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Milano in ombra - Abissi Plebi

Autore: Corio, Ludovico - Editore: - Anno: 1885 - Categoria: letteratura

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Se a Milano la classe povera dorme male a Parigi dorme peggio. E là non v'è neppur oggi alcun indizio di miglioramento. Il Frégier fin dal 1840 dipingeva, coll'efficacia della verità, la condizione deplorevole dei poveri abitanti in Parigi. La popolazione operaia vi era, a suo dire, così numerosa che in tutte le ipotesi non si poteva sperare di provvedere pur coll'aiuto degli stabilimenti di beneficenza, che ad una picciola parte de' suoi bisogni. Ed aggiungeva: Il concorso dell' iniziativa privata sarebbe dunque indispensabile, e quindi importerebbe perfezionare questo concorso. La legge del 22 luglio 1791 determinando le regole della polizia municipale, ha sottoposti (art. 5) i locandieri, padroni e appigionatori di camere ammobigliate, all'obbligo di tenere un registro firmato e controllato dal commissario di polizia, per l'iscrizione di quanti alloggiano presso di loro, anche per una sola notte. Il Codice penale ha riprodotto questa disposizione (art. 475). Ma aggiungendo molte nuove contravvenzioni ai casi previsti dalla legge organica, non ha prescritta alcuna misura per assicurare la salubrità delle locande. L'ordinanza di polizia del 15 giugno 1882 ha saviamente estesa l'applicazione dell'art. 475 del Codice penale a quanti fanno il locandiere abitualmente o accidentalmente. Essa è riuscita a ridurre sotto la vigilanza della polizia una folla di locandieri clandestini, che non dando a pigione se non appartamenti o stanze ammobigliate, facevano le viste di credersi dispensati dai carichi e dagli obblighi imposti in generale a coloro che fanno il mestiere di alloggiare presso di sè persone, che non hanno con loro vincoli di famiglia. Nondimeno quest'ordinanza s'è accontentata di occuparsi del regime delle camere ammobiliate sotto il rispetto della sicurezza e della tranquillità pubblica: essa non ha prescritto nulla riguardo alla salubrità interna di queste abitazioni. L'insufficienza della legislazione ha forse costretto l'autore dell'ordinanza ad astenersi in argomento da ogni prescrizione che avrebbe avuto per risultato d'inceppare l'uso del diritto di proprietà. Io non saprei veramente, continua il Frégier, assegnare un altro motivo al silenzio ch'egli ha serbato sopra una questione così importante; ma questa lacuna per forzata che possa essere, non è meno deplorevole, perciò che lascia senza rimedio una condizione di cose assai nocevole alla salute degli abitanti delle stanze ammobigliate, e che potrebbe in caso di riapparizione del choléra, aumentare sensibilmente la sua influenza micidiale. Sarebbe cosa degna d'una savia amministrazione preparare fin d'ora i mezzi idonei a prevenire questa possibilità pericolosa. Il compito è difficile, senza dubbio, ma perchè non affrontarlo con coraggio, e lasciar sussistere in Parigi, senza fare alcun sforzo per distruggerli, tanti focolari d'infezione, che abbassano al livello degli animali i più immondi, gl'infelici abituati a cercarvi un rifugio per la notte? Sebbene le abitazioni, delle quali stiamo occupandoci, non offrano tutte egualmente argomento di censura e di biasimo, tuttavia le une peccano per l'agglomerazione degli alloggiati, le altre per il genere del giaciglio, le altre infine per l'assenza d'ogni ventilazione e persino per mancanza assoluta d'aria. L'agglomerazione è l'inconveniente che domina in tutte le locande dell'infima classe e rende più grave il triste risultato degli altri inconvenienti, ai quali esse vanno soggette. I venticinque o trentamila operai costruttori, che affluiscono a Parigi ogni anno da alcuni dipartimenti determinati, si raccolgono in camerate e vi si ricoverano a dormire per tutte le notti della stagione di lavoro. Molte di queste camerate, nelle quali allogiano i manovali e i muratori, sono tenute da persone del paese nativo di questi e i padroni di tali locande ve li attraggono colla loro probità riconosciuta e