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POESIE

Autore: MICHELSTAEDTER, Carlo - Editore: - Anno: 1905 - Categoria: letteratura

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II

Quando pei blandi tramonti, per gli ampi meriggi infocati sui pallidi volti sussurra amor violente lusinghe, e quando maggio riarde il petto all'uomo che vive il core mio tace o fanciulla. - E quando pel fosco piano cui plumbeo il cielo incombe divampa la fiamma ribelle sospinta dal vento dell'odio dell'odio doloroso delle moltitudini vinte ed arde ogni giovane core e piange nell'aria fumosa lo spasimo disperato, e suona l'urlo più alto quando frementi si tendono gli archi di tutte le vite esso tace o fanciulla. E quando la mamma mi trae dalle aride ciglia una stilla e quando la morte mi tocca, mi stringe il core convulso e caldo m'ottenebra gli occhi il sangue di quanti ho amato esso tace ancora o fanciulla. E quando m'irride la folla e quando m'innalza la lode e quando sfacciata mi sento la forza dei giovani anni il cor mio tace o fanciulla un superbo infinito silenzio. Pasqua 1907 Senti Iolanda come è triste il sole e come stride l'alito del vento - passa radendo i vertici fioriti un nembo irresistibile. Senti, è sinistro il grido degli uccelli vedi che oscura è l'aria ed è fuliggine nel raggio d'ogni luce e dal profondo sembra levarsi tutto quanto è triste e doloroso nel passato e tutte le forze brute in fremito ribelle contaminarsi irreparabilmente. Scompose il nembo irreparabilmente il tuo sorriso, Iolanda, e mi percorse con ignoto terrore il core altero. - Che è questo che s'attarda insidioso nel nostro sguardo allor che senza fine immoto intenso dalle nere ciglia arde di vicendevole calore? Perché di fosca fiamma la pupilla s'accende nel languore disperato? Perché non ride amore come rideva amico nelle tenui sere di maggio? è più forte, più forte questa torbida fiamma di desio e mentre tutto intorno a me precipita mentre crolla nel vortice funesto ogni affetto, ogni fede, ogni speranza sbatte le rosse lingue e s'attorciglia inestinguibile. E più, e più, e più nel cielo tumido arde l'ansia selvaggia e dolorosa purché io sugga dai tuoi occhi il fascino purché io senta le tue mani fremere purché io colga alla tua bocca fervida la voluttà infinita del tuo bacio Iolanda, e l'ebbrezza infinita. - Giugno 1907 Che ti valse la forte speranza, che ti valse la fede che non crolla che ti valse la dura disciplina, l'ansia che t'arse il core o mortale che chiedi la tua sorte, se dopo il tormento diuturno se dopo la rinuncia estrema - non muore la brama insaziata la forza bruta e selvaggia, se ancora nel tedio muto insiste e vivo ti tiene; - perché tu senta la morte tua ogni istante nell'ora che lenta scorre e mai finita perché tu speri disperando e attenda ciò che non può venire perché il dolore cieco più forte sia del dolore che vide la stessa vanità di sé stesso? - Tu sei come colui nella notte vide l'oscurità vana ed attese da dio chiedendo la divina luce e d'ora in ora il fiero cuor nutrendo di più forte volere e la speranza esaltando più viva, quando il giorno con la luce pietosa alla vita mortale ogni cosa mortale riadulava non ei si scosse che con l'occhio fiso vedeva pur la notte senza stelle. - Come il tuo corpo che il sole accarezza gode ed accoglie avido la luce perché non anche l'animo rivolgi ai lieti e cari giochi? Vedi intorno fin dove giunge il guardo, la campagna ride alla luce amica Amico - mi circonda il vasto mare con mille luci - io guardo all'orizzonte dove il cielo ed il mare lor vita fondon infinitamente. - Ma altrove la natura aneddotizza la terra spiega le sue lunghe dita ed il sole racconta a forti tratti le coste cui il mare rode ai piedi ed i verdi vigneti su coronano. E giù: alle coste in seno accende il sole bianchi paesi intorno ai campanili e giù nel mare bianche vele erranti alla ventura. - A me d'accanto, sullo stesso scoglio sta la fanciulla e vibra come un'alga, siccome un'alga all'onda varia e infida ??????????. - S'avviva al sole il bronzo dei capelli ed i suoi occhi di colomba tremuli guardano il mare e guardano la costa illuminata. - Ma sotto il velo dell'aria serena sente il mistero eterno d'ogni cosa costretta a divenire senza posa nell'infinito. Sente nel sol la voce dolorosa dell'universo, - e l'abisso l'attira l'agita con un brivido d'orrore siccome l'onda suol l'alga marina che le tenaci aggrappa radici nell'abisso e ride al sole. - Amico io guardo ancora all'orizzonte dove il cielo ed il mare la vita fondon infinitamente. Guardo e chiedo la vita la vita della mia forza selvaggia perch'io plasmi il mio mondo e perché il sole di me possa narrar l'ombra e le luci - la vita che mi dia pace sicura nella pienezza dell'essere. E gli occhi tremuli della colomba vedranno nella gioia e nella pace l'abisso della mia forza selvaggia - e le onde varie della mia esistenza l'agiteranno or lievi or tempestose come l'onda del mar l'alga marina che le tenaci aggrappa radici nell'abisso e ride al sole. - Pirano, agosto 1908

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