Doveri dell'uomo
Autore: Mazzini, Giuseppe - Editore: - Anno: 1860 - Categoria: filosofia
Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento
che avete lette voi tutti, divenne il migliore apostolo della causa nella quale siamo fratelli. Eccovi, in lui e negli uomini dei quali ho parlato, rappresentata la differenza tra gli uomini dei diritti e quei del Dovere . Aiprimi la conquista dei loro diritti individuali, togliendo ogni stimolo, basta perché s'arrestino: il lavoro dei secondi non s'arresta qui in terra che colla vita. E tra i popoli interamente schiavi, dove la lotta ha ben altri pericoli, dove ogni passo che si move verso il bene è segnato dal sangue d'un martire, dove il lavoro contro l'ingiustizia dominatrice è necessariamente segreto e privo dei conforti della pubblicità e della lode, quale obbligo, quale stimolo alla costanza può mantenere sulla via del bene gli uomini che riducono la santa guerra sociale che noi sosteniamo a un combattimento pei loro diritti ? Parlo, s'intende, della generalità e non delle eccezioni che esistono in tutte le dottrine. Perché, sedato il tumulto di spiriti e il movimento di reazione contro la tirannide che trascina naturalmente alla lotta la gioventù, dopo qualche anno di sforzi, dopo delusioni inevitabili in impresa siffatta, quegli uomini non si stancherebbero? Perché non preferirebbero il riposo comunque a una vita irrequieta, agitata di contrasti e pericoli, che può un giorno o l'altro finire in una prigione, sul patibolo, o nello esilio? È storia pur troppo dei più fra gli Italiani d'oggidì, imbevuti come sono delle vecchie idee francesi: tristissima storia; ma come interromperla se non cangiando il principio da cui partono per dirigersi? Come e in nome di chi convincerli che i pericoli e le delusioni devono farli più forti, che hanno a combattere non per alcuni anni, ma per tutta la loro vita? Chi può dire ad un uomo: segui a lottare per i tuoi diritti, quando lottare per essi gli costa più caro che non l'abbandonarli? E chi può, anche in una società costituita su basi più giuste che non le attuali, convincere un uomo fondato unicamente sulla teoria dei diritti , ch'egli ha da mantenersi sulla via comune e occuparsi di dare sviluppo al pensiero sociale? Ponete che ei si ribelli; ponete che egli si senta forte e vi dica: rompo il patto sociale: le mie tendenze, le mie facoltà mi chiamano altrove; ho diritto sacro, inviolabile, di svilupparle, e mi pongo in guerra contro tutti :quale risposta potrete voi dargli stando alla dottrina? Che diritto avete voi di punirlo perché siete maggiorità, d'imporgli ubbidienza a leggi che non si accordano coi suoi desiderii, colle sue aspirazioni individuali? Che diritto avete voi di punirlo quand'ei le viola? I diritti appartengono eguali ad ogni individuo: la convivenza sociale non può crearne uno solo. La Società ha più forza, non più diritti dell'individuo. Come dunque proverete voi all'individuo ch'ei deve confondere la sua volontà colla volontà de' suoi fratelli nella Patria e nell'umanità? Col carnefice, colle prigioni? Le Società fin ora esistenti hanno fatto così. Ma questa è guerra, e noi vogliam pace: è repressione tirannica, e noi vogliamo educazione. EDUCAZIONE, abbiamo detto; ed è la gran parola che racchiude tutta quanta la nostra dottrina. La questione vitale che s'agita nel nostro secolo è una questione di Educazione. Si tratta non stabilire un nuovo ordine di cose colla violenza ;un ordine di cose stabilito colla violenza è sempre tirannico foss'anche migliore del vecchio: si tratta di rovesciare colla forza la forza brutale che s'oppone in oggi a ogni tentativo di miglioramento ,di proporre al consenso della Nazione, messa in libertà, d'esprimere la sua volontà, l'ordine che par migliore e di educare con tutti i mezzi possibili gli uomini a svilupparlo, ad operare conformemente. Colla teoria dei diritti possiamo insorgere e rovesciare gli ostacoli; ma non fondare forte e durevole l'armonia di tutti gli elementi che compongono la Nazione. Colla teoria della felicità, del benessere dato per oggetto primo alla vita, noi formeremo uomini egoisti, adoratori della materia, che porteranno le vecchie passioni nell'ordine nuovo e lo corromperanno pochi mesi dopo. Si tratta dunque di trovare un principio educatore superiore a siffatta teoria, che guidi gli uomini al meglio, che insegni loro la costanza nel sacrificio, che li vincoli a' loro fratelli senza farli dipendenti dall'idea d'un solo o dalla forza di tutti. E questo principio è il DOVERE. Bisogna convincere gli uomini ch'essi, figli d'un solo Dio, hanno ad essere qui in terra esecutori d'una sola legge - che ognuno d'essi deve vivere, non per sé, ma per gli altri - che lo scopo della loro vita non è quello