L'ALTARE DEL PASSATO
Autore: Gozzano, Guido - Editore: - Anno: 1918 - Categoria: letteratura
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II
Avanzo imperterrito. Secondo tavolo, settimo posto. Ma no! Ma sì! Eppure no! Dove è la mia vicina? Dove le belle spalle ambrate che mi servivano di richiamo? Ho vicino un uomo, un prete, no: una donna; nè una donna, nè un uomo: una cosa che ricorda Don Chisciotte, Dante, Fra Gerolamo Savonarola, Pinocchio, la mummia di Ramsete III, il mio amico Golia: una cosa spaventosa! È femmina, perchè ha un gonnellino e una specie di tegola in testa; è viva, perchè tenta d'avvicinare la sedia fissa al tavolo, sotto il quale non può inarcare le gambe interminabili; mangia, beve, e la mandibola inferiore raggiunge il naso ricurvo, le fa pulsare le tempie venose, sobbalzare gli occhiali a stanghetta. Mi rivolgo allo steward livido. - Sono sette ladies della Salvation Army l'esercito della Salvezza. Le abbiamo raccolte stamane da un cattivo veliero scioanese; vengono dalle Missioni dell'Uganda. Il Capitano ha voluto farle ospitare in classe e con tutti gli onori. - È giusto. Ma i posti, i posti? - Il Capitano. Disposizione del Capitano. Guardo intorno. Emergono qua e là sette mostri della stessa specie: l'unica specie che possa affrontare i cannibali più feroci e convincerli che veramente esiste Satanasso ... Rivolgo al Capitano uno sguardo di protesta disperata. Piange - il miserabile! - piange dalle risa e asciuga le lacrime nel tovagliolo: piange e ride ... Ma non di me soltanto. Ha date le sei, sette più belle signore a cavalieri più che sessantenni; e al dottor Besandi, a Mr. Knaw, al tenentino Filangeri, a me, agli altri colpevoli di non avere ancora trent'anni, ha destinato le orche raccolte in alto mare ... Vendetta! Vendetta! Fui vendicato subito. Lady Mac Lewis mi fissava con un abbandono, una tenerezza più temeraria del solito. Confinata all'estremità del terzo tavolo, presso il decrepito monsieur Lebaud, celebre oceanografo, essa teneva il cubito sul tavolo, con una grazia un poco inurbana, si reggeva la nuca con la mano arrovesciando il volto di bronzo chiaro, sogguardandomi di tra le ciglia tenebrose; quando il mio sguardo incrociava il suo, sorrideva malinconicamente, e il bianco degli occhi, il bianco dei denti balenava in un tremolìo di perla. - Quella donna mi guarda, quella donna è mia! Oh! grande Ferravilla! O mio solo ammonitore nella vita, sempre! La tua voce mi rideva dentro, come un oscuro presentimento ... Eppure ... eppure come non vedere che quella era una donna disfatta dalla passione e che l'oggetto della sua passione ero io?
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