sembra voce di angeli che nelle tenebre di un secolo, nel quale imperversano i venti delle passioni, trionfa il gelo dell'egoismo più brutale e l'umanità si lamenta per inaudite sofferenze, annunziano il grande mistero dell'amore di Dio e auspicano pace agli uomini di buon volere. Il suono festivo delle campane giunge ai fedeli che si pigiano nelle chiese, vagamene illuminate, e fissano lo sguardo sull'altare della vita, al quale il sacerdote celebra i divini misteri e dove egli evoca quello sfesso divino Infante che è nato a Betlemme. Essi uniscono la loro voce a quella del celebrante. Cantano: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà?, professano in mezzo alle tenebre di un ateismo profondo: « Tu sei il solo santo, tu il solo Signore, tu i! solo Altissimo, Gesù Cristo » e sono così lieti di questa franca professione della loro fede e della loro convinzione, che lungi dal piccolo bambino ebreo non havvi salvezza. Il suono delle campane giunge nelle case, dove le famiglie sono ancora deste, in attesa della mezzanotte. Mezzanotte! Buon Natale! Lo dicono tutti. In molte case il genitore credente racconta ai figli il grande avvenimento, e li trasporta colla navicella delia fantasia a Betlemme, nella stalletta; in altre, dove la fede è svanita, il suono delle campane evoca lontani ricordi, cosi dolci, così soavi; il ricordo dei defunti genitori, dei nonni, che avevano creduto; toccano certe corde nell'anima, che da anni danno suono lontano in quella notte fortunata e destano la nostalgia di un passato che non ritorna, di un futuro, al quale non vogliono tendere e che pure sentono così desiderabile; desta la nostalgia di un raggio di fede nella notte della loro vita mondana; di un grande raggio di fede, che illumini la loro esistenza così egoistica e faccia luce sul mistero della morte. Entra in certe osterie, in certi luoghi di peccato, dove il Natale viene festeggiato nell'orgia e nell'ebbrezza dei sensi; ed è simile ad un rimorso di coscienza, grande che non viene ascoltato, ma che li avrebbe resi poi non scusabili. Entra nella stanza, dove sotto soffici coltri riposa un uomo. Egli ha avuto fino allora un sonno molto irrequieto. Deve soffrire nel sonno, perché sudori affannosi gl'imperlano la fronte; le braccia si agitano convulsive, la mano stringe il pugno, e voci di lamento escon di quando in quando dalle sue labbra; di un'angoscia grande, infinita. Il suono delle campane non lo desta, ma gli procura un po' di calma. Egli si tranquilla per un momento. I solchi della fronte si spianano, il volto perde l'antica espressione di grande angoscia, di un infinito affanno; i pugni si chiudono; sembra che la calma sia ritornata in quel cuore. E' questo l'effetto delle campane; la loro voce benedetta ha donato la pace a quel poveretto, quella pace che esse annunziavano in quella sacratissima notte all'umanità credente, oppure, per un processo fisiologico qualunque, i terribili sogni, che forse agitavano quello spirito sono cessati ed il sonno è diventato più tranquillo? Chi lo può dire? Fatto sta, che nello stesso istante, nel quale le campane cessano di suonare, il volto del dormiente prende l'antica espressione di terrore e le sue labbra si schiudono all'antico gemito doloroso, fugato dal suono dei. sacri bronzi. Un infermo? No, ché sul comodino non ci sono boccette di medicine, scatole con pillole, polverine. Ed allora? Gli affanni di una cattiva coscienza, calmata da quel suono dolce, maestoso, sereno? Chi lo sa?

III - Il monaco

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