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Milano in ombra - Abissi Plebi

Autore: Corio, Ludovico - Editore: - Anno: 1885 - Categoria: letteratura

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Ecco dei dati statistici i quali si possono dire archeologici , ma che non saranno per tornar utili per ragione di confronti. Portiamoci col pensiero al 1871. Le mura di Milano ricingono 794 ettare di terreno, su cui formicolano 199,009 persone. Di queste 100790 appartengono al sesso mascolino e 98,219 al femminino , la quale prevalenza fisiologica dei maschi sulle femmine venne anche, or non ha molto, posta in rilievo dal dottor Romolo Griffini nella sua relazione sul Brefotrofio della città nostra. Ebbene, su tanta popolazione non possiamo notare che 65,365 coniugati; il resto della popolazione si compone di 16,735 vedovi, ed horribile dictu! di 116,909 celibi. Si noti che un terzo della popolazione è manifatturiera, un altro terzo è occupata in altri uffici, e finalmente l'ultimo terzo, dobbiamo dirlo?... è senza professione. In quest'ultima classe lo statista distingue i non poveri e di questi sono 13,277 i maschi e 46,453 le femmine e riduce i poveri senza professione a soli 345, di cui 60 appartengono al sesso forte e 285 al sesso debole. E notisi che di questi miserabili 22 maschi e 229 femmine nacquero nel Comune; 34 maschi e 55 femmine nacquero in altro Comune del Regno; gli altri sono nati fuori dello Stato. Questi dati statistici che desumiamo dagli Atti del Censimento 1871 pubblicati dal nostro Municipio c'indurrebbero nell'opinione che in Milano la miseria è una piccola magagna da non dar pensiero, ma pure tutti gli stabilimenti di pubblica e privata beneficenza rigurgitano d'infelici, costretti con o senza loro colpa a giovarsi di queste istituzioni caritatevoli chiamate dai filantropici retorici colla pomposa denominazione di " patrimonio del povero. " Tra i dati curiosi non crediamo dover ometterne alcuni che non sono senza relazione coi nostri studi. In Milano vi è maggior movimento letterario che in qualsiasi città d'Italia, tant'è che ben 4000 persone campan la vita coi frutti del loro ingegno, come vivano poi ve lo dicano i molti figli della bohème, che discutono ogni giorno, seriamente se debbano sopprimere la colazione o il pranzo, e che vanno torturandosi il cervello per satollarsi con esempi di abnegazione e di sobrietà, non potendo nutrire il loro corpaccio con qualcosa di più concreto e di più sostanzioso. Vita poetica è quella della bohème! Ma come potrebbe avvenire altrimenti in una città nella quale vi sono 286 mentecatti, 314 imbecilli , 453 ciechi, migliaia e migliaia d'affaristi, che non leggono altro che il loro libro mastro e 45,613 individui che non sanno leggere nè scrivere? Inoltre i 5799 individui che hanno dichiarato nella scheda di censimento di saper soltanto leggere è certo che altro non leggono tranne il lunario e la cabala del lotto e questi per vero dire aumenteranno di ben poco il commercio librario, il che può dirsi ancora di moltissimi indefessi lettori di opere prese a prestito dagli amici e dai conoscenti. Ma la feccia?... È difficile l'affermare il numero preciso delle persone che la compongono. Dalle statistiche ufficiali questo non si può rilevare(1).

Nei più bassi gradi della classe operaia riscontrasi qualche tipo individuale che potrebbe essere preso per il trait d'union fra il popolo e la plebe. Il barabba, che è l'operaio corrotto, litigioso e beone, o come altrimenti il direbbero i toscani, sbarazzino, può facilmente trasformarsi in lôcch; quindi la somma di questi è un po' incerta. Alcuni la pretendono ingente, altri la riducano entro limiti più ristretti, ma tanto i primi che questi partono da criteri particolari, e perciò il loro giudizio s'allontana dal vero. Il lôcch di solito, nasce in un Brefotrofio, passa l'adolescenza nel Riformatorio, si sviluppa e vive nel carcere e muore all'ospitale. Tra l'uno e l'altro stadio di vita passa i giorni nel postribolo, nella taverna o sulla piazza.

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