Sentimento del tempo
Autore: Unagaretti, Giuseppe - Editore: - Anno: 1933 - Categoria: letteratura
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Ti vidi, Alessandria, Friabile sulle tue basi spettrali Diventarmi ricordo In un abbraccio sospeso di lumi. Da poco eri fuggita e non rimpiansi L' alga che blando vomita il tuo mare, Che ai sessi smanie d' inferno tramanda. Né l' infinito e sordo plenilunio Delle aride sere che t' assediano, Né, in mezzo ai cani urlanti, Sotto una cupa tenda Amori e sonni lunghi sui tappeti. Sono d' un altro sangue e non ti persi, Ma in quella solitudine di nave Più dell' usato tornò malinconica La delusione che tu sia, straniera, La mia città natale. A quei tempi, come eri strana, Italia, E mi sembrasti una notte più cieca Delle lasciate giornate accecanti. Ma il dubbio, ebbro colore di perla, Come avviene nelle ore di tempesta Spuntò adagio ai limiti, E s' era appena messo a serpeggiare Che aurora già soffiava sulla brace. Chiara Italia, parlasti finalmente Al figlio d' emigranti. Vedeva per la prima volta i monti Consueti agli occhi e ai sogni Di tutti i suoi defunti; Sciamare udiva voci appassionate Nelle gole granitiche; Gli scoprivi boschiva la tua notte; Guizzi d' acque pudiche, Specchi tornavano di fiere origini; Neve vedeva per la prima volta, In ultimi virgulti ormai taglienti Che orlavano la luce delle vette E ne legavano gli ampi discorsi Tra viti, qualche cipresso, gli ulivi, I fiumi delle casipole sparse, Per la calma dei campi seminati Giù giù sino agli orizzonti d' oceani Assopiti in pescatori alle vele, Spiegate, pronte in un leggiadro seno. Mi destavi nel sangue ogni tua età, M' apparivi tenace, umana, libera E sulla terra il vivere più bello. Colla grazia fatale dei millenni Riprendendo a parlare ad ogni senso, Patria fruttuosa, rinascevi prode, Degna che uno per te muoia d' amore.
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