d'essere più o meno felici, ma di rendere sé stessi e gli altri migliori - che il combattere l'ingiustizia e l'errore a benefizio dei loro fratelli e dovunque si trova, è non solamente diritto, ma dovere : dovere da non negligersi senza colpa - dovere di tutta la vita. Operai Italiani, fratelli miei! intendetemi bene. Quand'io dico, che la conoscenza dei loro diritti non basta agli uomini per operare un miglioramento importante e durevole, non chiedo che rinunzino a questi diritti; dico soltanto che non sono se non una conseguenza di doveri adempiti e che bisogna cominciare da questi per giungere a quelli. E quand'io dico, che proponendo come scopo alla vita la felicità, il benessere, interessi materiali, corriamo rischio di creare egoisti, non intendo che non dobbiate occuparvene; dico che gli interessi materiali, cercati soli, proposti non come mezzi ma come fine ,conducono sempre a quel tristissimo risultato. Quando, sotto gli imperatori, gli antichi Romani si limitavano a chiedere pane e divertimenti, erano la razza più abietta che dar si possa; e dopo aver subita la tirannia stolida e feroce degli Imperatori, cadevano vilmente schiavi dei Barbari che invadevano. In Francia e altrove i nemici d'ogni progresso sociale hanno seminato la corruzione e tentano sviare le menti dall'idea di mutamento, cercando sviluppo all'attività materiale. E noi aiuteremo il nemica colle nostre mani? I miglioramenti materiali sono essenziali, e noi combatteremo per conquistarceli; ma non perché importi unicamente agli uomini d'essere ben nudriti e alloggiati; bensì perché la coscienza della vostra dignità e il vostro sviluppo morale non possono venirvi, finché vi state com'oggi in un continuo duello colla miseria! Voi lavorate dieci o dodici ore della giornata: come potete trovar tempo per educarvi? I più tra voi guadagnano appena tanto da sostenere sé e la loro famiglia: come possono trovar mezzi per educarsi? La precarietà e le interruzioni del vostro lavoro vi fanno trapassare dalla eccessiva operosità alle abitudini dello sfaccendato: come potreste acquistar le tendenze all'ordine, alla regolarità, all'assiduità? La scarsezza del vostro guadagno sopprime ogni speranza di risparmio efficace e tale che possa un giorno giovare ai vostri figli o agli anni della vostra vecchiaia: come potreste educarvi ad abitudini d'economia? Molti fra voi sono costretti dalla miseria a separare i fanciulli, non diremo dalle cure - quali cure d'educazione possono dare ai figli le povere mogli degli operai? - ma dall'amore e dallo sguardo delle madri, cacciandoli, per alcuni soldi, ai lavori nocivi delle manifatture; come possono, in condizione siffatta, svilupparsi, ingentilirsi i sentimenti di famiglia? Non avete diritti di cittadini, né partecipazione alcuna d'elezione e di voto alle leggi che regolano i vostri atti e la vostra vita: come potreste avere coscienza di cittadini e zelo per lo Stato e affetto sincero alle leggi? La giustizia è inegualmente distribuita fra voi e l'altre classi: d'onde imparereste il rispetto e l'amore alla giustizia? La Società vi tratta senz'ombra di simpatia: d'onde imparereste a simpatizzare colla Società? Voi dunque avete bisogno che cangino le vostre condizioni materiali, perché possiate svilupparvi moralmente: avete bisogno di lavorare meno per poter consacrare alcune ore della vostra giornata al progresso dell'anima vostra: avete bisogno di una retribuzione di lavoro che vi ponga in grado di accumulare risparmi, d'acquietarvi l'animo sull'avvenire, di purificarvi sopra tutto d'ogni sentimento di reazione, d'ogni impulso di vendetta, d'ogni pensiero d'ingiustizia verso chi vi fu ingiusto. Dovete dunque cercare, e otterrete questo come mutamento; ma dovete cercarlo come mezzo, non fine : cercarlo per senso di dovere ,non unicamente di diritto :cercarlo per farvi migliori ,non unicamente per farvi materialmente felici. Dove no, quale differenza sarebbe tra voi e i vostri tiranni? Essi son tali precisamente, perché non guardano che al benessere ,alle voluttà, alla potenza. Farvi migliori: questo ha da essere lo scopo della vostra vita. Farvi stabilmente meno infelici, voi noi potete, se non migliorando. I tiranni sorgerebbero a mille tra voi, se voi non combatteste che in nome degli interessi materiali, o d'una certa organizzazione. Poco importa che mutiate le organizzazioni, se lasciate voi stessi e gli altri colle passioni e coll'egoismo dell'oggi: le organizzazioni sono come certe piante che danno veleno o rimedio a seconda delle operazioni di chi le ministra. Gli uomini buoni fanno buone le organizzazioni cattive, i malvagi fanno triste le buone. Si tratta di render migliori e convinte dei loro doveri le classi ch'oggi, volontariamente o