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Clelia: il governo dei preti: romanzo storico politico

Autore: Garibaldi, Giuseppe - Editore: Fratelli Rechiedei - Anno: 1870 - Categoria: letteratura

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Orazio dopo aver accolto e lodato i nuovi amici e fratelli pensò di provvedere alla sicurezza generale. Chiamò a sé Attilio ed il Principe, ormai consacrato corpo ed anima alla causa nazionale, e parlò loro così: «Noi fummo felici nell’ultimo incontro, è vero; credo però esser questo sito ormai troppo noto ai nemici, e quindi per noi pericoloso. Il Governo farà di tutto, impiegherà ogni mezzo per snidarci e distruggerci: di questo non c’è dubbio. Esso è capace di mandare qui tutto il suo esercito e con la sua artiglieria rovesciare queste antiche mura. Io non consiglio una subita ritirata perché anche il Governo abbisogna di tempo per fare i suoi preparativi. Ma da qui innanzi, fa mestieri usare tutta la vigilanza possibile, per conoscere le mosse del nemico e non essere sorpresi. Voi, Principe, dovete tornare a Roma. La vostra presenza qui non è necessaria per ora, mentre là, potete esserci utile, credetemi, di un’utilità somma. Potete dire che vi abbiamo posto in libertà sotto il vincolo della vostra parola d’onore, di non combattere contro di noi. Dimettendovi dal servizio voi non potete temere di essere molestato». Rispose il Principe. «Il vostro consiglio è savio ed io farò quanto voi dite. Comprendo che più utile vi potrò essere in Roma e vi dò la mia parola d’onore che sarò con voi per la vita e per la morte!». Attilio fu della stessa opinione, quindi soggiunse che per le relazioni sulle mosse del nemico bisognava far capo a Regolo, e Regolo darebbe avviso di tutti i movimenti delle truppe papaline. Poi, avendo il Principe desiderato un mezzo sicuro per restare in relazione con loro, Attilio, su d’un pezzettino di carta tanto piccolo da potersi inghiottire al bisogno, scrisse a Regolo una linea di riconoscimento pel Principe. Il resto della giornata fu impiegato a seppellire i morti, che non eran pochi, ed alla cura dei feriti, sì gli uni come gli altri quasi tutti papalini. I liberali ebbero tre feriti soli, e questi non gravemente perché nella pugna i valorosi pericolano meno e se si desse un colpo d’occhio alla statistica di tutte le battaglie, si vedrebbe sempre che i fuggenti hanno perduto un numero immensamente maggiore di uomini che i vittoriosi. Nella notte il Principe partì per Roma e sapete con che guida? con Gasparo, il Cesare dei banditi di tutte le età, divenuto anche lui uno sviscerato liberale, siccome lo avea provato nell’ultimo combattimento facendo prodigi coll’infallibile sua carabina. Io sono di natura tutt’altro che pessimista e quindi credente nel miglioramento umano sotto tutte le forme e se l’umanità non migliora con sensibile progresso la maggior colpa l’hanno i governi. Coi buoni trattamenti e le carezze si dominano, si addomesticano le belve e se ne migliora l’indole feroce. Cosa volete sperare da un popolo ridotto alla miseria dalle vostre esazioni, dalle vostre imposte, dalle vostre tasse? Egli sa che queste tasse, imposte ed esazioni non sono, come voi dite, per la difesa dello Stato e per mantenere l’onore nazionale, ma per ingrassarvi ed ingrassare la sterminata caterva di parassiti, qualunque sia la loro denominazione, parassiti che sono pel popolo quel che gl’insetti per il corpo, i vermi pel cadavere, atti soltanto ad immiserirlo e divorarlo. Chi negherà che le popolazioni dell’Italia meridionale non fossero migliori, perché meglio governate, nel 1860 che non lo sieno al giorno d’oggi? Allora, appena si sospettava il brigantaggio e non v’eran prefetti, non gendarmi non birri. Oggi all’incontro con quell’immensità di satelliti, che minano le finanze dell’Italia esiste nella parte meridionale della penisola, l’anarchia, il brigantaggio e la miseria. Povere popolazioni! Dopo tanti secoli di tirannide e dopo la brillante rivoluzione del 60, esse speravano un Governo riparatore, un’era di riposo, di progresso e di prosperità e non l’ottennero! Sì! Gasparo si era battezzato alla vita dei liberi col sangue degli oppressori. Egli fu accolto dalla giovine brigata con indulgenza, con entusiasmo ed ebbe l’importante missione di guidare il Principe I.... fuori della foresta, fin sulla via di Roma. Le previsioni d’Orazio sugli apparecchi del Governo papale si avverarono. Dopo il rovescio del castello di Lucullo i mitrati decisero in consiglio d’inviare a quella volta tutto il loro esercito con artiglieria e giacché, pensarono con ragione, i liberali, non staranno molto tempo ad aspettare la tempesta, bisogna mettere il disegno immediatamente in esecuzione. E non soltanto i soldati papalini ma si divisò d’impiegare in quell’ardua impresa tutta la truppa straniera, che si trovava al servizio del Papa. Un generale straniero di gran fama fu chiamato a dirigere la grande campagna e tutto si preparò con alacrità per giungere in tempo che il famoso attacco cadesse nel santo giorno di Pasqua, generalmente propizio ai preti, poiché in quel giorno grasso essi satollano meravigliosamente la pancia, loro divinità principale, alla barba dei divotissimi fedeli. Orazio ed i suoi compagni non dormivano frattanto. Informati da Roma di quanto vi accadeva e degli strepitosi preparativi che vi si facevano i quali, benché il governo cercasse di tenerne segreto lo scopo, erano senza dubbio al loro indirizzo, dapprima i nostri amici eseguirono una minuta esplorazione dei sotterranei conosciuti da Orazio e da taluno de’ suoi, particolarmente dal vecchio Gasparo, già tornato dalla sua missione col Principe.

PREFAZIONE DELL’EDITORE Il titolo del presente lavoro, secondo le prime idee del Generale Garibaldi, doveva essere CLELIA OVVERO IL GOVERNO DEI PRETI, ma sul manoscritto non ve n'era tracciato alcuno L'originale italiano passò in Inghilterra, dove noi lo abbiamo acquistato; e colà il titolo principale sotto cui si stava pubblicando la traduzione, era IL GOVERNO DEL MONACO ( The rule of the Monck ) e noi l'abbiamo seguito. Quando non eravamo più in tempo per rimediare, ci accorgemmo che IL GOVERNO DEI PRETI era titolo più acconcio e meglio in armonia colle idee del Generale. Ne scrivemmo a lui stesso ed egli si contentò di risponderci: «A Londra qualche prete senza dubbio ha creduto meglio intitolarlo IL GOVERNO DEL MONACO» e siccome comprendeva che non c'era più riparo essendo il libro in corso di stampa, non aggiunse altro. Noi, per riparare quant'è possibile all'equivoco, abbiamo premesso il primo dei due titoli originari CLELIA al titolo della traduzione inglese; e di più facciamo ammenda dell'errore come fosse nostro, confessandolo.