Clelia: il governo dei preti: romanzo storico politico
Autore: Garibaldi, Giuseppe - Editore: Fratelli Rechiedei - Anno: 1870 - Categoria: letteratura
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Il periodo di grandezza e di gloria durante il quale la capitale del mondo maggiormente rifulse si chiuse colla Repubblica, e la maestà del sistema Repubblicano con gli Scipioni. Dopo la battaglia di Zama,
quando Roma non ebbe più nemici potenti, e facile divenne mettere le mani su ciò che v’era ancora da conquistare dei paesi sconosciuti, i Romani impinguati delle spoglie dei vinti dieronsi alle gare interne e ad ogni sorta di lussuria da cui furon trascinati poi all’ultimo stadio di degradazione a diventare gli schiavi dei loro schiavi. E fu giustizia che così avvenisse: Dio li pagò della stessa moneta con la quale essi avevano trattate le nazioni. Ma l’ultimo periodo della Repubblica ha in sé qualche cosa di grande. Prima di morire, quella schiatta di giganti (parlo degli ultimi Repubblicani), presenta alla storia un complesso di uomini tali da far giustamente meravigliare. Lucullo, Sertorio, Mario, Silla, Pompeo, Cesare son tali uomini, tali generali, uno solo dei quali basterebbe per illustrare i fasti guerrieri d’una grande nazione. Se la perfezione fosse possibile all’uomo e Cesare alle sue qualità avesse unita l’abnegazione di Silla, io direi come l’autore della Grandezza e Decadenza dell’Impero romano «Cesare è il più grande di tutti i grandi uomini del mondo». Di Silla in fatti strenuo generale anche lui questo racconta la storia. Dopo aver voluto correggere i Romani e sottrarli alla corruzione con mezzi terribili sino ad ordinare l’eccidio di ottomila cittadini in una volta, un bel giorno radunò il popolo nel Foro e sedendo in mezzo alla adunanza al posto di dittatore, rimproverò ai Romani i loro incorreggibili vizi, quindi disse loro: «Tenni la dittatura colla speranza di migliorarvi. Oggi mi son convinto che non lo posso. Ritorno privato cittadino, pronto a dar ragione del mio operato a chi me lo chieda». Così dicendo scese dalla tribuna, e si confuse nella folla tranquillo ed altero, mentre dei Romani non uno gli chiese conto di un torto. E sì a molti dei presenti egli avea ucciso congiunti, amici, fratelli. Cesare non sanguinario al pari di Silla ma d’un’intelligenza a lui superiore, non seppe imitarne l’abnegazione, si lasciò cullare dalla propria ambizione, e sognò di poter cingere la fronte d’una corona. I pugnali degli ultimi Romani distrussero il suo sogno trafiggendolo a morte. Sulle rovine della Repubblica sorse l’Impero. Fra gl’Imperatori ve ne furono dei meno tristi come Trajano, Tito Antonino e Marco Aurelio. La maggior parte però furon mostri che non contenti delle immense ricchezze che possedevano nelle loro condizioni supreme, cercavano ancora usurpare le sostanze altrui, e guai al ricco Romano ch’essi potevano depredare con uno od altro pretesto! I cittadini che possedevan grandi ricchezze procuravano d’allontanarsi da Roma. Alcuni cercavan rifuggire in paesi stranieri, altri in siti reconditi ove non vi fosse probabilità di venire molestati. Tra questi ultimi un discendente di Lucullo sotto il regno di Nerone era andato a stabilirsi nel luogo ove all’estremità della foresta i nostri viaggiatori avevano scorto un antico monumento. Colà egli si credette di trovarsi al sicuro dalle carezze di quel pezzo di galantuomo ch’era l’incendiario di Roma.
PREFAZIONE DELL’EDITORE Il titolo del presente lavoro, secondo le prime idee del Generale Garibaldi, doveva essere CLELIA OVVERO IL GOVERNO DEI PRETI, ma sul manoscritto non ve n'era tracciato alcuno L'originale italiano passò in Inghilterra, dove noi lo abbiamo acquistato; e colà il titolo principale sotto cui si stava pubblicando la traduzione, era IL GOVERNO DEL MONACO ( The rule of the Monck ) e noi l'abbiamo seguito. Quando non eravamo più in tempo per rimediare, ci accorgemmo che IL GOVERNO DEI PRETI era titolo più acconcio e meglio in armonia colle idee del Generale. Ne scrivemmo a lui stesso ed egli si contentò di risponderci: «A Londra qualche prete senza dubbio ha creduto meglio intitolarlo IL GOVERNO DEL MONACO» e siccome comprendeva che non c'era più riparo essendo il libro in corso di stampa, non aggiunse altro. Noi, per riparare quant'è possibile all'equivoco, abbiamo premesso il primo dei due titoli originari CLELIA al titolo della traduzione inglese; e di più facciamo ammenda dell'errore come fosse nostro, confessandolo.
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