POESIE
Autore: MICHELSTAEDTER, Carlo - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura
Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento
Ma un vento lieto giù dalla montagna invade la natura senza luce che per pioggia e per nebbia si dissolve e delle nubi oscure la continua trama dirompe, e la diffusa nebbia leva ed in lembi bianchi la sospinge giocosamente; e ride il sole volto ad occidente ed i monti lontani e le colline boscose e la pianura risuscita ugualmente illuminando nella lor gloria varia delle ben note forme all'abitante. Ma splendono più chiare e più serene festevolmente, poiché più luminosi si rimandan i generosi a lor raggi del sole. Riluce il monte e il piano e il ciel riluce di verde luce presso all'orizzonte, e in alto nell'azzurro l'ultime nubi fuggono ed il sole con lieto riso tinge di rosa gli orli alle fuggenti. Ahi! come tutta la natura in breve si rasserena nella pacata luce, e la pena passata e il lungo tedio dei giorni grigi oblia: ché solo a gioco s'era offuscata: ed or con nuovo gioco si rinnovella e rifulge più pura. Ma il cor mi punge con tristezza amara che il dì ripensa della gioia e l'alba luminosa e la speranza folle e sicura, quando con lieto viso incontro al nuovo sole levai il primo canto, e la sua luce era certa promessa alla mia speme - e le dolci figure del mio sogno che appena avvicinate dileguaro tristi, perch'io ver lor fervidamente mi protendessi e in me le volessi, me stesso in loro tutto esaurire. Voler e non voler per più volere mi trattenne sull'orlo della vita ad angosciarmi in aspettar mia volta ed ai giucchi d'amore ed alle imprese giovanili mi fece disdegnoso. - A qual pro? Ma alla veglia dolorosa una fiamma splendeva e la nutriva una speme più forte. Ché se al lieto commercio e del piacere al giocondo convito l'imperioso battere mi togliea del mio volere impaziente, e mi togliea '1 fatale precipitar dell'ora, nel futuro pur m'indicava la mia ferma fede un giorno ed una gioia senza fine e l'affrettava. Ahi, quanto pur m'illuse la mortal mia vista che di fuor ci finge certo quanto ci manca sol perché ci manca - «vuoto il presente, vuoto nel futuro senza confini ogni presente, placa il voler tuo affannoso! non chieder più che non possa natura!». Ma il cor vive, e vuole, e chiede e aspetta pur senza speme, aspetta e giorno ed ora e giorno ed ora né sa che s'aspetta e inesorabilmente passano l'ore lente. Così è fuggita e fugge giovinezza ed i miei sogni e la speranza antica nel mio cupo aspettar ancor ritrovo insoddisfatti. Che mi giova o natura luminosa l'armonia del tuo gioco senza cure? Ahi, chi il tuo ritmo volle preoccupare rientrar non può nei tuoi eterni giri ad ozïare nel lavoro giocondo ed oblioso. è suo destino attender senza speme né mutamento, vegliando, il passar de l'ore lente. Dicembre 1909 (antivigilia dell'anno nuovo)
Carte d'autore online