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LE DUE MARIANNE - I CONIUGI SPAZZOLETTI

Autore: De Marchi, Emilio - Editore: - Anno: 1891 - Categoria: letteratura

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LUIGI: entrando seguito dalla Sig.ra Spazzoletti : Siamo a tempo, signor capo? VOCE DEL CAPO: Per dove parte il Signore? LUIGI: Per Milano? VOCE: Eh gh'è tempo venticinque minuti. LUIGI: E dopo questo treno non ce n'è altri? VOCE: Per Milano el xè l'ultemo... SIGNORA SPAZZOLETTI: Che bisogno c'era di farmi correre a questo modo? LUIGI: Che bisogno! Se era tardi non si arrivava a tempo, eh... SIGNORA: Già, se era tardi non era presto, dicono a Perugia. LUIGI: Già! ( ironico ) SIGNORA: Sempre così quando si viaggia con te; bisogna che tutto finisca in tanto veleno. LUIGI: Grazie a madama! SIGNORA: O che non si poteva prendere una carrozza... e non farmi ansare una mezz'ora come un cavallo per una strada piena di polvere? LUIGI: Eh che non l'ho forse cercata io la carrozza? è colpa mia se c'era la carrozza e non il cavallo? dovevo andar sotto io a tirarla la carrozza? Non farmi girar il bocino. SIGNORA: Oh non chiedo tanto... Chiedo solamente che mi si tratti come una signora e non come un cavallo. LUIGI: Sei tu che mi tratti come un cavallo, bimba. IL CAPO: (Oec, la se scalda!) SIGNORA: Del resto non è la prima volta e non sarà nemmeno l'ultima. È ormai la storia di tutti i giorni, padron mio. LUIGI: Tu vuoi dire che ti secco, che ti peso, che non so trattare colle dame, che ti avveleno la vita... SIGNORA: L'allegria, la chiacchiera, la garbatezza, i salamelecchi li sai trovare quando sei in compagnia de' tuoi amici e specialmente delle signore de' tuoi amici... LUIGI: Adesso fammi anche la gelosa, bimba. SIGNORA: Ma per tua moglie tutto è inutile, tutto è caricatura, tutto è spesa inutile; se fossi la tua serva non potresti trattarmi con meno cerimonia. LUIGI: Guarda che son di Romagna e la mi fuma presto, la mi fuma. SIGNORA: Sì lei signor Luigi Spazzoletti, lei signor negoziante di tessuti diversi, lei signor presidente della società degli esercenti in fibbie e bottoni; lei sarà un grand'omo di Romagna, ma non creda d'essere un gentiluomo... LUIGI: Ah, lei crede signora Marianna di Perugia che un uomo che lavora dalla mattina alla sera, che ha la testa negli affari e nelle cambiali in scadenza abbia tempo di ballare che so io? il minuetto intorno a sua moglie? SIGNORA: Basterebbe, signor Spazzoletti, che non trattasse la su' signora come lo straccio della stoviglia sporca, che non la lasciasse in casa sei, sette, otto ore sola in compagnia della sua cagnolina e del suo pappagallo a rattoppargli le calze, a preparargli le pappe, per entrare la sera torbido, brontolone, scontroso, uggioso, come se la sua casa fosse la gabbia dell'orso e mica la casa di sua moglie. E quando si degna di condur sua moglie in campagna da' suoi amici dovrebbe fare in maniera che fosse ricevuta con più garbo... LUIGI: Chi ti ha mancato di riguardo a te? SIGNORA: Se tu usassi una volta con me le moine che hai usate a tavola quest'oggi alla signora Tortorelli... LUIGI: Ma che ti salta in mente? che mi vai tortorellando? la ti gira? è ora che tu la smetta. CAPO: La xè squasi cotta! LUIGI: Se ti ero antipatico non dovevi sposarmi. SIGNORA: Se noi povere donne sapessimo prima quel che sono gli uomini certo non si commetterebbero certi spropositi. Quando ci vogliono sposare o pei nostri begli occhi o... per la nostra bella dote... LUIGI: Mariannuccia, bada che la va a finir male... Bada che son di Romagna... SIGNORA: Prima son tutti dolcezza e poesia, promettono mari e monti; a sentirli devono passare la vita ai nostri piedi a respirare il nostro respiro, a specchiarsi nei nostri sguardi, fin che povera allocca ci casca; una volta cascata peggio per lei. Allora ricominciano gli affari, le cambiali, le adunanze, i telegrammi, i bilanci, non c'è più tempo di dir due parole in pace, si mangia in collera, si grida per tutte le sciocchezze, o perché la zuppa è troppo salata, o perché non è salata abbastanza, o perché fa male una scarpa, o perché s'è staccato un bottone, o perché piove, o perché fa caldo, o perché il governo mette la ricchezza mobile e tutti i mali si fanno passare per la pelle della moglie come se la moglie fosse il cuscinetto degli spilli. Per rifarsi, la sera si va alla birreria, a giocare al bigliardo, a far visita alla signora Tortorelli e la moglie a casa a sbadigliare. LUIGI: Hai finito, gioia? Tu credi che tuo marito sia un ragazzo a cui si possano dare quattro ceffoni sulla via... SIGNORA: Io credo... che... LUIGI: Guarda che son stato a Mentana ve'... Non ho avuto paura delle baionette francesi io, e non voglio aver paura delle ciarle d'una bécera insopportabile. SIGNORA: Il tuo pappagallo è più gentile. LUIGI: Se credi di farmi ballare come una trottola t'inganni... Ho diritto d'essere rispettato e come uomo e come negoziante e come marito. Son Romagnolo che non ha paura di trecento operai io; né voglio subire la prepotenza d'una... pettegola... SIGNORA: Ah... pettegola...? in Romagna dite pettegola? IL CAPO: La va de sora via... SIGNORA: Mantiene questa parola, sor Luigi Spazzoletti? LUIGI: La mantengo, la ripeto, la stampo, sora Marianna. SIGNORA: Basta. Dopo appena due anni di matrimonio è il primo diamante che il signor cav. Spazzoletti regala a sua moglie. La ringrazio. Non ho più nulla a dirle. Mi ritiro qui in sala; quando arriva il treno si compiaccia d'avvertirmene. ( entra a destra ). LUIGI passeggia nervoso, irritato : Potessi tu tacere cento anni! queste maledette donne sembran fatte a posta per guastare la pace d'un galantuomo. Oh ma la faremo finita...! non voglio morir tisico io per la lingua della sora Marianna Spazzoletti. Divisione, divisione assoluta di casa e di pane. Un uomo ha la pazienza limitata per un po', due po', tre po',... ma po... poi... ( non trova i sigari ) Non ho nemmeno un cane di sigaro, corpo d'una saetta, e mi tocca fumar la mia rabbia. Non c'è un tabaccaio qui vicino, sor capo? CAPO: Qua in fondo alla contrada c'è un botteghin. LUIGI: Ho tempo di scappare a prendere un paio di sigari? CAPO: El gh'à tuto el tempo. El treno el xè in ritardo. LUIGI: Se non respiro un po' d'aria scoppio di rabbia. CAPO: De sto buco se gode de' bei spettacoli come a un teatrin. Gh'ò pagura che questi due italiani stanotte faran de' brutti sogni... Gh'è xè chi una carrozza.

SCENA SECONDA - Narciso Ballanzini e Marianna Ballanzini

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