per le sollecitudini che hanno o mostrano di avere per i loro affittuali. Queste camerate abbondano principalmente nei quartieri dell'Hôtel de Ville pei muratori e nel Faubourg Saint-Martin pei legnaiuoli. Questi ottimi operai, per una tendenza che li distingue da tutti gli altri lavoratori, non mirano che al risparmio essi coi loro locatori trattano in modo d'ottenere per sei franchi al mese oltre l'alloggio, il bucato d'una camicia per ciascuna settimana e ogni giorno una zuppa di cui essi però debbono fornire il pane. Quanto questi operai non impiegano pel soddisfacimento dei loro bisogni generalmente limitatissimi, è risparmiato o pel mantenimento delle loro famiglie o per l'aumento del loro piccolo patrimonio. I delegati della polizia attestano unanimemente regnare l'ordine e la concordia nelle camerate degli operai costruttori e serbare essi una condotta che si potrebbe dire esemplare. Non è forse rincrescevole che questi ottimi operai dormano così agglomerati in piccole stamberghe? Avvezzi a lavorare all'aria aperta, l'angustia di tali alloggi dev'essere loro più penosa che non lo sia per altri. Così le febbri tifoidee sono troppo comuni tra loro e colpiscono talvolta delle camerate intiere. L' agglomerazione e l'insufficiente arieggiamento delle camere ammobigliate sono del pari pericolosi agli operai impiegati nelle officine e nelle manifatture. Essi infatti ogni giorno passano da un'abitazione infetta ad un opificio, che bene spesso non è meno di quella insalubre, e questi poveretti si trovano così predisposti a contrarre facilmente delle malattie contagiose. Di tutti gli individui componenti la classe povera, i cenciaiuoli e gli straccivendoli sono quelli che abitano le stamberghe più infette e più nauseanti. Si ha un bel discendere negli ultimi gradi della società, l'ineguaglianza apparisce sempre in qualche parte e gli straccivendoli (chi lo avrebbbe imaginato!) ne sono i notabili. Sono essi degli industriali un po' più economici, un po' più ordinati del resto della marmaglia e che godono d'un certo relativo benestare. Gli uni, i più scaltri, occupano una o due piccole camere che prendono a pigione per sè e per le loro famiglie; gli altri possedono un pagliericcio che loro serve per coricarsi nella camerata di cui fanno parte; ma questo possesso, spesso collettivo piuttosto che personale, è loro invidiato dai pezzenti, che dormono entro specie di truogoli sopra cenci o sopra poche manate di paglia sparsa sull'ammattonato. Gli agenti di polizia incaricati della vigilanza delle locande destinate ai cenciaiuoli, ne fanno una pittura incredibile. Ciascun alloggiato conserva presso di sè la sua bisaccia e la sua sporta, ricolme di lordure, e di quali lordure! Questi selvaggi non provano ripugnanza a comprendere nelle loro raccolte persino animali morti e a passare la notte presso questa preda puzzolenta. Quando gli agenti di polizia entrano in siffatte locande per le loro ispezioni ordinarie o per ricercarvi qualche individuo sospetto, provano una soffocazione che rassomiglia molto all'asfissia. Essi ordinano l'apertura delle imposte delle finestre, quando pure vi è modo di aprirle, e le osservazioni severe che gli agenti dirigono ai locandieri sopra questo orribile miscuglio di esseri umani e di animali in putrefazione non hanno virtù di smoverli punto. I locandieri rispondono che i loro pigionali ed ancor essi vi sono abituati. Un tratto dei costumi speciali dei cenciaiuoli, e che si potrebbe chiamare uno de'loro passatempi, consiste nel dar la caccia ai topi nei,cortili di certe case ch'essi frequentano. I cenciaiuoli attraggono i topi coll'aiuto di certe sostanze mangiereccie che mescolano ai cenci raccattati per le vie. Per fare la loro caccia collocano un mucchietto di tali cenci presso i crepacci dei muri, e quando possono supporre che i topi vi si siano annidati, sguinzagliano nel cortile certi loro cani addestrati a tale caccia e in un batter d'occhio i cenciaiuoli s'impadroniscono di parecchi topi, di cui mangiano la carne e vendono la pelle.

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