involontariamente, v'opprimono; né potete riescirvi se non cominciando a fare, quanto è possibile, migliori voi stessi. Quando dunque udite dirvi dagli uomini, che predicano la necessità d'un cangiamento sociale, ch'essi lo produrranno invocando unicamente i vostri diritti ,siate loro riconoscenti delle buone intenzioni, ma diffidate della riuscita. I mali del povero sono noti, in parte almeno, alle classi agiate; noti ma non sentiti .Nell'indifferenza generale nata dalla mancanza d'una fede comune, nell'egoismo, conseguenza inevitabile della predicazione continuata da tanti anni del benessere materiale, quei che non soffrono si sono a poco a poco avvezzi a considerare quei mali come una triste necessità dell'ordine sociale o a lasciare la cura dei rimedi alle generazioni che verranno. La difficoltà non è nel convincerli; è nel riscoterli dall'inerzia, nel ridurli, convinti che siano, ad agire ,ad associarsi, ad affratellarsi con voi per conquistare l'organizzazione sociale, che porrà fine, per quanto le condizioni dell'Umanità lo concedono, ai vostri mali e ai loro terrori. Ora questa è l'opera della fede, della fede nella missione che Dio ha dato alla creatura umana qui sulla Terra, nella responsabilità che pesa su tutti coloro che non la compiono, nel Dovere che impone a ciascuno di operare continuamente e con sacrifizio a norma del Vero. Tutte le dottrine possibili di diritti e di benessere materiale non potranno che condurvi a tentativi che, se rimarranno isolati o unicamente appoggiati sulle vostre forze, non riesciranno: non potranno che preparare il più grave dei delitti sociali: una guerra civile fra classe e classe. Operai italiani! fratelli miei! Quando Cristo venne e cangiò la faccia del mondo, ei non parlò dei diritti ai ricchi, che non avevano bisogno di conquistarli; a' poveri, che ne avrebbero forse abusato ad imitazione dei ricchi: non parlò d'utile o d'interessi a una gente, che gl'interessi e l'utile avevano corrotto: parlò di Amore, di Sacrificio, di Fede; disse che quegli solo sarebbe il primo fra tutti, che avrebbe giovato a tutti coll'opera sua .Quelle parole sussurrate nell'orecchio ad una società che non aveva più scintilla di vita, la rianimarono, conquistarono i milioni, conquistarono il mondo e fecero progredire d'un passo l'educazione del genere umano. Operai Italiani! noi siamo in un epoca simile a quella di Cristo. Viviamo in mezzo a una Società incadaverita, come era quella dell'Impero Romano, col bisogno nell'animo di ravvivarla, di trasformarla, d'associare tutti i membri e i lavori in una sola fede, sotto una sola legge, verso uno scopo: sviluppo libero progressivo di tutte le facoltà che Dio ha messo in germe nella sua creatura. Cerchiamo che Dio regni sulla terra siccome nel Cielo, o meglio che la terra sia una preparazione al Cielo, e la Società un tentativo di avvicinamento progressivo al pensiero Divino. Ma ogni atto di Cristo rappresentava la fede che ei predicava, e intorno a lui v'erano apostoli che incarnavano nei loro atti la fede che essi avevano accettata. Siate tali e vincerete. Predicate il Dovere agli uomini delle classi che vi stanno sopra, e compite, per quanto è possibile, i doveri vostri: predicate la virtù, il sacrifizio, l'amore; e siate virtuosi e pronti al sacrifizio e all'amore. Esprimete coraggiosamente i vostri bisogni e le vostre idee; ma senz'ira, senza reazione, senza minaccia: la più potente minaccia, se v'è chi ne abbia bisogno, è la fermezza, non l'irritazione del linguaggio, mentre propagate tra i vostri compagni l'idea dei loro futuri destini, l'idea d'una nazione, che darà loro nome, educazione, lavoro e retribuzione proporzionata e coscienza e missione d'uomini mentre infondete in essi il sentimento della lotta inevitabile, alla quale essi devono prepararsi per conquistarla contro le forze dei tristi nostri governi e dello straniero(4)
- cercate istruirvi, migliorare, educarvi alla piena conoscenza e alla pratica dei vostri doveri. È lavoro questo impossibile in gran parte d'Italia per le moltitudini: nessun piano d'educazione popolare può verificarsi tra noi senza un cangiamento nella condizione materiale del popolo, e senza una rivoluzione politica: chi s'illude a sperarlo e lo predica come preparativo indispensabile ad ogni tentativo d'emancipazione, predica l'inerzia, non altro. Ma i pochi tra voi, ai quali le circostanze corrono un po' migliori e il soggiorno in paesi stranieri concede mezzi più liberi d'educazione, lo possono, quindi lo devono. E i pochi tra voi, imbevuti una volta dei veri principii dai quali dipende l'educazione d'un Popolo, basteranno a spargerli fra le migliaia, a dirigerlo sulla via e proteggerlo dai sofismi e dalle false dottrine che verranno a insidiarlo.
Carte d'autore online