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POESIE

Autore: MICHELSTAEDTER, Carlo - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura

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[Alla sorella Paula]

Come le rondinelle anno per anno tornano al nido che le vide implumi, così l'uomo nel giro dei suoi giorni torna e ritorna al pensier della culla. Ed ogni anno quel dì rifesteggiando che alla fame, alla sete, che al dolore, che alla vita mortale l'ha svegliato, ogni anno in quel dì si riconforta ad amar la sua vita. E i parenti - che allor nel neonato, nella creatura fragile impotente, della speranza lor videro il frutto, e con pavido amore a lui porgendo quanto la vita dona a chi la chiede del suo pianto si fecer velo agli occhi, confidando che vesti e nutrimento gli potessero far viver la vita, - anno per anno poi rinnovellando la speranza lontana ed il dolore si fanno velo ancora agli occhi stanchi, grazie porgendo a lui dell'esser nato, perch'ei sia grato a lor della sua vita, perché il muto dolore sia obliato e la promessa vana ogni presente. Ma l'augurio che ciò ch'ei mai non ebbe pur un istante promette in lunghi anni luminosi dia la sua luce presa dal futuro al giorno natalizio, e l'illusione moltiplicando gli finga la fame esser un bene e vita sufficiente la diuturna morte. E baci e doni e la mensa imbandita, dolci parole in copia e dolci cose, liete promesse e guardi fiduciosi faccian chiara la stanza famigliare facciano schermo alla notte paurosa ... Paula, non ti so dir dolci parole, cose non so che possan esser care, poiché il muto dolore a me ha parlato e m'ha narrato quello che ogni cuore soffre e non sa - che a sé non lo confessa. Ed oltre il vetro della chiara stanza che le consuete imagini riflette vedo l'oscurità pur minacciosa - e sostare non posso nel deserto. Lasciami andare, Paula, nella notte a crearmi la luce da me stesso, lasciami andar oltre il deserto, al mare perch'io ti porti il dono luminoso ... molto più che non credi mi sei cara. 2 agosto 1910 Onda per onda batte sullo scoglio - passan le vele bianche all'orizzonte; monta rimonta, or dolce or tempestosa l'agitata marea senza riposo. Ma onda e sole e vento e vele e scogli, questa è la terra, quello l'orizzonte del mar lontano, il mar senza confini. Non è il libero mare senza sponde, il mare dove l'onda non arriva, il mare che da sé genera il vento, manda la luce e in seno la riprende, il mar che di sua vita mille vite suscita e cresce in una sola vita. Ahi, non c'è mare cui presso o lontano varia sponda non gravi, e vario vento non tolga dalla solitaria pace, mare non è che non sia un dei mari. Anche il mare è un deserto senza vita, arido triste fermo affaticato. Ed il giro dei giorni e delle lune, il variar dei venti e delle coste, il vario giogo sì lo lega e preme - il mar che non è mare s'anche è mare. Ritrova il vento l'onda affaticata, e la mia chiglia solca il vecchio solco. E se fra il vento e il mare la mia mano regge il timone e dirizza la vela, non è più la mia mano che la mano di quel vento e quell'onda che non posa ... Ché senza posa come batte l'onda ché senza posa come vola il nembo, sì la travaglia l'anima solitaria a varcar nuove onde, e senza fine nuovi confini sotto nuove stelle fingere all'occhio fisso all'orizzonte, dove per tramontar pur sorga il sole. Al mio sole, al mio mar per queste strade della terra o del mar mi volgo invano, vana è la pena e vana la speranza, tutta è la vita arida e deserta, finché in un punto si raccolga in porto, di sé stessa in un punto faccia fiamma. Pirano, agosto 1910 Ognuno vede quanto l'altro falla quando crede passar filo per cruna, pur spera ognuno d'infilar sua cruna, né perché più s'avveda dell'inganno meno ritenta ancora la fortuna. Che tale è la sua sorte: col suo filo sperar vita tramare e con la speme giungere alla morte. Non è la patria il comodo giaciglio per la cura e la noia e la stanchezza; ma nel suo petto, ma pel suo periglio chi ne voglia parlar deve crearla. - è il piacere un dio pudico, fugge da chi l'invocò; ai piaceri egli è nemico, fugge da chi lo cercò. Egli ama quei che non lo invoca, egli ama quei che non lo sa; e dona la sua luce fioca a chi per altra luce va. - Chi lo cerca non lo trova, chi lo trova non lo sa; il suo nome mette a prova questa fiacca umanità. - è il piacere l'Iddio pudico ch'ama quello che non lo sa: se lo cerchi se' già mendico, t'ha già vinto l'oscurità. - Per ora a bordo non è lavorare che inerte pende la vela e il vento tace sul mare e il mar è a specchio del cielo Per ora - a bordo non è lavorare A sera il sole calerà nel mare che senza nubi è il cielo e giù ai confini del mare l'orizzonte è senza velo A sera - il sole calerà nel mare Oggi sul ponte dolce riposare che senza moto la nave riposa il riposo del mare e non si può camminare Oggi sul ponte dolce riposare Sola sul dorso del mare nel mezzo del cerchio lontano sta sotto il ciel meridiano la nave a galleggiare

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