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«La Stampa» 2 (04/01/1967)

Autore: AA. VV. - Editore: Italiana Editrice S.p.A. - Anno: 1967 - Categoria: giornali

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Per chi sia digiuno di queste forme di imposizione fiscale, vale la pena di ricordarne brevemente le caratteristiche. L’«Imposta cedolare d'acconto» è un prelievo fisso (nel caso italiano, del 15%) che viene trattenuto al momento del pagamento dei dividendi, previa comunicazione allo schedario centrale dei titoli azionari. Penseranno poi il contribuente o il fisco ad apportare eventuali variazioni, in occasione della denuncia globale dei redditi soggetti a complementare. L'«imposta cedolare alternativa» dà Invece facoltà al percettore di un reddito azionario di optare, o per la trattenuta di un'aliquota fissa (nel nostro caso del 30%), detta anche «secca», che permette di conservare l'anonimato a chi incassa la cedola, oppure un'aliquota d'acconto (5%), che va in detrazione dell'imposta complementare dovuta.

La prima forma è stata a suo tempo decisamente avversata da una gran parte degli azionisti e degli operatori specializzati, e ha dato luogo a gravi inconvenienti, primo fra questi la mimetizzazione di imponenti patrimoni mobiliari sotto etichetta estera. Gli stranieri, infatti, erano sottoposti solo al pagamento di un'imposta secca del 15%. In questi primissimi giorni di gennaio un incrociarsi di voci, di notizie di stampa, di opinioni politiche e tecniche ha messo di malumore la Borsa, e le transazioni sono avvenute all'insegna del pessimismo. Il costo dei contratti a premio, assai convenienti per i compratori, ha spinto diversi azionisti ad acquistare titoli sotto questa forma, contro la vendita di titoli già posseduti. È questa una misura precauzionale, in attesa dello sviluppo degli avvenimenti. Così, i valori più trattati sono stati sottoposti a una forte pressione, che ha fatto retrocedere l'indice di una buona frazione.

La politica internazionale