«La Stampa» 2 (04/01/1967)
Autore: AA. VV. - Editore: Italiana Editrice S.p.A. - Anno: 1967 - Categoria: giornali
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Il dramma è del '34, l'anno del premio Nobel. Di ritorno da Stoccolma, Pirandello assiste in dicembre a Praga alla prima mondiale. Un anno dopo, Ruggeri lo presenta, non senza contrasti, al pubblico italiano. Poi l'oblio, soltanto Benassi lo riprenderà nel dopoguerra. Oggi come oggi, esso conferma che il suo autore era spesso in ritardo sulla cultura europea. Ma, nello stesso tempo, in anticipo. Nel '34 erano molti anni che Freud, anche se Pirandello ostentava di ignorarlo, aveva trattato i temi dell'inconscio e della colpa. Ma solo due decenni dopo, viene in mente il Camus della Caduta e dello Straniero, gli stessi temi sarebbero stati riproposti dall'esistenzialismo.
L'argomento è già nel titolo. Ed è subito affrontato non appena Ginevra, moglie di Giorgio, parla di «ciò che può passare, un attimo, per la mente, o può esserci avvenuto in segreto, senza volerlo; anche in sogno». Sono i «delitti innocenti» che si commettono in una specie di perdita della coscienza, non si sa come, quasi fosse un altro al nostro posto. Ma chi ne risponde? A Ginevra non importa saperlo. Eppure ha commesso uno di questi «delitti», un adulterio con il conte Daddi. Ma, innamorata profondamente del marito, si giustifica con un accecamento improvviso: si è spalancato un gorgo (e II gorgo s'intitola una delle tre novelle da cui il dramma è tratto) che subito si è richiuso, senza lasciare, in lei, nessuna traccia.
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