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«La Stampa» 2 (04/01/1967)

Autore: AA. VV. - Editore: Italiana Editrice S.p.A. - Anno: 1967 - Categoria: giornali

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Qui il dramma ha ancora un guizzo, ma tardivo. Si era già spento prima, soffocato nelle sue spire artificiose, lasciando viva e lancinante soltanto l'angoscia, veramente esistenziale, che spinge il Daddi a confessare la sua colpa, anche a Giorgio, e a cercare nella rivoltella del marito offeso la propria punizione. Un colpo di pistola: dovrebbe esserne scossa ogni società che pone sullo stesso piano adulterio e omicidio, che concede a un sesso ciò che nega all'altro («La donna è un'altra cosa» urla Giorgio). Ma è un’impressione d'oggi: questi problemi erano estranei a Pirandello, preso com'era dai suoi dubbi metafisici nei quali qualcuno ha voluto ravvisare, non senza fraintendimenti, un riaccostamento alla religione cattolica.

Tragedia borghese, secondo il regista Squarzina che ha creduto fermamente in essa al punto di rinserrarla in una moderna reggia degli Atridi, o di un Edipo, avvalendosi delle scene massicce e monumentali di Renzo Mongiardino (ma la villa ricorda più una dimora dei laghi lombardi che dei dintorni di Perugia) e datandola con i costumi, dei primi anni trenta, di Fiorella Mariani. Ma non ci sembra che la fiducia del regista nei pregi del testo sia sufficiente a rivalutare un dramma che, sebbene sia meno capzioso e arbitrario di quanto fu giudicato al suo apparire, rimane tuttavia fra i meno felici di Pirandello.

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