La Colonia felice: utopia lirica (terza edizione)
Autore: Dossi, Carlo - Editore: Luigi Perelli Editore - Anno: 1879 - Categoria: letteratura
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Tu mi ami? - egli fece con uno scoppio di gioja, balzando ver' la fanciulla, che già al suolo piegava, e rialzàndosela al petto. E le due ànime innamorate si fùsero in un lunghìssimo bacio. - È amore, questo? - dimandò Forestina in uno sbàttito di voluttà, pinta la guancia di porpurea vergogna. - O Mario! sò che le ore in cui ti attendevo mi èrano le più lunghe, e le più brevi quelle in cui ti avevo al mio fianco; sò che, quando apparivi, facèasi angusto al cuor rapidìssimo il seno, e m'imbragiava la gota, e per tè solo il pudore era pena ... E sò, che a mè non parèa di avere occhi bastanti a mirarti, nè tu mai mi sembravi abbastanza vicino ... eppure! a darti la mano temevo, ma, se la mano posava già nella tua, non più sapevo ritrarla; sò che, appoggiata al saldo tuo braccio, mi sentivo sicura e inturgidivo d'orgoglio … Eppòi, quando ti allontanavi, e già la distanza avèa superato la vista, l'ànimo mi si velava di una dolcezza amarìssima, gli occhi mi diventàvan lucenti, màdido il viso, e allora amavo i luoghi a tè cari, dove, meditando il tuo aspetto, allibivo, smarrita in un soave languore, in una soavità tormentosa … e sempre la notte ... oh la notte! notte immensa ... infinita! - E ora - ella aggiunse infiammando, misto al timore l'audacia - per tè, lascerèi lo stesso mio babbo, ed anche la mamma, se già in mè non siedesse per non partirsi mai più, e per tè mi sarebbe ben lieve il sacrificio di vita ... ah che dissi! perdona ... Non sacrificio; sarebbe un tripudio ... Oh parla! ... Mario! è così fatto l'amore? - Mario, in un rapimento di cielo, meno intendendo di quel che sentisse, bevèa la voce di lei, flessuosa, come l'àrido suolo la pioggia. Ma il dolce timore di Forestina, piovendo nel feccioso suo ànimo, accrebbe in terrore; ed egli si svincolò dall'abbraccio, aggricciando e gemendo: - Ah sapessi chi sono! - Quello che io amo! - esclamò la fanciulla, riaviticchiàndosi a lui. - Non toccarmi! - egli oppose con ansia. - L'ira di Dio è contagio. - Dio non è che perdono - sorrise la giovinetta - Vèdilo in croce con le braccia aperte! - Ma inchiodate - ribattè Mario sconsolatamente. - Vi ha colpe senza perdono. Dietro di mè cadde il ponte ... Odiami! - Neppur potrèi non amarti - ella fece. Il Nebbioso esitò, commosso a tanta fiducia: poi: - O Forestina! - seguì dicendo mestìssimo - I morti vanno obliati. Chiusa è per sempre la tragicomedia della mia vita. Io non sono più mio; son del rimorso, spàsimo muto, insaziàbile fame ... Perchè tu devi sapere (e oh meglio sarebbe che la tua vèrgine mente potesse ignorare pur i peccati non suòi) devi sapere, che in ben altro paese, lontan lontano da quì, in altri tempi lontan lontani da questi, anch'io avèa un padre, un padre al quale non si sarebbe potuto rimproverare se non la troppa clemenza, e che per mè avrebbe dato tutto il suo sangue, se la metà non fosse spettata a un secondo suo figlio. Ed ei faticava per noi, e si struggèa, e pregava. Io intanto, giuoco di una petulante salute e di un riottosìssimo ingegno, gozzovigliava, impaludato nei vizi, per le taverne e pei chiassi, tra falsi liquori attizzanti a più false passioni, tra pestìferi baci appigionati e contati, tra gente, la quale, fuorchè onesta, era tutto ... Or mi potresti tu amare? - Il Signore ti perdonerà, chè non portasti la taverna nel tempio - proferì la fanciulla in accento di fede. - Ma nella taverna - ei riprese - si dileguava il paterno risparmio e l'ingenuo rossore, ma il clandestino addentellato dei vizi spargèvami innanzi, a mè sfiancato e ubbriaco, un mazzo tentatore di carte. Ed io giocài ... e perdetti: non ero ancor tanto furfante da vìncere ai bari. E, tuttavìa, colùi che a mè dava una fàcile gioventù, e al quale io, in compenso, apparecchiavo una vecchiaja di stenti, trovò scuse al mio fallo che io stesso trovar non potèa, e il babbo pagò di nascosto del padre. Ma inutilmente pagò. Diminuisce il pudore, aumentando il delitto: nè io più chiesi, esigetti; non più esigetti ... gli tolsi ... Mi ameresti tu ancora? - Trasalì la fanciulla; pur disse: - Tuo babbo, in cuor suo, ti avrà ringraziato, chè non togliesti ad altrùi ... - Ma intanto - interruppe il Nebbioso con sempre crescente emozione - pur perdonando, sanguinava quel cuore, e già il bersaglio era scarso a così spesse ferite. Venne una notte, in cui, a me nel bagordo, fu susurrato di un padre e di una agonìa ... Balzài ... Come in un sogno, corsi alla casa natia, implorài di vederlo. Era la prima volta, dopo tanti anni, che comparissi da lui per chièder solo di lui. Ma, sulla porta, ecco il fratello, che mi contende l'entrata, e mi dice - (e quì il Nebbioso chinò turbatìssimo il capo) - fuggi! sei maledetto. - Angelicamente subentrò Forestina: - La maledizione di un padre non arrivò mai al Signore. A Lui non arriva che ciò che parte dal cuore, e il cuore di un padre non può maledire. - Ma io - fe' disperato il Nebbioso - io ... Còpriti il volto, o fanciulla! ... ho ucciso il fratello!- Forestina esalò un gèmito lungo. - E or ripeti che mi ami! - Ella taque. Era pietra. - Vedi! - diss'egli cupissimamente. --- Albeggiava. Si udìano voci. Il Nebbioso saltò all'aperto su 'n masso che soprastava al pendìo, e apparve staccando nel mattinale chiarore. Ma, sì tosto, un rintrono: due o tre palle, fischiando, schiacciàronsi contro le rupi. Amore die' un acutìssimo strido; rifatta è carne la pietra; e già Forestina, precipitàtasi a Mario, lo ha circonfuso di lei, gridando: - Uccidètemi seco, io l'inseguitrice! -
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