Racconti 1
Autore: Capuana, Luigi - Editore: Salerno Editrice - Anno: 1877 - Categoria: letteratura
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A Fasma Carissima Fasma, Sono molto seccato. Figurati! Dovrò restar qui probabilmente altri tre giorni. Il signor Bucci, senza dubbio, è un cliente gentilissimo: i suoi affari però sono cosí imbrogliati che io rinuncierei volentieri a esserne l'avvocato. Da due giorni non respiro altro che polvere di cartacce vecchie e muffite. Il tanfo di questo suo arruffatissimo archivio di famiglia è qualcosa di cosí nauseante, che oggi ho deciso di lavorare su la terrazza, all'aria aperta, al sole, per non buscarmi un malanno. Quando sarò di ritorno, prima di abbracciarti, dovrò prendere per lo meno un paio di bagni. Son o ridotto in uno stato! ... Lavoro dalle otto del mattino alle tre di sera. Alle undici, colazione. Alle quattro, pranzo. Il signor Bucci m'ingozza come un tacchino da ingrassare. Si è fatto prestare il cuoco dal sindaco; questo però non vuol dire che io mangi bene. Ho il palato già guasto. Troppo unto e troppo pepe. Intanto non posso far dispiacere al mio gentilissimo cliente che spende un occhio della testa per trattare, come merita, il suo egregio signor avvocato! ... È lui che parla. Per fortuna, sapendo di farmi cosa grata, mi domanda spesso di te. Non ti conosce neppur di vista, ma sa che sei una bella ed ottima signora. Bella! Capisci? E ti prepara un regalo di formaggi e di salami. Questi suoi salami sono eccellenti; io ne mangio a tutto pasto. Ma che noia! Alle dieci qui si va a letto, ed io faccio come gli altri. Sono già diventato un dormiglione. L'abitudine del sonno si prende subito; non lo credevo. E dormo placidamente i miei sonni di giusto, sognando il paradiso. Il mio paradiso, s'intende, è quell'angolo di terra dove trovasi certa persona che tu forse conosci, bella ed ottima signora ... come dice il signor Bucci. Eh? Sono anche troppo galante in qualità di marito. La verità è che la lontananza mi fa un effetto stranissimo. Provo tenerezze che non supponevo piú possibili; il mio sentimentalismo si ridesta. Sarei capace di tornar a scriverti una di quelle famose lettere di cinque anni fa, quando eravamo innamorati come due matti e facevamo tante sciocchezzine. No, voglio recitare convenientemente la mia parte; un marito dev'essere serio. Per questo depongo un castissimo bacio sulla gota della mia cara metà (stile coniugale), e con mille baci per Lillí mi sottoscrivo tuo Oreste. A Giorgio B*** Verrai o non verrai? Cioè, verrete o non verrete? Noi staremo qui altri tre giorni soli. Se vi decideste! Sarebbe una festa per Gilda e per me. Gilda esclama a ogni po': - E Fifina non viene! - È arrabbiata con te; dice che sei tu, orso, che non vuoi condurla perché in fatto di amore tu ami soltanto i duetti. Se è vero, non hai torto. Come si sta bene qui! Mi par di essere uno studente scappato in campagna con la sua sartina. Non contavo di divertirmi tanto e con cosí poco. Ridiamo dalla mattina alla sera. Ho dimenticato la città, i miei affari, ogni cosa! ... Voglio ritemprarmi un pochino. Ne avevo bisogno; mi sentivo diventare cretino. Con mia moglie è andata benissimo. Sono stato un commediante di prim'ordine, sublime a dirittura. Arriva la tua lettera, cioè quella del signor Bucci da me inventato. Io la sgualcisco, la strizzo, faccio le finte di volerla stracciare. "Perché? - mi domanda Fasma. - Qualche cattiva notizia? ..." "Una seccatura!" rispondo io. E comincio a declamare contro quel povero signor Bucci, gli do dell'imbecille, lo mando al diavolo: "No, non voglio andare da lui; non sarei andato neanco per un milione. Gli avrei scritto, a volta di corriere: "Si provveda di un altro avvocato"". Allora Fasma cerca di rabbonirmi, di persuadermi, ed io resisto, accampando scuse magre, per lasciarmi vincere facilmente. "Capisco, è un ottimo affare; ma ... andarmi a seppellire per una settimana in un paesetto ... E poi non vi voglio lasciar sola ..." Non