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Clelia: il governo dei preti: romanzo storico politico

Autore: Garibaldi, Giuseppe - Editore: Fratelli Rechiedei - Anno: 1870 - Categoria: letteratura

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e più crescon gli anni, più aumenta in me la ripugnanza degli eccidi animali e, devo confessarlo, cacciatore una volta, io soffro oggi nel vedere anche un uccello ferito. Non so se lo stesso sentimento provasse Orazio, il coraggioso figlio della foresta; ma repugnante o no, come avrebbe egli potuto vivere senza la caccia, obbligato com’era a tenersi lontano dall’abitato? Per quella volta intanto, egli con molta grazia distese la sua preda sull’erba, trasse il suo coltello pugnale, fece in pezzi il cignale, acconciò a guisa di spiedo un virgulto di legno verde, v’infilzò la carne, ed in poco tempo presentò ai suoi compagni affamati un arrosto da invogliarne anche un moderato. L’appetito servì di condimento alle vivande, e non mancarono durante il pasto motti graziosi, massime sul conto del piccolo John che, eccitato dalla Clelia a parlare italiano principiava, com’era naturale, col dire spropositi che mettevano la compagnia in una cordiale ilarità. Il marinaro poi è un essere più allegro degli altri quando è a terra e da lungo tempo egli non l’ha toccata. Questo non era veramente il caso del nostro John ch’era rimasto molti giorni in Porto d’Anzo ed avea visitato coll’Yacht la maggior parte dei porti d’Italia; ma, comunque fosse, in questo nuovo mondo della foresta, egli si trovava perfettamente e non invidiava punto i suoi compagni nel tempestoso Tirreno. Poi Clelia era così bella! così gentile! ed Orazio uno di quei tipi che affascinano la gioventù, ed era inoltre il suo salvatore! Terminato il pasto frugale, la comitiva si rimise in viaggio, seguendo all’incirca la stessa direzione tenuta nel venire e dopo aver camminato a lungo, giunse verso sera alla vista di quegli edifizi antichi che il tempo sembra avere rispettato, simili all’immortale Panteon a cui non posso pensare, senza tributargli un pensiero di rispetto e di ammirazione. Erano i nostri sul limitare della foresta, ove il sentiero metteva in un ampio prato quasi circolare. Secolari querce erano sparse con certa regolarità su tutta la superficie del circolo e le reliquie di quelle antiche figlie della terra, cadendo per secoli al loro piede, identificate col piedestallo delle naturali colonne, vi avean formato dei graziosi tumuli, recessi di verdura, che invitavano gli stanchi viaggiatori al riposo. «Riposatevi qui per un momento», disse Orazio alle donne, e mettendo alla bocca un piccolo corno ch’ei portava a tracolla ne trasse dei suoni che sembravan sproporzionati alla piccolezza dell’istromento. Un suono simile rispose da una capanna di guardia, situata sopra uno dei detti tumuli, capanna che Orazio certo doveva conoscere e della quale i suoi compagni non si erano accorti. Un individuo vestito alla foggia d’Orazio uscì dalla capanna, gli si fece incontro con aria di rispetto ed una stretta di mano dei due accennò che non si trovavano per la prima volta. La sentinella (perché tale era lo sconosciuto) dopo breve colloquio, facendo segno alle donne di alzarsi, incamminossi precedendole verso l’edifizio.

CAPITOLO XXX - IL CASTELLO

PREFAZIONE DELL’EDITORE Il titolo del presente lavoro, secondo le prime idee del Generale Garibaldi, doveva essere CLELIA OVVERO IL GOVERNO DEI PRETI, ma sul manoscritto non ve n'era tracciato alcuno L'originale italiano passò in Inghilterra, dove noi lo abbiamo acquistato; e colà il titolo principale sotto cui si stava pubblicando la traduzione, era IL GOVERNO DEL MONACO ( The rule of the Monck ) e noi l'abbiamo seguito. Quando non eravamo più in tempo per rimediare, ci accorgemmo che IL GOVERNO DEI PRETI era titolo più acconcio e meglio in armonia colle idee del Generale. Ne scrivemmo a lui stesso ed egli si contentò di risponderci: «A Londra qualche prete senza dubbio ha creduto meglio intitolarlo IL GOVERNO DEL MONACO» e siccome comprendeva che non c'era più riparo essendo il libro in corso di stampa, non aggiunse altro. Noi, per riparare quant'è possibile all'equivoco, abbiamo premesso il primo dei due titoli originari CLELIA al titolo della traduzione inglese; e di più facciamo ammenda dell'errore come fosse nostro, confessandolo.