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ABRAKADABRA STORIA DELL'AVVENIRE

Autore: Ghislanzoni, Antonio - Editore: A. BRIGOLA e C. EDITORI - Anno: 1884 - Categoria: letteratura

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sfavillante come l'astro di Venere. L'emozione degli astanti toccava il parossismo. L'inquirente, dopo breve attesa, raccolse dalla mano del Presidente il quesito finale già formulato e riveduto dagli Anziani e dai Seniori; indi, nel silenzio più opaco della assemblea, si volse a Fidelia: - Adulta Fidelia Berretta: la legge ti interroga, la famiglia ti ascolta e Dio ti vede nel cuore. Puoi tu asserire che nella notte dal ventisette al ventotto settembre dell'anno corrente, l'adulto Redento o Primo Albani siasi intrattenuto teco a colloquio in Milano, e precisamente nella sua villa detta del Paradiso? ... - Sì! - rispose Fidelia senza esitare un istante. L'Albani, che durante la interpellanza si era levato in sulla punta dei piedi, col labbro ansante e l'occhio iniettato di una luce che era fede e certezza, ricadde sulla seggiola mettendo un grido. Ma un altro grido uscito da molti cuori di donne in quel medesimo punto, distrasse dall'Albani l'attenzione degli astanti per portarla sovra la figlia del Gran Proposto. Il monosillabo affermativo partito dalla tribuna delle vergini era stato l'ultimo sospiro vitale di Fidelia. La giovinetta, nel profferirlo, era caduta nelle braccia delle amiche come un giglio reciso. - Morta! morta! - gridavano le donne. - Uccisa dalla menzogna! - ruggì l'Albani insorgendo e accennando al Gran Proposto. - La prova galvanica! la prova galvanica! - urlarono mille voci dall'emiciclo. Il Presidente degli Anziani sollevò la mazza di primo ammonito per sedare il tumulto. E frattanto, in men che io nol dica, quattro matrone di ufficio trasportarono il corpo di Fidelia nel centro della sala, e il chirurgo primate del tribunale le applicò il pungiglione galvanico all'occipite. La folla irruppe dalle sbarre. Seniori, Anziani, bidelli, subalterni, spettatori, si pressarono compatti intorno al banco di risurrezione. L'Albani stringeva nelle sue la mano di Fidelia. Il Gran Proposto piangeva desolato ai piedi della figlia. Al tumulto scapigliato era succeduto come per incanto il silenzio della riverenza e della aspettazione. La puntura galvanica non tardò molto ad agire. Fidelia si riscosse ... - Discendi in te stessa - disse il primate di chirurgia parlandole all'orecchio; - visita il tuo cuore e i tuoi visceri, e dimmi qual fu la sincope che ti ha colpita. Le labbra di Fidelia si agitarono e proffersero la parola morte. Il primate le applicò il pungiglione galvanico alla fronte. - Puoi tu asserire - domandò l'inquirente - che Primo Albani abbia avuto teco un colloquio nella notte dal ventisette al ventotto settembre? - No! - rispose la morta. - In quella notte l'Albani era ben lungi ... ben lungi ... da Milano. - Perché dunque - riprese l'Inquirente - hai tu voluto, quando eri in vita, affermare un fatto che ora sei costretta a smentire? ... - Perché desso ... perché colui ... - Parla! ... una sola voce! ... una parola ... ancora! - gridò l'Albani! - È vano! - disse il primate ritirando il pungiglione dalla fronte dell'estinta e riponendolo nell'astuccio. - Il galvanismo non ha più azione su lei: la materia animale è ottusa. Ciò che avvenne in quel punto nella sala non può descriversi a parole. Caliamo la tela su questa scena di desolazione e di tumulto.

CAPITOLO XIX - Le dimissioni.

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