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«La Stampa» 2 (04/01/1967)

Autore: AA. VV. - Editore: Italiana Editrice S.p.A. - Anno: 1967 - Categoria: giornali

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Abbiamo accennato appena ieri alle incertezze e alle ripercussioni negative che sarebbero derivate dalla mancanza di una presa di posizione definitiva del governo in materia di imposta cedolare, ed ecco che già oggi abbiamo una prima avvisaglia dei guai e delle irregolarità che ci aspettano da qui al 22 febbraio, ultimo giorno previsto per la cedolare alternativa che sostituì, nel 1964, quella detta «d'acconto».

Per chi sia digiuno di queste forme di imposizione fiscale, vale la pena di ricordarne brevemente le caratteristiche. L’«Imposta cedolare d'acconto» è un prelievo fisso (nel caso italiano, del 15%) che viene trattenuto al momento del pagamento dei dividendi, previa comunicazione allo schedario centrale dei titoli azionari. Penseranno poi il contribuente o il fisco ad apportare eventuali variazioni, in occasione della denuncia globale dei redditi soggetti a complementare. L'«imposta cedolare alternativa» dà Invece facoltà al percettore di un reddito azionario di optare, o per la trattenuta di un'aliquota fissa (nel nostro caso del 30%), detta anche «secca», che permette di conservare l'anonimato a chi incassa la cedola, oppure un'aliquota d'acconto (5%), che va in detrazione dell'imposta complementare dovuta.

La politica internazionale