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«La Stampa» 2 (04/01/1967)

Autore: AA. VV. - Editore: Italiana Editrice S.p.A. - Anno: 1967 - Categoria: giornali

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Il campionato mondiale dei piloti, la più seguita manifestazione dello sport del volante, si è iniziato lunedì sul circuito di Kyalami, nel pressi di Johannesburg, con il Gran Premio del Sud Africa. Ha vinto il giovane messicano Pedro Rodriguez alla guida di una Cooper-Maserati. Un risultato abbastanza sorprendente, non tanto per la macchina quanto per l'uomo.

Rodriguez ha 26 anni, corre — secondo ciò che egli stesso afferma con orgoglio — da quando ne aveva quindici. Finora non era mai riuscito a cogliere al volante di una monoposto di formula 1 una brillante affermazione. Il suo nome era maggiormente noto nel campo delle granturismo e dei prototipi. Si aggiudicò tra l'altro le 12 ore di Reims nel 1965 in coppia con Jean Guichet, l'anno successivo arrivò terzo sulla Dino alla «1000 km» del Nuerburgring. Il corridore messicano è di famiglia ricchissima. La sua vita è stata legata per molti anni al fratello minore Ricardo. I due si erano appassionati insieme alle corse automobilistiche. La loro prima vettura fu una Ferrari due litri, con cui si «fecero la mano» scorazzando per le strade della tenuta paterna, nei dintorni di Città di Messico. Debuttarono su una Porsche partecipando ad alcune gare messicane e californiane. Nel 1959, Pedro a 19 anni e Ricardo a 17, vennero ammessi, dopo molte difficoltà da parte degli organizzatori, alla celebre «24 Ore» di Le Mans. Non vinsero, ma piacque il loro stile, generoso e irruento. Due anni dopo, a Montlhèfy, il primo grande successo in coppia nella «1000 km» di Parigi. A corsa finita, i fratelli Rodriguez si precipitarono al telefono. «Vogliamo parlare subito con il babbo — dissero — è lui che ci ha sempre incoraggiati, questo è il nostro miglior regalo ».

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