ABRAKADABRA STORIA DELL'AVVENIRE
Autore: Ghislanzoni, Antonio - Editore: A. BRIGOLA e C. EDITORI - Anno: 1884 - Categoria: letteratura
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«Più tardi, questi signori umanitarii progressisti che mai non seppero formulare un concetto benefico in favore dei così detti galantuomini, si accorsero che negli ergastoli e nelle galere i birbaccioni non godevano le maggiori agiatezze della vita. «Lugete, Veneres, cupidinesque! «E mano alle riforme carcerarie! ... Le case di pena si tramutino in altrettanti cenobii di fannulloni ben vestiti, meglio pasciuti e confortati, a spese del comune, da ogni sorta di ricreamento. «È troppo giusto che il vizio ed il crimine dormano sovra un soffice letto, mentre i contadini pusillanimi che rispettano la legge debbon coricarsi a digiuno sulla paglia ammorbata. «Non basta ancora, non basta, perdio! La reclusione è una infamia ... L'uomo è nato libero ... La libertà è un inviolabile diritto di tutti. Chi si attenta, sotto qualsivoglia pretesto, di vincolare questo istinto sovrano della umanità, commette un mostruoso fratricidio. «Si atterrino le case ... di riposo! ... Uscite, o sfortunati! La società vi riapre le braccia; cittadini ladri, cittadini assassini, i fratelli vi reclamano. La famiglia Europea offrirà a tutti il pane e l'alloggio gratuito; voi sarete vestiti e nutriti a spese del Comune; potrete viaggiare gratuitamente sulle ferrovie e sui piroscafi: alla sera, nelle grandi città, avrete libero accesso ai teatri. La famiglia non è abbastanza ricca per offrirvi dei lauti sussidii in denaro. Un lusso al giorno! ... è poca cosa, ne conveniamo. Ma alle spese delle gozzoviglie, dei capricci galanti, delle corse aeree, provvederanno i vostri talenti. «E infatti ... si è veduto: «Non appena questo bel trovato dell'amnistia generale ebbe scatenati sulle famiglie della Unione i trentamila fratelli detenuti, a tutte le porte delle abitazioni fu mestieri applicare la serratura a revolver. Il grande avvenimento venne festeggiato nelle principali città di Europa con luminarie e banchetti, ma tutti ricordano quali immediate prove di ravvedimento abbian fornito ai loro concittadini questi antichi martiri del cenobbio. Dalle finestre sparirono i candelabri, dalle mense le posate e le tovaglie. «Voi avete supposto che le multe, la denunziazione pubblica la nota di infamia e la morte civile potessero costituire, in un secolo illuminato, dei validi freni al delitto. Che faranno i ladri per soddisfare alle multe? La risposta è troppo ovvia: ruberanno. Le denunzie, le note di infamia potranno ancora far breccia, in quelle anime incallite al misfatto? Il più enorme dei vostri supplizi!, la morte civile ucciderà nel delinquente ogni senso di moralità; e voi lo vedrete, dopo i cinque anni di espiazione, ritornare al consorzio dei fratelli coll'odio di Caino nel cuore e con propositi atroci. I pochissimi rigenerati dalla espiazione, disperando dell'oblio promesso, soccomberanno alla lenta agonia del rimorso e della vergogna, o affretteranno il loro fine in una piscina dissolvente24).
«A tale è giunta la Società umana, dopo tante fasi di rinnovamenti e di progressi. «E guai se io sollevassi il velo che ricopre il mondo latente! «Unico freno alla esplosione della completa anarchia rimane il terrore dell'ignoto e, diciamolo pure, quella provvidenziale dissidenza di partiti, che noi abbiamo abilmente e con ogni mezzo mantenuta. Ma allorquando una delle tante sette politico-sociali- religiose che fremono nelle viscere corrose della Unione, riuscirà ad ottenere una prevalenza assoluta; allora, o signori, aspettatevi il diluvio ... la pioggia di fuoco, l'inferno ... ! I primi furori della spaventevole rivolta si rovescieranno, come di uso, sui Proposti, sugli Imperatori, sugli Czarri, sui Capi di Sorveglianza, sui tiranni che lottarono per scongiurare il cataclisma ... In seguito ... lasciate fare agli equilibristi ... ! Vi prometto io, che in pochi giorni l'equilibrio sarà perfetto. «Prima di finirla, vorrei dire due parole sul fatto speciale che ha provocata la dimissione del Gran Proposto e la mia. Nel rapporto che io presentai ai Tribunali relativo alla violazione della legge di «dilazione per parte dell'Albani, io so di non aver peccato contro il dovere di primate legale. L'Albani fu realmente veduto dai miei agenti nella notte dal 27 al 28 settembre entrare nella Villa Paradiso e quivi intrattenersi colla figlia del Gran Proposto. Ma i due verdetti contradittorii della prima e non mai abbastanza deplorata vittima dell'infausto processo, mi hanno dato a riflettere ... «Io non mi accuso di aver mancato per negligenza o mal volere, ma temo che l'impotenza assoluta a lottare contro uno dei più abbominevoli trovati della industria moderna abbia tradito i miei calcoli. «Che qualche furfante, abusando della maschera-ritratto, a tanto sia riuscito da ingannare la mia accortezza non solo, ma anche quell'istinto di gentile penetrazione, quella direi quasi intuizione divina che è propria delle donne innamorate? ... Una tale ipotesi spiegherebbe molte cose; ed io non dispero che, profittando delle molte note da me tracciate in argomento, il mio successore riesca a scoprire la verità e a porgermi i mezzi di una giustificazione più completa. «E dopo questo, cittadini ladri, manutengoli, ecc. ecc., io rientro nella vita privata, ringraziando voi e la provvidenza, di avermi aperta, a svignarmela sano e salvo dal palazzo di Sorveglianza, una uscita abbastanza sicura, quale difficilmente vorrà offrirsi al mio successore. «L'EX BARONE TORRESANI» Quella sera al teatro Scalvoni e Barbetta si rappresentava una grandiosa tragedia-ballo in venti atti e sessantotto quadri, intitolata la Caduta di un Gran Proposto, ossia il tremendo verdetto della Giustizia divina per opera d'uno specillo galvanico Verso le ore sette, una ondata di oltre cinquantamila spettatori irrompeva nel gran teatro popolare. La impazienza e la concitazione del pubblico si rivelava dagli atroci latrati dei binoccoli canini(25).
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