ti sembra di udirmi? "Se non c'è altra ragione! ..." Insomma, una vera commedia. La mattina della partenza però passai un brutto quarto d'ora. Mia moglie volle accompagnarmi alla stazione dove Gilda doveva aspettarmi. Gilda è cosí imprudente! ... Entriamo nella sala. Gilda è la con la cameriera, presso lo sportello dei biglietti. Vedendo che non sono solo, spalanca tanto d'occhi e mi guarda, mi guarda ... Io le faccio un accenno, con le labbra; fortunatamente ella capisce. Allora presi coraggio e dissi a Fasma: - Meno male! Viaggerò in ottima compagnia -. Quando si dice: - Oh i mariti! - perché non si accorgono di nulla. Oh le mogli! Sono anche peggio. Sai che mi rispose Fasma, sorridendo? - Bonne chance! - E il suo augurio non è fallito. Se tu ci vedessi, Gilda e me! Sembriamo due ragazzi; ruzziamo tutto il santo giorno. Questo diavoletto ha impudenze che mi fanno rabbrividire; ha ingenuità che mi fanno strabiliare. Se volesse, potrebbe farmi perdere il giudizio. Tu dirai che l'ho già perduto. - No, perché, vedi? rifletto ancora. Vuoi che te la dica? Tu mi annoi. Ti veggo sempre dinnanzi a me col tuo sorrisino da scettico malizioso, con le osservazioni da uomo che si compiace di mettere gli altri in imbarazzo. Quest'ostinarti a non venire qui con la tua amante, per una partita di piacere in quattro che sarebbe una delizia, questo non venir quassú neppure per un solo giorno - avevi promesso per quattro! - te lo giuro, mi fa rabbia. Mi ha l'aria d'un rimprovero, che so io? d'una di quelle tue feroci canzonature che spesso diventano in sopportabili ... Insomma, verrai o non verrai? In questo momento Gilda è fuori, nel prato. È un po' abbrunita dal sole. Ha preso una tinta dorata meravigliosa, che la rende irresistibile con quegli occhioni. È matta per la campagna, e vorrebbe restarvi un'altra settimana. Oh, io vi resterei un mese, sei mesi, un anno intero con lei! ... Ma! ... Se non ci fossero questi maledettissimi ma, la vita sarebbe una gran bella cosa. Ecco Gilda che rientra. È carica di fiori selvatici e mi riempe la stanza del delizioso odore delle erbe fresche. Mi dice che vuol mettere un poscritto a questa lettera; le cedo la penna. Brutto orso! ... Gilda. Ho scancellato due parole. Certe cose si possono dire, ma scriverle non è permesso; è una delle poche ipocrisie che rispetto. Vieni, se hai coraggio, a sentirtele dire sul muso. Oreste. A Fasma Carissima Fasma, ritornerò domani. Non ti posso precisare se di mattina o di sera, perché questo dipende dal signor Bucci che ha preso gusto ad avermi qui, e non vorrebbe lasciarmi andare. Io però ne sono stufo; non di lui, pover'uomo! che è buono, affabilissimo, anche troppo; ma della polvere delle sue cartacce e del tanfo del suo archivio ... Oh, se sono stufo! Già te ne avvedrai; porto sul volto i segni delle sofferenze di questi giorni, malgrado i grassi pranzi che il mio cliente mi ha imbanditi. L'uomo non vive di solo pane. Ed io ho bisogno di tutt'altro; dei tuoi baci, delle tue carezze. Sai? Mi sono accorto in questa lontananza che tu mi hai avvezzato male, molto male; e quando uno è avvezzato male! ... A proposito. Ti ricordi di quella bella creatura veduta alla stazione la mattina della mia partenza? Io ti dissi: "Viaggerò in buona compagnia!" E tu rispondesti: "Bonne chance"? - La bella creatura montò nello stesso vagone dove ero io - aspetta un momentino, prima d'ingelosirti - e dietro a lei un signore d'una certa età, piuttosto vecchiotto ... Bonne chance? Invece, per metà del viaggio, ho dovuto reggere il candeliere a quei due amanti che si facevano mille moine in un angolo, senza nessun riguardo per me! E il vecchietto imbecille, di tanto in tanto, mi guardava e sorrideva. Alla prima fermata cambiai vagone. Certi spettacoli indegnano ... E vogliono darci a intendere che nelle ferrovie ci siano degli ispettori a posta. Si vede! ... ... ... ... ... ... tuo Oreste. Roma-Napoli, 1882-1883@. 1882-1883.
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