Milano in ombra - Abissi Plebi
Autore: Corio, Ludovico - Editore: - Anno: 1885 - Categoria: letteratura
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Siamo nel 1881 e un nuovo censimento fu fatto in Milano, come in tutta Italia. La statistica, questa scrupolosa analizzatrice delle cifre, dopo sei mesi dal giorno del censimento, non si perita ancora di dare il suo responso e quasi per grazia vi permette sapere che entro le mura di Milano esiste una popolazione di fatto di 214,004 persone (e chi sa davvero quanti individui, non sono se non persone o maschere nel significato latino del vocabolo) e che di queste persone sono 107,075 i componenti la turba del sesso detto per ironia forte, mentre 106,929 sono le persone appartenenti al sesso così detto gentile. Tra quest'ultime, nove su dieci sono proprio maschere per indole, per costume, per educazione. E la statistica vi farà notare in Milano un aumento normale di 4000 individui all'anno. La popolazione di Milano che nel 1871 abitava in 4622 case, nel 1881 aumentata e statisticamente riveduta s'annida in 4689 case, e si distingue in 56,934 famiglie occupanti 56,29 quartieri o appartamenti. Contansi poi 1943 individui che hanno dimora abituale negli alberghi e nelle locande e al 31 dicembre dei 1881 ve n'erano 852 che si trovavano in alberghi e locande ma solamente con dimora occasionale. Se poi a qualcuno pigliasse vaghezza di sapere quanti locali o vani trovansi nell'interno di Milano, risponderemo con una statistica particolare cortesemente mostrataci dall'assessore Cambiasi essere quelli 252,440 e di essi, al 31 marzo 1882 erano vani ealmente, perchè vuoti, ben 3459. Notiamo per incidenza che in quest'ultima cifra non sono compresi i locali di fresco fabbricati e non ancora dichiarati abitabili. In un decennio adunque la popolazione di Milano ha aumentato di 14995 persone, segno evidente che non è una città che se la dorma della grossa, come i malevoli tenterebbero far credere. Milano vive vita febbrilmente operosa di giorno, nè cessa di agitarsi la notte. Il sesso forte non s'accrebbe che di 6285 individui, mentre la volubilità e la grazia hanno trovate ben 8710 nuove sacerdotesse. Intanto i 116,909 celibi converrà ritenerli 116,909, finchè la statistica si compiacerà di dirci l'ultimo oracolo del censimento, speriamo che lo pronunci presto e soprattutto che, per l'onore della riputazione morale di Milano, ci porga questa cifra considerevolmente diminuita. Si argomenta già a quest'ora che il numero delle persone senza professione, grazie a certe distinzioni che sì vogliono fatte dalla Giunta centrale di Statistica, sarà di gran lunga minore di quello che non sia stato nel 1871. Non potendo sapere di quanto dal penultimo censimento in poi sia decresciuto il numero dei ciechi, degli analfabeti (i ciechi dell'intelligenza), dei mentecatti e degl'imbecilli, non osiamo dire se migliorata siasi la condizione delle quattromila persone che campano delle lettere, o per dirla con una frase molto nota e molto vera, col far gemere i torchii. La feccia plebea di Milano di quanti invidui adunque si compone? Non ci si accusi di soverchia pedanteria, se ancora non crediamo di poter mettere fuori una cifra in proposito. La feccia sia poi di Milano o di Parigi o di qualsiasi altra grande città, offre difficoltà grandissime allo statista che voglia distinguerla dal resto della popolazione, numerarla, classificarla. E perchè non crediate che questo sia un espediente qualunque per trarmi d'impaccio, citerò a mia giustificazione il Frégier, che fu già capoufficio alla Prefettura della Senna ed egli vi dirà: « L'Amministrazione ha tentato più d'una volta di conoscere la forza effettiva della classe oziosa , errante e depravata, di questa parte della popolazione che, a Parigi come nelle altre grandi città, forma il focolare di ciò che v'è di più abbietto, di più corrotto e di più pericoloso per la società. I suoi sforzi sono sempre stati infruttuosi, chè essa non ha giammai potuto designare precisamente gli elementi di questa classe mobile e misteriosa; essa ha voluto dividere questi elementi in categorie, per conseguire lo scopo che si proponeva; ma non ha tardato ad accorgersi che le più di queste categorie, distinte in apparenza, erano di fatto assolutamente nulle. » Dal 1810, anno in cui il Frégier ha pubblicata l'opera sua sulle classi pericolose, tale condizione di cose non ha punto mutato. E si che soffiarono sopra questo mondaccio più di quarant'anni! Ciò è davvero sconfortante.
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