«La Stampa» 2 (04/01/1967)
Autore: AA. VV. - Editore: Italiana Editrice S.p.A. - Anno: 1967 - Categoria: giornali
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Vuillermin aveva 47 anni. Nato a Milano, ma di origine valdostana, frequentò le scuole a Torino, andò in guerra con gli alpini nel 1916, l'anno seguente rimase ferito sull'Ortigara. Convinto cattolico, nel 1919 seguì don Sturzo nella fondazione del partito popolare e divenne l'animatore del «gruppo indisciplinato di sinistra». Giornalista, insegnante, avvocato, fu sempre antifascista: poiché tra i popolari c'era chi guardava con simpatia al nuovo movimento che prometteva ordine e assicurava la collaboratone con la Chiesa, affermò: «Se qualcuno si confonderà con esso, troverà nei nostri circoli l'uscio di legno». Quei «qualcuno» divennero molti, un po' per paura, un po' per convinzione, un po' per tornaconto; e si trovò a lottare sempre più solo.
La svelta biografia che Lorenzo Mondo gli ha dedicato, mette in rilievo il tormento del cattolico Vuillermin al veder la Chiesa accettare il fascismo, e la sofferenza perché sentiva il tradimento dei principi di libertà e di dignità umana. Dopo il 1922 entrò nell'ufficio legale della Sip. Nel 1931 conobbe Augusto Monti, e tramite suo e di Barbara Allason fu messo in contatto con il gruppo «Giustizia e Libertà». Dimesso nel '38 dalla Sip, trasferitosi a Finale, nel 1940 venne arrestato e inviato al confino. Il 25 luglio gli ridiede la libertà; dopo l'8 settembre organizzò la lotta attiva.
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