ABRAKADABRA STORIA DELL'AVVENIRE
Autore: Ghislanzoni, Antonio - Editore: A. BRIGOLA e C. EDITORI - Anno: 1884 - Categoria: letteratura
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Due giorni sono, trascorsi I cittadini dell'Olona si affollano intorno a due proclami apparsi dallo spuntare del giorno sulle muraglie di affissione. L'un d'essi porta la firma del Gran Proposto, l'altro è segnato Torresani. Soffermiamoci dinanzi al primo proclama, e leggiamo: «Ai presenti ed ai lontani salute e buon senso! «Duemila telegrammi partiti dai centri esecutivi della Unione domandano che io mi dimetta dalla carica di Gran Proposto dell'Olona. «Lo stesso voto esprimono le seicentomila cartoline postali che oggi pervennero al mio domicilio. Dinanzi a questa e ad altre manifestazioni imponenti dell'autorità pubblica, io non posso indugiare un istante a svestirmi di un potere più illusorio che reale e punto invidiabile. «Ma i motivi che contro me provocarono questa unanime protesta della opinione pubblica sono di tal natura che mi terrei disonorato affermandoli col mio silenzio. Né moralmente, né civilmente, io so di aver mancato al dovere; e ne faccio solenne giuramento sulle ceneri tuttora fumanti di mia figlia, testé raccolte dal funebre amianto. Nessun altro tesoro all'infuori di queste e di altre ceneri care, io esporterò dal piccolo Campidoglio ove per venti anni tenni il governo della pubblica amministrazione. «Tanto mi tengo in debito di affermare ai presenti ed ai lontani, e non dubito punto che le mie parole abbiano a trovar fede presso gli onesti di qualunque partito. L'EX PROPOSTO BERRETTA». - Nobili parole, degne del suo gran cuore! - esclama, tergendosi le lagrime, un meneghino, che il giorno innanzi avea spedita al Gran Proposto la sua cartolina di ostracismo Volgiamoci all'altro proclama, e vediamo con quali formole il Capo di Sorveglianza annunzii la propria dimissione: «Cittadini ladri, truffatori, manutengoli, barattieri, furfanti d'ogni specie che costituite la maggioranza della Società umana: «Esultate! Ciò che era nei vostri voti si è compiuto; la dimissione di sua Eccellenza Riveritissima il Gran Proposto Terzo Berretta implica necessariamente la mia. «Il benemerito dicastero di sorveglianza pubblica rimarrà per uno o più giorni senza capo. «Cittadini ladri, truffatori e furfanti di ogni specie, esultate! ve lo ripeto. E frattanto, i pochi galantuomini - se è pur vero che ve ne abbiano, ciò che a me non consta positivamente - badino alle loro tasche ed alle serrature dei loro forzieri! «Il mio successore, entrando in carica, vedrà che durante la mia gestione tutto ha proceduto con ordine e con giustizia. Con quale accortezza e tenacità io abbia lottato per oltre venti anni contro la ribalderia umana, apparirà evidentemente dai registri e dai tesseri che io lasciai negli uffizii. Se non che - lo confesso con immenso rammarico - in questi ultimi tempi la mia e l'attività indomabile de' miei subalterni riuscì in molti casi impotente. Già da oltre mezzo secolo, quei nostri famigerati utopisti che ripetevano la frequenza dei crimini dall'analfabetismo delle masse, hanno dovuto convincersi che l'istruzione universale ha quadruplicato il numero dei falsarii e dei ricattatori. Più tardi, la scienza medica e farmaceutica appresa a tutti indistintamente i cittadini della Unione, moltiplicò gli avvelenatori e gli assassinî domestici. Le locomotive aeree agevolarono le contumacie dei bricconi e favorirono la impunità. La sistemazione e applicazione pratica delle forze magnetiche produsse abbominazioni che fanno inorridire. «A questi, sempre crescenti ausiliarii della iniquità e della corruzione, i governi opposero una resistenza in fino ad oggi abbastanza efficace. Nelle nostre mani le nuove armi fornite dal progresso alla depravazione ed alla colpa divennero una forza riparatrice. La nostra sorveglianza dalla terra e dal mare si estese alle amplissime regioni dell'aria. Abbiamo non pochi esempi di grandi ed audacissimi malfattori, catturati dai nostri agenti a poca distanza dalla luna. «Ma qual pro' da questa caccia affannosa e piena di pericoli? Noi inseguiamo il calabrone malefico, lo afferriamo, lo rechiamo trionfanti, esultanti, sul banco della giustizia, acciò questa si prenda il bel spasso di aprirci il pugno per ridonare il captivo al libero esercizio de' suoi perfidi talenti. «Tante grazie, signori riformatori del Codice penale! ... Ma non vi par tempo di finirla con questa buffoneria che si chiama il Ministero di Sorveglianza pubblica? A che serve lo inseguire, il catturare dei delinquenti, mentre alla giustizia più non rimane alcun serio mezzo di punizione? «Nei secoli addietro, allorquando a migliaia a migliaia i galantuomini, o dirò meglio, gli impregiudicati, morivano di fame, un cotal Beccaria finse di intenerirsi sulla sorte degli assassini appiccati alla forca. Tutti i filosofi dell'epoca fecero eco alla nenia, e la canaglia (ciò si comprende) proclamò il Beccaria altamente benemerito della Società umana. «La pena di morte venne col tempo abolita; tanto è vero che tutte le idee, anche le più strane e più esiziali, seguono il loro corso di rotazione e a lungo andare si traducono in fatto. I briganti, gli aggressori di strada, gli avvelenatori, i parricidi arsero dei ceri alla statua grottesta di Beccaria(23).
