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ABRAKADABRA STORIA DELL'AVVENIRE

Autore: Ghislanzoni, Antonio - Editore: A. BRIGOLA e C. EDITORI - Anno: 1884 - Categoria: letteratura

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e fece levare un espresso per recarsi al Piccolo Campidoglio Il Torresani era un uomo di circa sessantacinque anni, un po' ricurvo, ma ancora vigoroso. La sua faccia ossea, bernoccoluta, dura, affettava una giovialità poco rassicurante. I suoi occhi grigi vibravano dai solchi profondi delle guance una luce sinistra - due occhi, che tratto tratto si eclissavano, rintanandosi nelle palpebre come due teste da serpente. Cento anni addietro, quel pubblico funzionario si sarebbe chiamato Commissario superiore di polizia ovvero Questore. Nel 1982, il titolo era mutato, ma le funzioni erano identiche. La Polizia, la Questura, l'Uffizio di sorveglianza furono e saranno una necessità di tutti i tempi. Quando l'espresso venne a fermarsi presso la porta intima del Piccolo Campidoglio il Gran Proposto Berretta stava sulla soglia ad attenderlo. I due funzionari si salutarono con un cenno democratico della mano, cui il Torresani aggiunse un leggiero inchino della schiena. I due pubblici funzionari entrarono in un gabinetto terreno. E siccome un vecchio commissario di Sorveglianza (di polizia, se meglio vi piace) non ha bisogno della vista magnetica per leggere in quel viscere opaco che si chiama il cuore umano, al Torresani bastò una rapida occhiata, un'occhiata da basilisco, per indovinare il turbamento del suo superiore. Il Gran Proposto si era tuffato con tutta la persona in una sedia liquida