«Più tardi, questi signori umanitarii progressisti che mai non seppero formulare un concetto benefico in favore dei così detti galantuomini, si accorsero che negli ergastoli e nelle galere i birbaccioni non godevano le maggiori agiatezze della vita. «Lugete, Veneres, cupidinesque! «E mano alle riforme carcerarie! ... Le case di pena si tramutino in altrettanti cenobii di fannulloni ben vestiti, meglio pasciuti e confortati, a spese del comune, da ogni sorta di ricreamento. «È troppo giusto che il vizio ed il crimine dormano sovra un soffice letto, mentre i contadini pusillanimi che rispettano la legge debbon coricarsi a digiuno sulla paglia ammorbata. «Non basta ancora, non basta, perdio! La reclusione è una infamia ... L'uomo è nato libero ... La libertà è un inviolabile diritto di tutti. Chi si attenta, sotto qualsivoglia pretesto, di vincolare questo istinto sovrano della umanità, commette un mostruoso fratricidio. «Si atterrino le case ... di riposo! ... Uscite, o sfortunati! La società vi riapre le braccia; cittadini ladri, cittadini assassini, i fratelli vi reclamano. La famiglia Europea offrirà a tutti il pane e l'alloggio gratuito; voi sarete vestiti e nutriti a spese del Comune; potrete viaggiare gratuitamente sulle ferrovie e sui piroscafi: alla sera, nelle grandi città, avrete libero accesso ai teatri. La famiglia non è abbastanza ricca per offrirvi dei lauti sussidii in denaro. Un lusso al giorno! ... è poca cosa, ne conveniamo. Ma alle spese delle gozzoviglie, dei capricci galanti, delle corse aeree, provvederanno i vostri talenti. «E infatti ... si è veduto: «Non appena questo bel trovato dell'amnistia generale ebbe scatenati sulle famiglie della Unione i trentamila fratelli detenuti, a tutte le porte delle abitazioni fu mestieri applicare la serratura a revolver. Il grande avvenimento venne festeggiato nelle principali città di Europa con luminarie e banchetti, ma tutti ricordano quali immediate prove di ravvedimento abbian fornito ai loro concittadini questi antichi martiri del cenobbio. Dalle finestre sparirono i candelabri, dalle mense le posate e le tovaglie. «Voi avete supposto che le multe, la denunziazione pubblica la nota di infamia e la morte civile potessero costituire, in un secolo illuminato, dei validi freni al delitto. Che faranno i ladri per soddisfare alle multe? La risposta è troppo ovvia: ruberanno. Le denunzie, le note di infamia potranno ancora far breccia, in quelle anime incallite al misfatto? Il più enorme dei vostri supplizi!, la morte civile ucciderà nel delinquente ogni senso di moralità; e voi lo vedrete, dopo i cinque anni di espiazione, ritornare al consorzio dei fratelli coll'odio di Caino nel cuore e con propositi atroci. I pochissimi rigenerati dalla espiazione, disperando dell'oblio promesso, soccomberanno alla lenta agonia del rimorso e della vergogna, o affretteranno il loro fine in una piscina dissolvente24).
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