i cui cilindri congelatori girarono con moto rapidissimi. Egli stringeva nella mano una ampolletta di argento, la quale a giudicarne dal timbro, doveva contenere il famoso elisire di ambra distillata, il più potente moderatore degli sdegni umani. Quelle due circostanze non isfuggirono allo sguardo maligno del Capo di Sorveglianza, il quale non era mai tanto felice come quando poteva accertarsi che alcuno de' suoi superiori versasse in gravi imbarazzi. Il Torresani era stoffa da impiegato. Per dissimulare le proprie impressioni, egli si studiava di prendere un'aria di bonomia che faceva a pugni col suo grugno sinistro. Teneva gli occhi bassi - il labbro semiaperto - e preparava in sua mente dei concettini, delle arguzie, delle banalità umoristiche, tanto da prolungare un colloquio, dal quale prevedeva ottimi risultati. Il Torresani voleva divertirsi a spese del Gran Proposto, e cavare da' suoi imbarazzi il maggior profitto che per lui si potesse. - Mio caro Torresani ... noi viviamo in tempi difficili! - cominciò il Gran Proposto, dopo aver sorbito due o tre gocciole dell'elisire moderatore. - In verità - rispose l'altro - i tempi non sono facili ... I due interlocutori si sbirciarono di traverso - e ciascuno aspettava che l'altro riprendesse il dialogo. Il Gran Proposto, dopo breve pausa, dovette intuonare una seconda volta: - Viviamo in tempi ... nefasti! ... - Voi parlate come un giornale dell'opposizione, eccellentissimo signor Proposto. - Moderate le vostre parole, ovvero sarò costretto a registrare il vostro nome fra quelli dei malcontenti, dei pregiudicati politici, dei settari, dei nemici dell'ordine, di quei sciagurati che cospirano contro il migliore dei Governi ... contro il Governo attuale ... - Voi non mi avete compreso, ottimo collega - ed io mi affretterò a chiarirvi il mio concetto; altrimenti, da quel fiero e zelante impiegato ch'io vi conosco, voi sareste capace di farmi arrestare al primo tumulto di popolo. I tempi sono difficili - intendiamoci bene - difficili per noi, alti dignitari dello Stato, rappresentanti della legge, e moderatori dell'ordine pubblico! ... - Senza far torto alle sapientissime e ossequiatissime istituzioni della serenissima Confederazione Europea, mi sia permesso di soggiungere che, in ogni tempo, sotto qualsivoglia Governo, gl'impiegati pubblici furono retribuiti meschinamente ... Eppure ... come si fa? ... Bisogna stare col Governo! ... sostenere il Governo! ... E guai se avessimo ad allentare le redini ... alla canaglia! ... Nelle rivoluzioni, i primi martiri siamo noi ... Meglio la mezza pensione del Governo, che non il congedo assoluto dei popoli! ... Basta! ... Lasciamo andare questo lugubre argomento ... e tiriamo innanzi alle mercé di Dio ... e dei nostri superiori! Nel proferire quest'ultima parola, la voce del Torresani era divenuta fioca e rantolosa, come quella di un infermo accattone. - Vero ... verissimo ... quanto voi asserite - riprese il Gran Proposto - i nemici naturali dei governanti sono i popoli governati. Le leggi, per quanto eque e liberali esse sieno - non cesseranno mai di rappresentare, nel giudizio del popolo, altrettanti vincoli di schiavitù. Noi, che ne siamo gli interpreti e gli esecutori, dobbiamo necessariamente subire l'odio delle moltitudini ignoranti e depravate ... I popoli troveranno sempre dei pretesti per cospirare contro il principio di autorità che si incarna nei pubblici funzionari ... - Negli uomini più eminenti della Nazione ... - Dunque ... come voi dicevate poco dianzi ... noi dobbiamo fare a gara nel sostenerci ... nel prestarci mano ... nel renderci scambievoli servigi ... dobbiam stringere una alleanza compatta ... - E solida ... - Usare di tutti i mezzi ... - Solidi ... - Che sono in nostro potere, onde far fronte a questa incessante reazione di popolo, che minaccia la nostra sicurezza personale, i nostri averi, i nostri titoli, e perfino la nostra tranquillità ... la nostra pace domestica ... - Gran Proposto - interruppe il Torresani con una animazione artificiale che somigliava ad un impeto di zelo - se dal mio infimo gradino io posso qualche cosa per voi che sedete al più alto vertice della Gerarchia Governativa, non avete che a proferire una parola, ad emettere un ordine, perché anima e corpo, io mi adoperi a vostro vantaggio ... Non dico per vantarmi, ma credo, nel disimpegno delle mie attribuzioni, di avervi sempre dato prova di intelligenza, di abilità e sopratutto di molto zelo. - Voi portate gloriosamente il nome del Torresani - rispose il Gran Proposto con accento solenne - epperò nelle emergenze difficili, io ebbi sempre ricorso a voi, ed oggi più che mai faccio assegnamento sul vostro ingegno, sulla vostra esattezza ... Il Torresani si levò in piedi e portò la mano al cuore esprimendo la più rispettosa divozione. Poi, ricomponendosi nel pieritto, fissò in volto il Proposto con tutta la malizia dei suoi due occhi da serpente. Il Gran Proposto portò alle labbra l'ampolla dell'elisire, la sorbì fino all'ultima stilla - indi riprese con calma: - Voi siete padre di famiglia, mio caro Torresani ... - Colle istituzioni attuali, ciò non porta imbarazzi ... I miei dodici figli sono mantenuti a spese del Comune ... - Fino a quando la prole fu a carico dei genitori, gli affetti erano meno vivi, meno intensi ... - E i figli più scarsi di numero ... - La vostra osservazione è profonda, ma non serve al caso mio - rispose il Gran Proposto alquanto turbato. - Iddio non ha voluto gratificarmi di una prole numerosa quanto la vostra. Ebbi una sola figlia, e tutti i miei affetti, tutte le mie speranze si concentrarono in essa. Voi la conoscete - mia figlia, che all'ultimo Concorso di Napoli

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